Bitcoin Depot dichiara bancarotta: chiude la più grande rete di ATM crypto del Nord America
Bitcoin Depot, fino a poco tempo fa il maggiore operatore di sportelli automatici per Bitcoin del Nord America, ha presentato lunedì istanza volontaria di protezione fallimentare ai sensi del Chapter 11 presso la U.S. Bankruptcy Court for the Southern District of Texas. La società, con sede ad Atlanta, ha annunciato che procederà alla liquidazione delle attività e alla vendita degli asset.
La notizia ha provocato un crollo immediato del titolo, sceso da circa 3 dollari a circa 0,75 dollari, con una perdita di valore di circa il 75% in una sola seduta. Si tratta di una svolta drammatica per un operatore che aveva cavalcato l’onda dell’espansione retail delle criptovalute durante i primi cicli di adozione di massa.
Una rete da oltre 9.000 kiosk messa offline
Come parte del processo di bancarotta, Bitcoin Depot ha disattivato l’intera rete di ATM Bitcoin. Ad agosto 2025, la società gestiva oltre 9.000 kiosk distribuiti in 47 stati americani, offrendo servizi di conversione da contanti a Bitcoin in punti vendita retail in 31 stati.
L’ascesa e il declino degli ATM crypto
Nell’ultimo decennio, gli ATM crypto si erano affermati come ponte tra contante e asset digitali. La crescita era stata trainata dall’adozione crescente delle criptovalute, soprattutto negli Stati Uniti, che ospitano la maggior parte delle installazioni globali. Gli operatori avevano posizionato i kiosk come porte d’accesso semplici per acquistare e vendere crypto, rivolgendosi sia ai nuovi utenti sia ai trader esperti.
Pressione regolamentare: il principale fattore del collasso
Il CEO Alex Holmes ha indicato il deterioramento del quadro normativo come la causa principale della crisi aziendale. Secondo il dirigente, l’inasprimento delle regole in numerosi stati ha reso insostenibile il modello di business.
“Il contesto normativo per gli operatori di BTM è cambiato in modo significativo: gli stati hanno imposto obblighi di compliance sempre più stringenti o veri e propri divieti”, ha dichiarato Holmes. “In queste circostanze, l’attuale modello di business della società non è sostenibile”.
Gli stati che hanno chiuso le porte agli ATM crypto
Diverse giurisdizioni hanno recentemente limitato o vietato l’attività degli ATM crypto:
- Indiana: divieto totale degli ATM Bitcoin a marzo 2026
- Tennessee e Minnesota: misure restrittive analoghe
- Connecticut: sospensione della licenza operativa di Bitcoin Depot
L’ondata di frodi che ha innescato la stretta normativa
Il giro di vite si è intensificato in risposta all’aumento dei casi di frode legati ai kiosk crypto. Secondo i dati FBI citati nel procedimento, nel 2025 sono stati registrati 13.460 reclami per frodi tramite ATM crypto, con perdite complessive pari a 389 milioni di dollari, in crescita del 58% su base annua.
Questi numeri hanno spinto i regolatori statali ad adottare misure più severe, riducendo drasticamente lo spazio operativo per gli operatori del settore.
Segnali di crisi finanziaria già evidenti nei mesi precedenti
Lo stress finanziario di Bitcoin Depot era emerso già prima del deposito dell’istanza di fallimento. Il 12 maggio 2026, la società aveva comunicato alla SEC l’impossibilità di presentare il rapporto sul primo trimestre 2026 nei tempi previsti, a causa di una “debolezza materiale” nei controlli sulla gestione del contante.
Nella stessa comunicazione era stato emesso un avviso di “going concern”, ovvero un’esplicita dichiarazione di dubbi sulla capacità della società di continuare l’attività operativa nel breve termine. Un segnale che, retrospettivamente, anticipava di poche settimane il collasso definitivo.
Implicazioni per il settore crypto retail
Il fallimento di Bitcoin Depot rappresenta l’ennesimo duro colpo per un segmento di nicchia del settore degli asset digitali, in declino da diversi anni. La combinazione di pressione regolamentare crescente, escalation delle frodi e modelli operativi ad alta intensità di capitale sta riducendo progressivamente lo spazio per gli operatori di ATM crypto, soprattutto negli Stati Uniti.
Per gli investitori e gli operatori del settore, il caso Bitcoin Depot sottolinea quanto il rischio normativo resti uno dei fattori più determinanti nella valutazione delle aziende esposte al mercato delle criptovalute, in particolare nei segmenti più orientati al retail e al cash-handling.
