Panoramica dei mercati: ottimismo globale e ritracciamento del dollaro
I progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran e il cessate il fuoco tra Israele e Libano hanno alimentato l’ottimismo degli investitori, spingendo l’S&P 500 e il Nasdaq su nuovi massimi storici, accompagnati da rally pluri-settimanali. Il petrolio WTI con scadenza giugno ha perso il 7,6% nell’ultima settimana, dopo il calo dell’8,6% della precedente, scendendo brevemente sotto i 79 dollari al barile dal picco del 9 marzo vicino a 104,35 dollari.
Anche le aspettative sui tassi d’interesse si sono modificate. In Europa, i rendimenti biennali sono calati di 20-25 punti base, mentre quello statunitense è sceso più modestamente di 7-8 bp. In Giappone, nonostante il rendimento biennale sia calato di appena tre punti base, il mercato degli swap ha ridotto drasticamente le probabilità di un rialzo da parte della Bank of Japan a fine mese, scendendo sotto il 20% dal 55% della settimana precedente.
Gli sviluppi geopolitici dominano sull’agenda macro
Gli eventi in Medio Oriente potrebbero risultare più determinanti rispetto ai dati economici ad alta frequenza. Il rischio principale è che il mercato si sia mosso troppo in anticipo. La stagione degli utili USA entrerà nel vivo con i risultati di tecnologia e compagnie aeree.
Il dollaro ha ceduto terreno contro tutte le valute del G10, pur recuperando dai minimi nelle ultime ore di contrattazione. Come il rally di 13 sedute del Nasdaq appare eccessivo, anche il Dollar Index è sceso in 9 delle ultime 10 sessioni. La correlazione inversa a 30 giorni tra Dollar Index e Nasdaq supera il -0,60, il valore più estremo dalla fine del 2023.
Stati Uniti: il Dollar Index perde per la terza settimana consecutiva
Driver e contesto
La prospettiva della fine del conflitto mediorientale ha rafforzato la propensione al rischio, penalizzando il biglietto verde. Il mercato dei Fed funds futures sconta ora una probabilità di quasi il 65% di un taglio entro fine anno, il livello più alto da un mese.
Dati attesi e scenario politico
Le vendite al dettaglio di marzo dovrebbero essere sostenute dalle vendite auto e dal rialzo dei prezzi della benzina. Al netto di auto e carburanti, potrebbero aumentare dello 0,1-0,2%. Tra i dati survey figurano il Philadelphia Fed non-manufacturing, le indagini della KC Fed e il PMI preliminare di aprile.
Il PIL del Q4 2025, inizialmente riportato all’1,4% annualizzato, è stato rivisto prima alla metà e poi allo 0,5%. Il nowcast dell’Atlanta Fed indica +1,3% per il Q1 2026. È attesa anche l’udienza di conferma di Kevin Warsh, sebbene possa essere rinviata. Il mandato di Powell come presidente scade il 15 maggio, ma quello come governatore prosegue fino al 2028: ipotizziamo che continuerà a servire per difendere l’indipendenza della Federal Reserve.
Livelli tecnici
Il Dollar Index è sceso per otto sedute consecutive, eguagliando la peggior serie in 15 anni. Ha rotto 97,65 raggiungendo il livello minimo dall’inizio del conflitto, in corrispondenza del ritracciamento del 50% del rally partito dai minimi di gennaio attorno a 95,55. Un movimento oltre 98,40-50 suggerirebbe la formazione di un minimo di breve termine.
Eurozona: l’euro beneficia del risk-on globale
Aspettative BCE e flussi
L’euro ha tratto vantaggio più dall’appetito globale per il rischio che da sviluppi interni. Al picco del 24 marzo, il mercato degli swap scontava pienamente tre rialzi della BCE nel 2026 e un 25% di probabilità di un quarto. Ora sconta due rialzi e meno del 10% di probabilità di un terzo. La probabilità di un rialzo ad aprile è scesa dall’85% al 12% circa.
Dati macroeconomici
Il PMI preliminare di aprile sarà il dato principale. Il composito era già in rallentamento, in flessione in tre dei quattro mesi fino a marzo. Attesi anche lo ZEW e l’IFO tedeschi.
Quadro tecnico EUR/USD
L’euro è salito in 9 delle ultime 10 sessioni. Prima del weekend ha superato il massimo pre-conflitto (appena sotto 1,1830) per poi ritracciare fino a circa 1,1760. Il potenziale key reversal avverte che, nonostante gli indicatori di momentum siano ancora in rialzo, il rally di quattro centesimi dell’ultimo mese potrebbe essere concluso. Prima area di correzione tra 1,1675 e 1,1700.
Cina: la PBOC prosegue la campagna di apprezzamento dello yuan
Politica valutaria
La People’s Bank of China ha continuato la campagna iniziata lo scorso anno per rivalutare lo yuan, abbassando costantemente il fixing del dollaro ora ai minimi da tre anni. I flussi di portafoglio appaiono di supporto.
Loan Prime Rates
Le banche cinesi fisseranno i Loan Prime Rates il 20 aprile. Il tasso a un anno è al 3,0% e quello a cinque anni al 3,50%. Il crescente uso del CIPS (China International Payments System) rende meno rilevante la quota dello yuan su SWIFT, scesa dal picco del 4,75% di luglio 2024 al 2,75% di febbraio.
Livelli chiave USD/CNH
Nel mercato offshore lo yuan è salito al livello più alto da febbraio 2023. Il dollaro ha trovato supporto vicino a CNH6,80, con una resistenza nell’area CNH6,85-6,86.
Giappone: tre driver per il cambio USD/JPY
Correlazioni rilevanti
Tre influssi principali agiscono sul dollaro-yen: la correlazione con il Dollar Index a 0,75, quella con il rendimento decennale USA vicina a 0,65 (la più alta da ottobre scorso), e l’elemento di rischio rappresentato dalla correlazione inversa con l’S&P 500 a circa -0,55, la più estrema da fine 2022.
Inflazione e commercio estero
Il CPI nazionale di marzo è anticipato dai dati di Tokyo, che segnano un leggero calo dello 0,1%. Il core CPI, parametro chiave della BOJ, a febbraio si attesta all’1,6%, sotto il target del 2% per la prima volta da marzo 2022. Il Giappone non registra un avanzo commerciale annuale dal 2020, ma il deficit si sta riducendo: nei primi due mesi del 2026 è circa la metà di quello di gennaio-febbraio 2025.
Le dichiarazioni del governatore Ueda non sono state abbastanza incisive da arrestare il calo delle aspettative di un rialzo. Nelle ultime due settimane le probabilità scontate dagli swap sono passate dal 67% a meno del 17%.
Dinamica del cambio
Dopo essere stato respinto dall’approccio a JPY160, il dollaro ha raggiunto JPY157,60 a fine settimana. Il terzo calo settimanale consecutivo conferma che, nonostante le dichiarazioni del ministro delle Finanze su possibili “azioni audaci”, non sussistono le condizioni per un intervento materiale.
Regno Unito: sterlina sostenuta dal dollaro debole
Correlazioni del cable
La correlazione inversa a 30 giorni tra sterlina e Dollar Index è vicina a -0,90, la più alta in sei mesi. Sorprendentemente, la correlazione tra sterlina e rendimento biennale UK è anch’essa inversa, seppur leggermente (-0,12).
Dati macro e BoE
Settimana densa di dati: mercato del lavoro, vendite al dettaglio e inflazione. Il Regno Unito registra uno degli aumenti più forti del CPI tra le maggiori economie e una delle crescite più deboli. Il PMI composito di marzo era sceso al minimo di 50,3. La Bank of England dovrebbe mantenere invariata la politica, sebbene possa esserci qualche dissenso a favore di un rialzo. La decisione unanime di marzo era stata la prima in 4,5 anni.
Aspetti tecnici
La sterlina si è fermata attorno a 1,36 prima di ritracciare a 1,3515, formando un potenziale key reversal. Ha incontrato il ritracciamento del 61,8% dalle perdite partite da 1,3670 (massimo da settembre 2021). Una rottura di 1,3500 potrebbe aprire a un ulteriore calo di un centesimo.
Canada: dollaro canadese in forte rialzo
Driver correlativi
La correlazione tra USD/CAD e Dollar Index è di circa 0,65, più del doppio di quella con il petrolio. Controintuitivamente, da metà marzo il dollaro tende ad apprezzarsi contro il loonie quando sale il greggio: la correlazione a 30 giorni è balzata a 0,47, il massimo da agosto scorso.
Inflazione e Bank of Canada
Attesi il CPI di marzo e le vendite al dettaglio di febbraio. Il consensus prevede un balzo del CPI headline al 2,6% dall’1,8%. Il mercato degli swap sconta ora pienamente un rialzo e una probabilità del 10% di un secondo, contro i tre rialzi del picco del 20 marzo.
Prezzi USD/CAD
Il dollaro canadese è salito in 9 delle ultime 10 sedute, per un guadagno quasi del 2%. Il biglietto verde ha toccato CAD1,3650 (minimo di un mese) per poi recuperare a CAD1,3690. Il rapporto rischio/rendimento si sta spostando contro l’inseguimento del CAD più forte.
Australia: AUD ai massimi da metà 2022
Variabili chiave
Il movimento complessivo del dollaro USA è il driver principale dell’Aussie. La correlazione inversa con il Dollar Index è a -0,75, mentre quella positiva con l’S&P 500 è a 0,65. Sorprendentemente, l’Aussie è correlato inversamente al rendimento biennale australiano (-0,22).
PMI e decisione RBA
Il PMI preliminare sarà il dato chiave. A marzo manifatturiero, servizi e composito erano tutti sotto 50. Il composito era crollato a 46,6 dal 52,5 di febbraio. La RBA si riunisce il 5 maggio e i futures scontano quasi l’80% di probabilità di un altro rialzo.
Analisi tecnica AUD/USD
L’Aussie ha raggiunto i massimi da metà 2022, superando 0,7220 e concludendo un rally di tre settimane del 4,5%. Ha sfiorato la Bollinger superiore (~0,7215) prima di arretrare a 0,7175. Supporto iniziale a 0,7130; una rottura potrebbe avviare una correzione verso 0,7000.
Messico: peso sensibile al risk environment
Correlazioni distintive
Il peso messicano è particolarmente sensibile al rischio: la correlazione USD/MXN con l’S&P 500 è a -0,80, la più estrema dal 2020. La correlazione con il WTI è poco sotto 0,50, massimo di quattro anni, segnalando che il rialzo del greggio non aiuta il peso.
Dati attesi
Vendite al dettaglio di febbraio, indice IGAE e disoccupazione di marzo. Il tasso di disoccupazione era al 2,59% a febbraio, con un record storico del 2,22% toccato a marzo nella serie iniziata nel 1994. Va ricordato che oltre la metà dei lavoratori messicani opera nell’economia informale.
USD/MXN: possibile esaurimento del movimento
Il dollaro ha toccato un nuovo minimo dall’inizio della guerra a MXN17,1275 per poi invertire al rialzo chiudendo sopra il massimo di giovedì (~MXN17,2960). Questa price action è tipica della fine di un movimento sostenuto. Prima resistenza nell’area MXN17,45-17,50.

