Il quadro generale: il biglietto verde perde slancio
La seduta sul mercato valutario è dominata da un movimento chiave: il ritracciamento dei rendimenti dei Treasury statunitensi, che toglie ossigeno al dollaro dopo un avvio di giornata più tonico. Il Dollar Index (DXY) si muove in territorio sostanzialmente piatto, incapace di consolidare i massimi intraday, mentre gli operatori rielaborano i dati sul mercato del lavoro americano e il flusso di capitali verso l’obbligazionario innescato dalle vendite sull’azionario.
I punti chiave della sessione
- EUR/USD arretra sotto la pressione delle tensioni sul debito francese, con il decennale transalpino su nuovi massimi di rendimento.
- USD/CAD resta sotto pressione nonostante il pesante storno dei metalli preziosi, un elemento insolito per le valute legate alle materie prime.
- USD/JPY prova a consolidarsi sotto quota 157,00, trascinato dal calo dei rendimenti obbligazionari USA.
Dollar Index bloccato in area 101,50
L’attenzione del mercato si è concentrata sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti: 194.000 nuove domande contro i 200.000 attesi dal consenso degli analisti. Un dato migliore delle stime, che conferma la resilienza del mercato del lavoro americano ma che non è bastato a sostenere il biglietto verde, soggetto invece alla gravitazione esercitata dai tassi in discesa.
Dal punto di vista tecnico, il DXY si è assestato sull’area di supporto compresa tra 101,50 e 101,65. La rottura ribassista di 101,50 aprirebbe la strada verso il successivo sostegno a 100,85 – 101,00, scenario che darebbe ulteriore respiro alle valute concorrenti. Al contrario, una tenuta della soglia attuale manterrebbe il range laterale ancora valido.
EUR/USD: il rischio politico francese pesa sull’euro
La moneta unica arretra su due fronti. Da un lato il dato macro: la fiducia dei consumatori dell’Area Euro è scesa da -16,8 di settembre a -17 di ottobre, in linea con le attese ma ancora su livelli depressi, segnale di una domanda interna fragile.
Dall’altro lato, e con maggiore impatto, pesa il sell-off sul debito francese. Il rendimento dell’OAT decennale ha testato il 5,14%, con gli investitori preoccupati per la capacità del governo di contenere le proteste sociali e di riportare i conti pubblici su un sentiero sostenibile. L’allargamento dello spread OAT-Bund resta il termometro più immediato della tensione: un’ulteriore pressione sui titoli transalpini tende a riflettersi negativamente sull’intero blocco euro.
Livelli tecnici da monitorare su EUR/USD
Un consolidamento sotto la media mobile a 50 periodi, collocata a 1,1208, porterebbe il cambio a testare il supporto in area 1,1175 – 1,1190. La violazione di 1,1175 spianerebbe la strada verso la fascia 1,1100 – 1,1115. L’RSI si trova in territorio neutrale, lasciando ampio spazio di manovra per un’accelerazione direzionale nel breve periodo.
GBP/USD: tentativo fallito sopra 1,3400
La sterlina ha provato a superare la resistenza compresa tra 1,3385 e 1,3400, ma ha perso slancio ed è rientrata. A influenzare il movimento è stato il rialzo delle quotazioni petrolifere, in progresso dell’1,5%, alimentato dai timori di una ripresa delle operazioni militari contro l’Iran. Un petrolio più caro alimenta pressioni inflazionistiche che il Regno Unito, come importatore netto di energia, tende a subire più di altri.
Sul piano operativo, il superamento convinto di 1,3400 aprirebbe la strada verso la resistenza successiva a 1,3485 – 1,3500. In caso di cedimento di 1,3350, invece, il cambio punterebbe al supporto in area 1,3285 – 1,3300.
USD/CAD: il dollaro canadese resiste nonostante i metalli
Il cross USD/CAD resta sotto pressione, un comportamento controintuitivo se si considera la severità del ribasso sulle materie prime preziose: l’oro cede il 2,2% e l’argento arretra del 5%, con le altre valute legate alle commodity in difficoltà nella seduta odierna. Il “loonie” trova evidentemente sostegno nel rialzo del greggio, variabile storicamente più correlata all’economia canadese rispetto ai metalli preziosi.
Il supporto più vicino si colloca nel range 1,3985 – 1,4000. Una chiusura sotto 1,3985 indirizzerebbe il cambio verso la fascia successiva a 1,3900 – 1,3915.
USD/JPY: il calo dei rendimenti USA riduce il differenziale tassi
Il cambio dollaro-yen è in flessione per effetto diretto del ritracciamento dei rendimenti dei Treasury. Il biennale è sceso sotto il 4,70%, mentre il decennale si è riportato al di sotto della soglia psicologica del 5,00%. Il movimento è stato alimentato dalla rotazione difensiva degli investitori, che hanno aumentato la domanda di titoli di Stato americani in risposta alle vendite sull’azionario statunitense.
Si tratta di un meccanismo classico: la compressione del differenziale di rendimento tra Stati Uniti e Giappone riduce l’attrattività delle operazioni di carry trade finanziate in yen, favorendo il rafforzamento della valuta nipponica.
Scenari tecnici su USD/JPY
Attualmente il cambio tenta di stabilizzarsi sotto 157,00. Se il tentativo avrà successo, il prossimo obiettivo ribassista si colloca nell’intervallo 155,00 – 155,50. Per riconquistare slancio rialzista, invece, USD/JPY dovrà riportarsi sopra la resistenza a 158,00 – 158,50: in quel caso il target naturale tornerebbe ad essere la soglia di 160,00, livello storicamente sensibile anche sul piano degli interventi verbali delle autorità giapponesi.
Cosa osservare nelle prossime sedute
Tre variabili meritano attenzione particolare da parte dei trader: l’evoluzione dei rendimenti dei Treasury, che continua a dettare la direzione del dollaro; la tenuta del mercato obbligazionario francese, principale fattore di rischio per l’euro; e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, con il loro impatto diretto sul petrolio e, di riflesso, sulle valute legate alle materie prime. La gestione del rischio, in un contesto di volatilità crescente, resta l’elemento decisivo.


