Medio Oriente: l’incertezza detta legge sui mercati globali
Ogni giornata porta con sé un nuovo sviluppo geopolitico in Medio Oriente, e nessuno sembra in grado di prevedere come si evolverà la situazione al termine di ciascuna sessione di trading. Lo Stretto di Hormuz, arteria cruciale per il transito di circa il 20% del petrolio mondiale, è stato riaperto venerdì scorso, innescando un’ondata di sollievo sui mercati finanziari. Poco dopo, però, è stato nuovamente chiuso nel weekend: gli Stati Uniti hanno annunciato il sequestro di una nave cargo battente bandiera iraniana, accusata di aver tentato di eludere il blocco navale americano.
Donald Trump ha immediatamente rinnovato le minacce contro le infrastrutture iraniane. Teheran, dal canto suo, ha dichiarato che non sono previsti nuovi cicli negoziali con Washington, nonostante la Casa Bianca abbia menzionato colloqui in Pakistan in coincidenza con l’arrivo del Vicepresidente JD Vance. L’Iran non ha ancora confermato la partecipazione. In questo contesto di forte volatilità, i futures americani aprono la settimana in territorio negativo.
Il ritorno di TINA e il paradosso dei nuovi record
Per alcuni giorni, gli investitori hanno operato come se il peggio fosse ormai alle spalle. Gli indici hanno accelerato con decisione: l’S&P 500 e il Nasdaq hanno aggiornato ripetutamente i massimi storici, con il Nasdaq che ha esteso la propria serie positiva a 13 sedute consecutive. Anche le borse europee si sono unite al rally di sollievo.
TINA: la vecchia regola torna protagonista
Il mantra storico di Wall Street – “There Is No Alternative” (non esiste alternativa all’equity) – è riemerso prepotentemente. Tuttavia, Trump ha ormai abituato sia gli alleati che i mercati ad aspettarsi improvvise inversioni di rotta proprio quando tutti credono di aver decifrato la strategia. Il risultato è un mercato dominato dai titoli di giornata piuttosto che da vere convinzioni strutturali.
Energia e beni rifugio: la reazione difensiva
Il traffico navale attraverso Hormuz rimane limitato e i timori di interruzioni nelle forniture sono tornati in primo piano, con il cessate il fuoco in scadenza martedì sera. I titoli energetici americani hanno guadagnato terreno nel pre-market:
- Exxon Mobil, Chevron e Occidental Petroleum tutti in rialzo
- Il dollaro si è rafforzato avvicinando i massimi di una settimana
- I Treasury hanno beneficiato della ricerca di copertura
- Il VIX, l’indice della paura, è tornato a salire dopo oltre una settimana di discese
- Le small cap, appena reduci da un record, hanno ripiegato
La settimana cruciale: dati macro e indicatori chiave
La settimana entrante metterà gli investitori di fronte al divario tra aspettative e realtà economica.
Calendario macroeconomico
Martedì: vendite al dettaglio USA di marzo. Un dato debole riaccenderebbe le scommesse sui tagli dei tassi.
Giovedì: indici PMI preliminari di aprile, prima lettura concreta sull’impatto dell’incertezza geopolitica su manifatturiero e servizi.
Venerdì: lettura finale della fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan per aprile, utile a verificare se gli americani stanno effettivamente riducendo i consumi.
La successione alla Fed: lo scontro politico su Warsh
Martedì il Senato terrà un’audizione sulla nomina di Kevin Warsh alla presidenza della Federal Reserve. Warsh si è espresso a favore di tagli dei tassi, ma diversi membri del board con cui dovrebbe collaborare mostrano scetticismo. La nomina è fortemente politicizzata, complicata dalla campagna di pressione della Casa Bianca contro Jerome Powell.
Secondo indiscrezioni, un senatore repubblicano avrebbe minacciato di bloccare la conferma di Warsh a meno che non vengano ritirate le azioni legali contro Powell. Nello scenario più inatteso, Powell potrebbe addirittura restare in carica ad interim: un esito che probabilmente piacerebbe ai mercati ma farebbe infuriare Trump. Nel frattempo, essendo la Fed entrata nel periodo di blackout comunicativo prima del meeting del 28-29 aprile, non arriveranno messaggi rassicuranti dai funzionari.
Earnings season: riflettori sui colossi della difesa e della tecnologia
La stagione delle trimestrali entra nel vivo. Particolare attenzione ai nomi posizionati all’incrocio tra domanda militare e instabilità globale:
- Lockheed Martin e RTX (difesa)
- IBM e ServiceNow (tech enterprise)
- Tesla, che mercoledì aprirà le danze tra i Magnificent Seven
I dati Reuters indicano una crescita degli utili del primo trimestre pari al 14,4% per le società dello S&P 500, in miglioramento rispetto al 13,7% dell’anno precedente.
Il peso dell’intelligenza artificiale sulle valutazioni
Il legame del mercato con i titoli tecnologici resta centrale. Gli investitori hanno nuovamente accumulato posizioni sui nomi legati all’AI, puntando sulla convinzione che il boom di investimenti nell’intelligenza artificiale possa neutralizzare la maggior parte degli altri rischi. Questo spiega perché i multipli possano raffreddarsi mentre gli indici continuano a toccare nuovi massimi: il miglioramento delle stime sugli utili sta svolgendo parte del lavoro che prima era affidato all’espansione dei multipli. Resta però una base piuttosto stretta su cui costruire l’intero mercato.
Movimenti societari: M&A, AI e settore farmaceutico
- Marvell balza dopo le indiscrezioni su una possibile collaborazione con Google per chip ottimizzati per modelli di AI
- Titoli del comparto dei farmaci psichedelici in forte rialzo dopo l’ordine esecutivo di Trump che accelera le revisioni regolatorie e aumenta i fondi federali per la ricerca
- TopBuild vola dopo che QXO ha accettato di acquisirla in un’operazione da 17 miliardi di dollari; QXO in calo
- Eli Lilly leggermente in flessione in attesa di capire se i colloqui con Kelonia Therapeutics si tradurranno in un’acquisizione effettiva
Lo scenario per il trader italiano
In un contesto dominato da rischio geopolitico, volatilità sul dollaro e decisioni di politica monetaria in bilico, l’approccio più prudente resta quello di monitorare con attenzione i livelli tecnici chiave di EUR/USD, WTI e Brent, oltre allo spread BTP-Bund che potrebbe subire pressioni in caso di fly-to-quality verso i Treasury. Il mercato, per usare un’espressione cara agli analisti, si muove più per titoli di giornata che per fondamentali: una condizione che premia disciplina, gestione del rischio e orizzonti temporali flessibili.

