Il mercato del lavoro americano accelera oltre le attese

L’economia statunitense ha ripreso a creare posti di lavoro con decisione ad agosto, archiviando il rallentamento delle assunzioni registrato nei mesi estivi. Secondo i dati diffusi venerdì dal Bureau of Labor Statistics (BLS), i nonfarm payrolls sono cresciuti di 162.000 unità su base destagionalizzata, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,1%, in linea con le previsioni.

Il dato sull’occupazione ha superato ampiamente il consenso: gli economisti interpellati da Dow Jones stimavano un incremento di appena 53.000 posti. Si tratta della migliore performance mensile da marzo.

«Il mercato del lavoro è vivo e vegeto e continua a generare migliaia di nuovi impieghi, contribuendo a mantenere la crescita economica saldamente in territorio positivo», ha commentato Chris Rupkey, chief economist di Fwdbonds.

Reazione immediata dei mercati: yield in rialzo, futures in calo

La sorpresa positiva ha innescato un rapido riposizionamento sui mercati. I futures sugli indici azionari hanno virato prevalentemente in negativo, mentre i rendimenti dei Treasury sono saliti con decisione, in particolare sulle scadenze brevi, le più sensibili alle decisioni di politica monetaria della Federal Reserve.

Sul fronte dei tassi, gli operatori hanno aumentato le probabilità di un rialzo da parte della Fed. Secondo il FedWatch Tool del CME Group, i trader scontano circa il 60% di possibilità di un aumento di 25 punti base nella riunione del 15-16 settembre.

Il nodo inflazione resta decisivo

«Una sorpresa al rialzo sui payrolls alimenterà i timori di un rialzo dei tassi, ma l’esito dipenderà dai numeri sull’inflazione della prossima settimana», ha osservato Ellen Zentner, chief economic strategist di Morgan Stanley Wealth Management. «Se i dati risulteranno più contenuti del previsto, la Fed potrà permettersi di ridimensionare i segnali potenzialmente inflazionistici provenienti dal mercato del lavoro».

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La pressione politica di Trump sulla Federal Reserve

Il presidente Donald Trump ha definito quello di agosto un «grande dato sull’occupazione», ribadendo però la richiesta di un taglio dei tassi, non di un rialzo.

«Il board della Fed, con il suo grande nuovo leader, deve ragionare — SIANO PATRIOTI, per una volta», ha scritto Trump sui social. «Tassi d’interesse elevati mettono gli Stati Uniti in una posizione di grave svantaggio, e non permetterò che accada».

Il presidente si è spinto oltre, minacciando di interrompere gli scambi commerciali con i Paesi verso cui gli Stati Uniti registrano un deficit — oltre 90 nazioni — qualora la banca centrale non riducesse il costo del denaro.

I dettagli del report: partecipazione in crescita, disoccupazione stabile

I responsabili di politica monetaria tendono a guardare con maggiore attenzione al tasso di disoccupazione come termometro della salute occupazionale: l’indicatore si è mantenuto stabile negli ultimi anni ed è oggi inferiore di 0,2 punti percentuali rispetto a dodici mesi fa.

Il dato assume ancor più valore se si considera che la stabilità è stata raggiunta nonostante un aumento di 0,2 punti percentuali del tasso di partecipazione alla forza lavoro, ossia la quota di popolazione occupata o attivamente in cerca di impiego.

Household survey: forte ingresso nella forza lavoro

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L’indagine sulle famiglie, utilizzata per calcolare il tasso di disoccupazione, ha evidenziato un incremento dell’occupazione pari a 569.000 unità e un afflusso di 683.000 persone nella forza lavoro.

La misura alternativa e più ampia della disoccupazione — che include i lavoratori scoraggiati e chi svolge un part-time per ragioni economiche — è scesa al 7,7%, in calo di 0,2 punti percentuali e ai minimi da giugno 2025.

Revisioni al rialzo per giugno e luglio

Oltre al solido dato di agosto, i mesi precedenti sono stati rivisti al rialzo:

  • Luglio: da una perdita di 23.000 posti a un guadagno di 21.000.
  • Giugno: rivisto a un incremento di 31.000 unità, +11.000 rispetto alla stima precedente.

Settori: crescita diffusa, ma l’IA pesa sull’informatica

A differenza dei mesi passati, la creazione di posti di lavoro è risultata piuttosto diffusa tra i comparti:

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  • Ristorazione e bar: +59.000 posti, il settore trainante.
  • Istruzione pubblica: +42.000.
  • Manifattura: +16.000, segnale incoraggiante per il settore industriale.
  • Sanità: appena +13.000, contro una media mensile di 32.000 negli ultimi dodici mesi.

Non mancano i segnali di impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione: i comparti legati all’informazione e alla tecnologia hanno perso 23.000 posti, portando la media a dodici mesi a un calo di 8.000 unità mensili.

Salari: pressioni ancora presenti

Le retribuzioni orarie medie sono aumentate dello 0,3% su base mensile, in linea con le attese, mentre la variazione annua si è attestata al 3,1%, un decimo sopra il consenso. Un dato che, pur non allarmante, mantiene viva l’attenzione sulla componente salariale dell’inflazione.

Cosa aspettarsi dalla Fed nella riunione di settembre

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Le aspettative sul percorso dei tassi hanno oscillato sensibilmente negli ultimi giorni. Dopo le dichiarazioni del presidente della Fed Kevin Warsh, i mercati avevano rapidamente prezzato un rialzo di 25 punti base nella riunione del FOMC del 15-16 settembre.

Gli interventi successivi del governatore Christopher Waller e di altri esponenti hanno però reso lo scenario più incerto. Il Federal Open Market Committee non modifica il federal funds rate dai tre tagli varati nella seconda parte del 2025.

L’inflazione resta il vero ostacolo

La preoccupazione principale dei banchieri centrali resta l’inflazione, che si mantiene sopra l’obiettivo del 2% ormai da cinque anni e mezzo. Il report sull’occupazione prepara così il terreno alle prossime pubblicazioni del BLS sui prezzi alla produzione (giovedì) e sui prezzi al consumo (venerdì), veri arbitri della decisione di politica monetaria.

Waller si è detto favorevole a mantenere i tassi invariati fintanto che i dati mostrino una moderazione dell’inflazione su base mensile. Il presidente della Fed di New York John Williams ha dichiarato di trovarsi in modalità «attesa e osservazione», mentre il governatore Michael Barr ha indicato che, se la dinamica dei prezzi continuerà a rallentare, sarebbe a suo agio con una pausa. Entrambi, tuttavia, hanno precisato di essere pronti ad alzare i tassi qualora i dati non dovessero cooperare.

Implicazioni per gli investitori europei

Per gli operatori italiani ed europei, il quadro delineato dal report di agosto ha ricadute concrete su più fronti. Un mercato del lavoro americano solido, unito alla prospettiva di una Fed più restrittiva, tende a rafforzare il dollaro nei confronti dell’euro, con effetti diretti sulle strategie forex e sull’export delle imprese europee verso gli Stati Uniti.

Sul fronte obbligazionario, il rialzo dei rendimenti sulle scadenze brevi statunitensi può ampliare lo spread rispetto ai titoli di Stato dell’area euro, mentre per l’azionario un costo del denaro più elevato negli USA rappresenta storicamente un fattore di pressione sui titoli growth e sui comparti a maggiore leva finanziaria. I dati su CPI e PPI della prossima settimana restano dunque l’appuntamento cruciale da monitorare in agenda.