Wall Street recupera terreno: il calo del petrolio rilancia gli indici
I mercati azionari statunitensi tornano a salire nella sessione di martedì, con l’S&P 500 che si avvicina al record storico di 7.272,52 punti. Il movimento rialzista è alimentato dal ritracciamento delle quotazioni petrolifere: il WTI di giugno ha perso circa il 3% scendendo poco sopra i 102 dollari al barile, mentre il Brent spot ha ceduto circa il 2% portandosi vicino ai 111 dollari.
Il catalizzatore positivo arriva dalla conferma da parte delle autorità statunitensi del regolare transito delle navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per circa il 20% del greggio mondiale. Questa rassicurazione ha alleggerito le pressioni inflazionistiche sull’equity, permettendo al Nasdaq di guadagnare l’1,01% e segnare un nuovo massimo intraday, mentre il Dow Jones ha aggiunto circa 250 punti.
Il petrolio resta la variabile chiave per i mercati
La giornata di lunedì era stata particolarmente difficile: il lancio di droni e missili iraniani contro gli Emirati Arabi Uniti aveva fatto schizzare il greggio e provocato un sell-off generalizzato. Martedì lo scenario si è ribaltato grazie alle notizie rassicuranti sul transito navale.
Una correlazione sempre più stretta
La relazione inversa tra petrolio ed equity si sta dimostrando particolarmente intensa in questa fase. Quando il greggio sale, gli indici azionari subiscono immediatamente le ripercussioni attraverso i timori inflazionistici e la pressione sui margini aziendali. Quando il petrolio ripiega, gli stessi listini ricevono un sollievo altrettanto rapido. Il petrolio rimane la variabile più rilevante per il sentiment di breve periodo.
Stagione delle trimestrali: le sorprese positive sostengono i fondamentali
Pfizer ha battuto le stime sia su utili che su ricavi, confermando la guidance per l’intero anno e registrando un lieve apprezzamento. Anheuser-Busch InBev si è distinta con un balzo di circa l’8%, grazie a risultati che indicano una domanda solida e in crescita.
Il flusso costante di trimestrali superiori alle attese sta offrendo agli investitori un solido motivo per concentrarsi sui fondamentali, anche in un contesto in cui le tensioni geopolitiche generano volatilità.
Titoli sotto i riflettori
Intel: rally del 14% sui rumor della partnership con Apple
Intel Corporation ha messo a segno un rally spettacolare del 14%, raggiungendo un nuovo massimo storico, dopo le indiscrezioni secondo cui Apple sarebbe in trattativa con Intel e Samsung per produrre chip negli Stati Uniti. Se confermata, l’operazione rappresenterebbe un riassetto strategico della supply chain di Apple, riducendo la dipendenza da Taiwan Semiconductor.
Il titolo Intel ha più che raddoppiato il proprio valore da aprile, sostenuto dalla domanda legata all’intelligenza artificiale e dall’espansione delle partnership strategiche nel settore semiconduttori.
Palantir: crescita record ma il titolo cede il 3%
Palantir Technologies ha perso circa il 3% nonostante una crescita robusta e una guidance rivista al rialzo. I ricavi sono aumentati al ritmo più rapido dall’IPO della società, ma le aspettative del mercato erano già pienamente prezzate e gli investitori hanno approfittato della forza del titolo per realizzare profitti.
Analisi tecnica dell’S&P 500
L’S&P 500 si trova in posizione favorevole per testare il record storico a 7.272,52. La rottura di questo livello segnalerebbe la ripresa del trend rialzista primario.
Compressione dei prezzi: un segnale da monitorare
Nonostante il trend ascendente, l’azione dei prezzi mostra una compressione progressiva, possibile indicazione che alcuni investitori stanno vendendo sui rialzi per monetizzare i guadagni accumulati.
I principali range minori da monitorare sono:
- Primo range minore: 7.272,52 – 7.174,12, con pivot di supporto a 7.223,32
- Secondo range minore: 7.107,86 – 7.272,52, con pivot a 7.190,19
- Terzo range minore: 7.046,55 – 7.272,52
Il fatto che i pivot siano in progressione crescente conferma il trend rialzista. Un loro cedimento, tuttavia, segnalerebbe un cambio di momentum.
Swing bottom e linee di tendenza
Un indicatore ancora più affidabile rispetto ai pivot è rappresentato dal cedimento degli swing bottom a 7.174,12, 7.107,86 e 7.046,55. L’ultima rottura di uno swing bottom risale al 26 marzo: data la lunghezza dell’attuale fase rialzista, il prossimo eventuale segnale ribassista potrebbe assumere particolare rilevanza.
Un ulteriore campanello d’allarme è il passaggio sotto la linea di tendenza tracciata dal minimo a 6.790,02. Nelle prime fasi del rally, l’S&P 500 saliva a un ritmo medio di circa 32 punti al giorno; dato aggiornato a lunedì, il ritmo è sceso a 26 punti al giorno. La prossima trend line significativa si colloca approssimativamente a 7.143,00.
Cosa monitorare nelle prossime sessioni
Il record a 7.272,52 rappresenta il livello chiave che indicherà se i compratori aggressivi sono nuovamente in controllo. Una rottura con convinzione confermerebbe la prosecuzione del trend rialzista; uno stallo a ridosso di questa soglia trasformerebbe la compressione dei prezzi nel tema dominante.
I pivot a 7.223,32 e 7.190,19 rappresentano i livelli di supporto da osservare in caso di pullback.
Le due condizioni per il proseguimento del rialzo
I titoli legati al petrolio e le trimestrali continueranno a guidare il sentiment. Il mercato ha dimostrato di saper gestire l’incertezza geopolitica a due condizioni: il greggio deve restare sotto controllo e le aziende devono continuare a battere le aspettative. Entrambi i fattori hanno tenuto martedì, ma nessuno dei due è garantito per le sessioni successive.
