Il mercato del lavoro americano mette alla prova la Federal Reserve

Le parole di Christopher Waller avevano regalato agli investitori un momento di sollievo. Il mercato del lavoro statunitense, poche ore dopo, ha rimesso tutto in discussione. Il governatore della Fed ha dichiarato che sosterrebbe il mantenimento dei tassi ai livelli attuali nella riunione di questo mese, a condizione che i prossimi dati confermino un raffreddamento dell’inflazione.

È bastato questo per far scendere la probabilità implicita nei prezzi di mercato di un rialzo di 25 punti base al meeting del 16 settembre: dal 70% circa registrato a inizio settimana a circa il 50%.

La reazione immediata degli indici azionari

L’S&P 500 ha risposto con un progresso superiore all’1%, la migliore seduta dal 4 agosto. Venerdì il Nasdaq 100 si preparava a prolungare il rimbalzo, mentre l’S&P 500 restava sostanzialmente invariato e il Dow Jones cedeva leggermente terreno.

Il peso delle dichiarazioni di Waller è amplificato da due fattori. Il primo: si tratta dell’ultimo intervento pubblico rilevante di un esponente della Fed prima del periodo di silenzio che precede la riunione. Il secondo: il governatore si è costruito negli anni la reputazione di anticipatore delle svolte di politica monetaria. Gli investitori hanno quindi letto la sua dichiarazione condizionata come una sorta di anteprima, concentrandosi soprattutto sulla parte rassicurante.

Il lato meno rassicurante del messaggio

La seconda metà del ragionamento di Waller è passata più in sordina: il governatore resta pronto a sostenere un ulteriore rialzo se l’inflazione dovesse peggiorare. Il presidente della Fed Kevin Warsh aveva reso esplicito questo rischio la settimana scorsa con un discorso apertamente restrittivo.

Non siamo di fronte a due cambi di rotta in sette giorni. La banca centrale sta semplicemente aspettando i numeri, che è ciò che i banchieri centrali dichiarano quando preferirebbero che siano i dati a prendere al posto loro la decisione più scomoda.

Payroll di agosto: il dato che complica i piani

Il primo grande test del mese è arrivato dal mercato del lavoro, superato con sorprendente disinvoltura:

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  • 162.000 nuovi occupati non agricoli ad agosto, quasi il triplo dei 55.000 attesi dal consenso;
  • revisioni al rialzo per 55.000 posti sui due mesi precedenti, segnale che il rallentamento recente è stato meno severo di quanto inizialmente riportato;
  • tasso di disoccupazione stabile al 4,1%.

Perché questi numeri sorprendono

La resilienza dell’occupazione appare tanto più notevole se si considerano le pressioni che gravano sulle imprese americane: i costi energetici più elevati legati al conflitto con l’Iran, le persistenti interruzioni nelle catene di fornitura e i dazi generalizzati introdotti da Donald Trump. Tutti fattori che avrebbero dovuto frenare le assunzioni. Al contrario, dopo il calo di luglio, la domanda di lavoro sembra aver ritrovato slancio.

Il dilemma della Fed

Per la banca centrale, questa solidità complica il quadro. Il report indebolisce l’argomentazione a favore della prudenza e può riaccendere le attese di un rialzo a settembre. Molto dipenderà dalla dinamica salariale: una crescita delle retribuzioni orarie superiore alle attese alimenterebbe i timori di inflazione da domanda.

Con Kevin Warsh più preoccupato dai prezzi che dall’occupazione, i dati su inflazione al consumo (CPI) e alla produzione (PPI) attesi la prossima settimana restano il vero snodo decisivo.

Obbligazionario: rendimenti ancora sopra le soglie critiche

I Treasury si sono stabilizzati venerdì dopo una settimana difficile. Il rendimento del decennale si è attestato intorno al 4,77%, mentre il trentennale è rimasto sopra il 5,24%.

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Sono livelli sufficientemente elevati da competere con l’azionario nell’attrarre capitali e da far salire il costo del denaro per l’intero sistema economico: mutui, credito al consumo, finanziamenti alle imprese. Waller ha abbassato la temperatura, ma non ha reso conveniente un denaro che resta caro.

Titoli in movimento: tecnologia protagonista

Il comparto tecnologico si conferma la componente più forte del mercato.

  • Nvidia: oltre +1% nelle contrattazioni pre-mercato dopo l’accordo per l’acquisizione di Hugging Face, piattaforma di riferimento per i modelli di intelligenza artificiale open source.
  • SoftBank Group: +11% a Tokyo, trainata dall’entusiasmo per il nuovo modello Astra di OpenAI.
  • ASML: +1,6% ad Amsterdam, con l’onda dell’AI che raggiunge anche il listino europeo.
  • Adobe: -3,7% dopo l’annuncio del passaggio di consegne dallo storico CEO Shantanu Narayen al manager interno Anil Chakravarthy.
  • Lululemon: -20% dopo l’ennesimo taglio alle stime di ricavi e utili per l’intero esercizio.

Valute, materie prime e cripto

Il dollaro si è rafforzato mentre lo yen arretrava dai massimi di un mese, sebbene resti viva l’attenzione su un possibile intervento delle autorità giapponesi sul mercato dei cambi.

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L’oro ha ceduto qualcosa ma si mantiene sopra i 4.500 dollari l’oncia, mentre il bitcoin resta poco mosso in area 81.300 dollari. Petrolio, metallo giallo e rendimenti a lunga scadenza restano tutti su livelli elevati: un segnale che i rischi macroeconomici di fondo non sono affatto rientrati.

Gli operatori si preparano inoltre al lungo fine settimana del Labor Day: Wall Street resterà chiusa lunedì.

Agenda macroeconomica della giornata

Europa

Ordini all’industria in Germania; vendite al dettaglio in Italia e nell’Area Euro.

Regno Unito

PMI Costruzioni S&P Global e intervento del governatore della Bank of England, Andrew Bailey.

Stati Uniti

Retribuzioni orarie medie, non-farm payrolls, tasso di disoccupazione e tasso di partecipazione alla forza lavoro.

Canada

Variazione dell’occupazione part-time e full-time, tasso di disoccupazione, tasso di partecipazione e Ivey PMI destagionalizzato.