Un sentiment di mercato tornato fragile
La propensione al rischio si è nuovamente deteriorata. Se nella seduta precedente le trimestrali avevano offerto sostegno agli indici, oggi un diverso blocco di risultati societari — in particolare nel comparto legato all’intelligenza artificiale — ha riacceso i dubbi degli investitori. Il risultato è un arretramento generalizzato dell’equity e un ritorno dei flussi difensivi sul mercato valutario, dove yen e franco svizzero guidano i guadagni tra le principali divise.
Parallelamente, le tensioni sul mercato obbligazionario europeo non si allentano: gli spread dei Paesi periferici rispetto al Bund tedesco si sono ulteriormente allargati. L’euro resta il fanalino di coda del G10 ed è stato respinto in area 1,1255 dollari.
Il nodo Francia e il verdetto di Moody’s
Il focus resta su Parigi. Moody’s, che assegna alla Francia un rating due gradini sopra quelli di S&P e Fitch con outlook negativo, comunicherà domani l’esito della revisione. Un downgrade appare ormai inevitabile e non si può escludere un taglio di due notch per riallineare il giudizio a quello delle altre agenzie. Il premio al rischio francese continua ad ampliarsi e il contagio, come di consueto, colpisce per primi i Paesi con fondamentali fiscali già fragili. Si tratta di una situazione instabile, priva al momento di una via d’uscita politica credibile nel breve periodo.
Valute G10: dove si muovono i flussi
Euro/Dollaro
Ieri l’euro si è mosso in un intervallo di appena un quarto di centesimo sotto 1,1240, con un modesto nuovo massimo registrato nel pomeriggio newyorkese. Nella sessione asiatica odierna ha toccato 1,1255, ma la pressione sui titoli di Stato francesi lo ha riportato verso i minimi di giornata in area 1,1215. È la terza volta in cinque sedute che la fascia 1,1260-1,1270 respinge i rialzi. La media mobile a 20 giorni transita a 1,1245 e la divisa unica non chiude sopra tale soglia dal 9 settembre. Considerato il differenziale di tasso sfavorevole — essere lunghi di dollari offre un carry positivo — l’euro deve ancora dimostrare la propria forza. Oggi scadono opzioni per quasi 2 miliardi di euro a 1,1200.
Dollaro/Yen
Il biglietto verde ha ceduto contro yen dopo cinque sedute trascorse a cavallo di quota 158. Il calo dei rendimenti USA e lo smontaggio delle coperture corte sullo yen associate a posizioni lunghe sull’equity giapponese hanno spinto il cambio fino a 156,75, nuovo minimo mensile. Oggi scadono opzioni per circa 1,5 miliardi di dollari a 157,50, elemento che può aver amplificato il movimento. La rottura di 156,70 aprirebbe la strada verso 156,00.
Sterlina
Il cable ha consolidato nella parte alta del range di martedì, muovendosi in poco più di un quinto di centesimo attorno alla chiusura a 1,3380. Per la seconda seduta consecutiva ha chiuso sopra la banda di Bollinger superiore (oggi a 1,3390), segnale di un mercato tirato dopo il rally di 2,7 centesimi in cinque sedute. Oggi ha toccato quasi 1,3420 prima di fermarsi. L’area 1,3400 coincide con il ritracciamento del 50% della discesa dal massimo di fine agosto (circa 1,3675) al minimo di metà ottobre (circa 1,3135), oltre che con i massimi del consolidamento di settembre. Il successivo obiettivo si colloca intorno a 1,3470.
Dollaro canadese
Dopo un apprezzamento di quasi il 2% in cinque sedute, il loonie ha consolidato. Il dollaro USA si è mosso entro 20 pip dalla chiusura di martedì, tra 1,4040 e 1,4080, per poi scendere oggi a 1,4015, minimo di un mese. Il supporto psicologico è a 1,4000, mentre l’obiettivo tecnico di ritracciamento si trova a 1,3965.
Dollaro australiano
L’aussie ha esteso il recupero fino a 0,7035, nuovo massimo del mese, con le medie mobili a 5 e 20 giorni che si sono incrociate per la prima volta da metà settembre. Oggi un marginale nuovo massimo è stato seguito da un ripiegamento verso 0,7005 per effetto del clima risk-off.
Mercati emergenti sotto pressione selettiva
Peso messicano
Il peso ha segnato nuovi minimi dell’anno, con il dollaro salito fino a 18,73 ieri e quasi 18,8150 oggi. La chiusura solida del biglietto verde suggerisce che il movimento non sia esaurito: un test dell’area 19,00 non appare irragionevole. Mancano ancora segnali di esaurimento o pattern di inversione.
Yuan e rupia indiana
Il dollaro resta pesante contro lo yuan offshore, sceso oggi a 6,6715, nuovo minimo pluriennale. Il fixing ufficiale è stato fissato a 6,7195 (da 6,7192). In India, i flussi azionari esteri legati all’IPO di Jio Platforms, uniti a nuove misure che hanno reso più oneroso lo short sulla rupia, avevano sostenuto il cambio: dal massimo storico sfiorato a inizio mese vicino a 97, il dollaro era sceso sotto 94,42, minimo dal 7 settembre. Con l’esaurirsi dei flussi e il rialzo del greggio, oggi si è formata una potenziale key reversal rialzista: nuovo minimo a 94,3225 e successivo recupero fino a 94,9425, sopra il massimo precedente.
Azionario, obbligazionario e materie prime
Equity: l’AI torna a pesare
Il Nasdaq Composite aveva toccato ieri un massimo di cinque sedute con chiusura solida, mentre il Philadelphia Semiconductor Index aveva registrato la migliore chiusura in quattro giorni. Oggi, però, trimestrali deludenti hanno trasformato i titoli legati all’AI nei protagonisti delle vendite. La Corea del Sud ha perso il 3,5%, trascinando al ribasso l’Asia-Pacifico; anche lo Stoxx 600 europeo, poco esposto al tech, cede oltre l’1%. I futures sul Nasdaq 100 arretrano dell’1,8%, quelli sull’S&P 500 circa l’1%.
Obbligazionario
Il rendimento del Treasury decennale si è mosso con poca volatilità attorno al 5,10% ieri, per scendere ora verso il 5,06%. In Europa, invece, le tensioni restano evidenti con l’allargamento dei premi al rischio, a partire dalla Francia.
Metalli preziosi
Lo stress sul debito europeo non ha sostenuto l’oro, scivolato a un nuovo minimo di due settimane poco sotto 4.067 dollari. La rottura di quest’area aprirebbe il ritorno verso 4.000 dollari o il minimo di fine giugno in area 3.943. L’argento, dopo una seduta tranquilla in un range inferiore al dollaro, è stato venduto sotto il minimo di martedì (circa 56,40) e sul grafico non incontra ostacoli rilevanti fino a 55 dollari, area di minimo tra giugno e luglio.
Petrolio
Le indicazioni di flussi di greggio mediorientali ancora robusti, nonostante l’intensificarsi degli attacchi iraniani, hanno fatto ripiegare il contratto WTI dicembre dalla breve escursione sopra i 100 dollari. Il future si muove oggi in un intervallo compreso tra 97,70 e 100,10 dollari al barile, mantenendo un’intonazione positiva che continua ad alimentare i timori inflazionistici, in particolare per i Paesi importatori netti come l’Italia.
Agenda macro: cosa guardare oggi
Stati Uniti
In pubblicazione le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, l’indicatore più vicino a una lettura in tempo reale del mercato del lavoro. La media mobile a quattro settimane, usata per smussare la volatilità della serie, si attesta a 198.500 unità, non lontana dal minimo moderno di 197.500 toccato nel settembre 2022: qualsiasi valore sotto quota 200.000 è degno di nota. Nella settimana del 3 ottobre, i sussidi continuativi erano a 1,71 milioni, leggermente sopra il minimo triennale di circa 1,699 milioni. La definizione di economia a “basse assunzioni e bassi licenziamenti” coniata dall’ex presidente Fed Powell resta valida. In agenda anche l’indice dei principali indicatori anticipatori e l’indagine della Fed di Kansas City, raramente market-moving.
Messico
L’inflazione relativa alla prima metà di ottobre dovrebbe risultare sostanzialmente stabile. Il dato tendenziale headline potrebbe salire al 3,59% dal 3,49% della seconda metà di settembre, secondo la mediana del sondaggio Bloomberg, mentre la componente core è attesa in lieve calo al 3,70% dal 3,71%.
Cosa monitorare nelle prossime sedute
Con un calendario macro statunitense povero di spunti, gli operatori del forex continueranno a usare l’andamento dell’azionario come principale bussola direzionale. Tre i fattori chiave: l’evoluzione delle trimestrali tech e la tenuta del tema AI, il verdetto di Moody’s sulla Francia e le sue ricadute sugli spread europei, e infine la dinamica del greggio, che a ridosso dei 100 dollari rappresenta un rischio al rialzo per le aspettative di inflazione e un ostacolo alle attese di allentamento monetario.




