Mercati valutari sotto pressione: il dollaro recupera terreno mentre la tregua in Medio Oriente si incrina

Il dollaro americano mostra oggi un tono leggermente più solido nei confronti della maggior parte delle valute principali. Le nuove ostilità nel conflitto mediorientale hanno smorzato le speranze di un cessate il fuoco duraturo, sebbene episodi di tensione di questo tipo non siano insoliti in fasi negoziali così delicate.

Su Polymarket, la probabilità che lo Stretto di Hormuz rimanga aperto entro fine giugno è scesa al 45% circa, dal picco di quasi il 60% registrato a fine settimana scorsa. Il Brent con scadenza agosto sta limando parte del calo di quasi il 6,8% di ieri, ma resta principalmente sotto i 97 dollari al barile. Il WTI di luglio si attesta poco sotto i 92 dollari, dopo aver chiuso la settimana scorsa intorno ai 96,60 dollari.

Quadro delle valute G10

Euro/Dollaro: consolidamento sopra 1,1620

L’euro è stato sospinto al rialzo ieri nelle prime contrattazioni asiatiche, sull’onda dell’ottimismo per un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran. La chiusura settimanale si è collocata leggermente sopra 1,1600 dollari, senza che la valuta scendesse sotto 1,1620 nella seduta di ieri. Nonostante le notizie sugli scontri USA-Iran, l’euro tratta oggi in modo composto, mantenendosi al di sopra del minimo di ieri. Il massimo della settimana scorsa è stato poco oltre 1,1660, mentre i guadagni di ieri si sono arrestati davanti a 1,1655. Opzioni per 2,2 miliardi di euro a strike 1,1650 scadono oggi. Un superamento del massimo settimanale incontrerebbe il prossimo ostacolo nell’area 1,1680-90.

Dollaro/Yen: tono fermo verso JPY159,25

Il dollaro ha toccato il picco settimanale vicino a JPY159,35, chiudendo poco sotto JPY159,20. Oggi appare solido contro lo yen, raggiungendo quasi JPY159,25, e si mantiene sopra il minimo di ieri (~JPY158,75). Il primo supporto si individua attorno a JPY158,50-60, con un’eventuale rottura che potrebbe puntare all’area JPY158.

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Sterlina: test del livello 1,3500

La sterlina ha superato ieri quota 1,3500 dollari, toccando un massimo di sette sedute (~1,3510). Il livello di ritracciamento del 61,8% delle perdite del mese si colloca poco sopra 1,3520. Un superamento di tale soglia potrebbe innescare un ulteriore rialzo di mezzo cent nel breve termine. Oggi la divisa britannica consolida all’interno del range di ieri, con primo supporto attorno a 1,3465.

Dollaro canadese e tensioni commerciali

In un contesto di debolezza del biglietto verde, il dollaro canadese è risultato il fanalino di coda tra le G10, guadagnando meno dello 0,1%. La corona norvegese, più sensibile alle dinamiche petrolifere, è salita di oltre il doppio. Il dollaro USA si è arrestato prima del weekend vicino a CAD1,3825 e oggi oscilla tra CAD1,3800 e CAD1,3815. Il mercato ha reagito tiepidamente all’inasprimento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Canada: Ottawa ha portato dal 5% al 15% la quota di ricavi dei servizi di streaming da destinare alla produzione locale.

Dollaro australiano in pressione rialzista

La serie di sedute “inside” è stata messa alla prova ieri, con l’aussie che ha raggiunto 0,7175 dollari, massimo di tre sedute. Il massimo della scorsa settimana si avvicinava a 0,7185, livello prossimo alla media mobile a 20 giorni.

Mercati emergenti: peso e yuan protagonisti

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Peso messicano sostenuto dal surplus commerciale

Il clima di risk-on e un surplus commerciale superiore alle attese hanno spinto ieri il peso messicano al miglior livello in sei sedute. Il dollaro è sceso a MXN17,2440 e oggi si consolida tra MXN17,2725 e MXN17,3085. Il supporto più vicino è individuato attorno a MXN17,20.

Yuan offshore ai minimi triennali

Il calo generalizzato del dollaro lo ha fatto scendere ieri a un nuovo minimo triennale contro lo yuan offshore, a quasi CNH6,78. Per la terza volta in sei sedute, il biglietto verde è arretrato dello 0,20% o più, segnalando una lieve accelerazione del trend. Il minimo di inizio 2023 (~CNH6,6975) rappresenta la prossima area tecnica rilevante. La PBOC conferma il proprio assenso, fissando il tasso di riferimento del dollaro a un nuovo minimo triennale (CNY6,8318 ieri, CNY6,8288 oggi).

Rupia indiana: recupero interrotto

La combinazione tra short squeeze, alimentato dalle voci di pesanti interventi della scorsa settimana, e il calo del petrolio ha esteso il recupero della rupia. Il dollaro ha toccato un minimo di due settimane (INR95,1150), chiudendo ieri sotto la media mobile a 20 giorni per la prima volta dal 20 aprile. Oggi, però, il rialzo del greggio e il ritracciamento di azioni e obbligazioni indiane hanno spinto la rupia al ribasso.

Azionario, tassi e materie prime

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Borse: rally europeo a rischio interruzione

I listini Asia-Pacifico hanno registrato ieri il terzo rialzo consecutivo, la sequenza più lunga in oltre un mese. Le prese di profitto hanno fatto retrocedere oggi gran parte dei mercati della regione, con le eccezioni del Kospi sudcoreano (+2,55%) e del CSI 300 cinese (~+0,55%). Lo Stoxx 600 europeo, reduce da sei sedute positive — il rally più lungo in un anno — cede oggi circa lo 0,3% in apertura. I futures sugli indici USA sono in territorio positivo (+0,50%/+1,0%).

Obbligazionario: rendimenti in lieve rialzo

I rendimenti decennali di riferimento sono scesi marcatamente ieri, con il JGB giapponese in calo di quasi 5,5 punti base, gli antipodei di 4-5 pb e i benchmark europei di 10-12 pb. Oggi il quadro si inverte parzialmente: il JGB sale di quasi 2 pb, l’australiano di 3 pb e i titoli europei salgono di 2-4 pb. Il rendimento del Treasury decennale USA scende invece di oltre 6 punti base, attestandosi poco sotto il 4,50%.

Oro, argento e petrolio

L’oro ha accompagnato ieri il rialzo del risk-on, toccando brevemente 4.580 dollari, massimo di quattro giorni. Oggi è in ripiegamento, scendendo fino a circa 4.512 dollari prima di stabilizzarsi. L’argento ha superato ieri 78,80 dollari, ma non è riuscito oggi a mantenere quota 78,50, scendendo fino a 75,65 nella sessione europea. Il WTI luglio ha aperto in gap ribassista ieri, scivolando a quasi 89,40 dollari prima di stabilizzarsi. Il rischio di escalation in Medio Oriente ha riportato oggi il contratto attorno a 93,65 dollari.

Agenda macroeconomica e dati in arrivo

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Stati Uniti: focus su survey e fiducia dei consumatori

L’agenda statunitense odierna prevede diverse indagini, tra cui il Chicago Fed National Activity Index di aprile, l’indagine non-manifatturiera di maggio della Philadelphia Fed, l’indagine manifatturiera della Dallas Fed e il sondaggio sulla fiducia dei consumatori del Conference Board, particolarmente seguito dagli operatori. Vengono diffusi anche i prezzi delle abitazioni di marzo: dopo l’aumento nella seconda metà del 2025, i prezzi si sono stabilizzati nei primi due mesi del 2026.

Messico: surplus commerciale e USMCA

Il Messico ha riportato ieri dati commerciali di aprile con un surplus di 4,5 miliardi di dollari, ben superiore a qualsiasi previsione del sondaggio Bloomberg. Da inizio anno fino ad aprile, le esportazioni messicane sono cresciute di quasi il 22% annuo, mentre le importazioni del 20%. Il rapporto sull’inflazione della banca centrale è atteso domani. Ieri si è inoltre svolto il primo round di negoziati bilaterali per la revisione dell’USMCA.

Australia e India: pressioni inflattive

L’Australia pubblicherà domani i dati CPI di aprile. I sussidi governativi hanno riportato i prezzi della benzina ai livelli pre-conflitto, con un impatto di un punto percentuale sull’inflazione headline; il rientro di aprile potrebbe annullarne circa la metà. In India, ieri le stazioni di servizio statali hanno aumentato per la quarta volta in dieci giorni i prezzi di benzina e diesel, portando l’incremento cumulativo rispettivamente al 7,8% e all’8,6%, con i prezzi ai massimi quadriennali.