Wall Street tra rimbalzo dei semiconduttori e rischi geopolitici
I titoli dei semiconduttori guidano il recupero di Wall Street nella sessione di giovedì, dopo una settimana caratterizzata da pesanti vendite. L’iShares Semiconductor ETF (SOXX) avanza del 3%, trainato dai rialzi di Micron Technology, Advanced Micro Devices e Intel.
Il rimbalzo, tuttavia, mostra limiti evidenti. Il presidente Donald Trump ha pubblicato su Truth Social l’intenzione di attaccare l’Iran “MOLTO DURAMENTE QUESTA NOTTE”, annunciando che gli Stati Uniti prenderanno il controllo dell’isola di Kharg e di altre infrastrutture petrolifere iraniane. Nonostante la retorica aggressiva, i futures sul WTI si mantengono pressoché invariati attorno a 89 dollari al barile.
I principali indici a metà sessione
- S&P 500: +0,53%
- Nasdaq Composite: +0,69%
- Dow Jones Industrial Average: +326,78 punti (+0,65%)
Analisi tecnica dell’indice S&P 500
L’S&P 500 mostra una performance contrastante poco dopo l’apertura di giovedì e, per la seconda seduta consecutiva, opera all’interno dell’ampio range di martedì. Si tratta di un chiaro segnale di indecisione degli investitori e di volatilità in arrivo.
Secondo il daily swing chart, il trend resta ribassista. La domanda chiave è se ci sia ulteriore spazio per la discesa prima che gli investitori individuino valore, oppure se assisteremo a un rapido ritracciamento utile a definire un secondary lower top.
Livelli chiave da monitorare
Il primo supporto rilevante è rappresentato dalla media mobile a 50 giorni a quota 7.228,89, mentre la media mobile a 200 giorni si colloca molto più in basso, a 6.876,72.
Il range di breve termine si sviluppa tra 7.620,90 e 7.237,85. La zona di ritracciamento 7.429,38 – 7.474,57 rappresenta il target rialzista più vicino e riveste importanza strutturale: se i venditori entreranno in questa fascia, si formerà un secondary lower top e gli short potranno spingere il mercato al ribasso. Una rottura di 7.237,85 potrebbe innescare l’accelerazione.
Il range di lungo termine, da 6.316,91 a 7.620,90, individua una zona di valore tra 6.968,90 e 6.815,03, area che probabilmente attrarrà nuovi compratori. Anche la media mobile a 200 giorni si trova all’interno di questa fascia, raddoppiandone la rilevanza tecnica.
Oracle crolla del 12% ma il Nasdaq tiene
Oracle perde il 12% dopo l’annuncio di un piano per raccogliere 20 miliardi di dollari tramite offerte equity e debito, destinati a finanziare l’infrastruttura per l’intelligenza artificiale. Il mercato ha penalizzato la diluizione, non la strategia. Gli impegni di spesa in AI nel settore sono enormi e gli investitori iniziano a chiedersi se i ritorni giustifichino i costi.
Nonostante il peso di Oracle, il Nasdaq ha proseguito al rialzo grazie alla forza dei semiconduttori. Il bid sui chip appare reale, ma resta da capire se durerà oltre la singola sessione. Ogni rimbalzo di questa settimana è infatti svanito rapidamente: il recupero del 6% del SOXX di lunedì era già stato azzerato martedì.
PPI: titolo caldo per l’energia, core sotto le attese
Il Producer Price Index è salito dell’1,1% a maggio, contro attese dello 0,7%. L’inflazione annuale all’ingrosso ha toccato il 6,5%. Il dato titolo appare preoccupante, ma i dettagli raccontano una storia diversa.
Il Core PPI è cresciuto dello 0,4%, sotto le previsioni dello 0,5%. La maggior parte della pressione sul dato headline è arrivata dall’energia: i prezzi all’ingrosso della benzina sono balzati del 23,4%, mentre i costi energetici complessivi sono saliti del 10,7%. Il conflitto con l’Iran sta alimentando l’impennata energetica, esattamente come ha spinto il CPI di mercoledì oltre il 4%.
Implicazioni per la Fed
Il mercato sta leggendo oltre il dato titolo, focalizzandosi sul core. Un’inflazione core sotto le attese fornisce alla Federal Reserve una ragione in meno per inasprire la politica monetaria, sostenendo l’equity insieme al rimbalzo dei chip. Per i rialzisti, un headline caldo accompagnato da un core morbido rappresenta lo scenario migliore possibile in vista del FOMC della prossima settimana.
La retorica di Trump sull’Iran si fa più aggressiva
Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti attaccheranno l’Iran “MOLTO DURAMENTE QUESTA NOTTE”, spingendosi a parlare di un controllo americano sull’isola di Kharg e su altre infrastrutture petrolifere iraniane. Il U.S. Central Command ha confermato l’esecuzione di ulteriori attacchi a tarda sera di mercoledì su ordine del presidente.
Eppure il WTI resta stabile attorno a 89 dollari al barile. Il mercato del greggio non sta reagendo come ci si attenderebbe: o i trader non credono alla minaccia, o hanno già prezzato un certo livello di escalation. In entrambi i casi, la stabilità del petrolio mentre il presidente minaccia di sequestrare infrastrutture petrolifere rappresenta una disconnessione che merita attenzione.
I capitali si muovono oltre i chip
Victoria Fernandez, chief market strategist di Crossmark Global Investments, ha sottolineato che gli investitori stanno cercando modi per bilanciare l’elevata esposizione al tech. I flussi si stanno dirigendo verso farmaceutico e biotecnologie nell’healthcare, oltre che verso financials ed energy. Settori rimasti indietro per tutto l’anno tornano sotto i riflettori.
La rotazione non significa che il trade sull’intelligenza artificiale sia finito, ma segnala un ampliamento del mercato dopo una settimana che ha mostrato quanto sia pericoloso il posizionamento concentrato. Venerdì scorso il SOXX ha perso il 10% in una sola seduta: i portafogli con allocazioni del 40% sui chip hanno ricevuto un duro promemoria sul concentration risk. La diversificazione torna al centro del dibattito.
Cosa monitorare nelle prossime sessioni
I semiconduttori reggono la sessione di giovedì, ma il pattern settimanale è stato caratterizzato da rimbalzi di una giornata falliti il mattino successivo. Il +3% del SOXX necessita di conferma venerdì per avere un significato concreto.
SpaceX al debutto
Venerdì SpaceX debutterà con una valutazione di 1,8 trilioni di dollari. L’evento potrebbe liberare i capitali in attesa di allocazione, oppure drenare ulteriore liquidità dalle posizioni esistenti se la domanda risultasse superiore alle attese.
Il fattore Iran e il petrolio
La retorica di Trump sull’Iran rappresenta il principale fattore imprevedibile. Il petrolio resta piatto nonostante le minacce su Kharg Island, ma se questa notte verranno effettivamente colpite infrastrutture petrolifere iraniane, il greggio si muoverà e l’equity seguirà.
Scenario operativo sull’S&P 500
L’S&P 500 necessita di vendite nella zona di ritracciamento 7.429,38 – 7.474,57 per confermare il secondary lower top. In assenza di pressione ribassista in quest’area, le probabilità di un sell-off più profondo si riducono. Sotto quota 7.237,85, le vendite acceleranno verso la media mobile a 50 giorni a 7.228,89 e, in seconda battuta, verso la value zone 6.968,90 – 6.815,03, dove transita la media mobile a 200 giorni.
Il rimbalzo di giovedì è costruttivo, ma un singolo recupero dopo una settimana di vendite non costituisce un’inversione di trend. La conferma arriverà solo da segnali di follow-through nelle sedute successive.

