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Fare trading con le criptovalute non è semplice. Se possibile, è ancora più difficile che farlo che con gli asset tradizionale. Sono numerosi, infatti, i fattori che complicano l’attività di investimento speculativo. Eccone alcuni.

Volatilità. La capacità delle quotazioni di muoversi in un senso e nell’altro, disegnando una volatilità che negli altri asset verrebbe considerata drammatica, è leggendaria. Ciò impone ai trader delle criptovalute iniziative di risk management molto complesse, ben più complesse rispetto al trading azionario, valutario etc.

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Market mover indefiniti. Gli altri asset sono influenzati, in un modo o nell’altro, anche da market mover fissi, come la pubblicazione regolare di specifici dati. Le criptovalute, almeno ufficialmente, sono acefale. La mancanza di istituzioni regolatrici si fa sentire anche dal punto di vista dell’analisi fondamentale.

Manipolabilità del mercato. La mancanza di istituzioni che possano svolgere una funzione di protezione aumenta la probabilità che, magari con la sola forza della liquidità, il mercato possa essere manipolato. Non si parla di iniziative illegali o illecite, ma comunque in grado di creare qualche grattacapo ai trader retail.

Novità del mercato. Il mondo crypto è molto recente, dunque alcune dinamiche non sono molto chiare o sono in piena evoluzione. Questo rende l’attività di trading con le criptovalute imprevedibile. E, si sa, l’imprevedibilità e l’incertezza sono i nemici degli investitori.

Anche a causa di questa complessità, è facile compiere degli errori quando si fa trading con le criptovalute. Di seguito descriviamo gli errori più frequenti e le relative implicazioni.

Sbagliare il Position Sizing

L’estrema volatilità delle criptovalute determina nei trading meno esperti e preparati una percezione molta pericolosa: in virtù delle probabilità che il prezzo si alzi in maniera repentina e abbondante, è possibile derogare ad alcune regole di money management. Questo è un atteggiamento che, per quanto possa dare buoni ma sporadici frutti in caso di fortuna, alla lunga (ma anche nel medio termine) è capace di creare dei veri e propri disastri.

Dunque, il consiglio è di trattare, soprattutto da questo punto di vista, il trading con le criptovalute come qualsiasi altro trading, utilizzando le stesse tecniche di money management. Dunque, investite solo quello che potete perdere. Se non siete esperti di money management, potrebbe bastare la classica formula di Kelly, secondo la quale non si dovrebbe mai investire più del 2% del denaro presente sul conto.

Se vi sentire particolarmente arditi, e avete un profilo di rischio alto, potreste anche raggiungere il 5%. E’ importante, comunque, maturare la giusta mentalità. Essa suggerisce che in ogni caso, anche qualora il mercato stia esprimendo trend rialzisti estremi, il money management rappresenti l’unico vero baluardo contro la perdita di capitale.

Ciò vale per le criptovalute come in qualsiasi altro asset. Non perdere è il primo passo per creare degli utili, e quindi per intraprendere una carriera di successo nel trading.

Dare per scontata l’estrema volatilità

E’ sufficiente guardare con superficialità un grafico per capire quanto le criptovalute siano volatili. Probabilmente, quella crypto è l’asset class più volatile di tutti i tempi. Se oscillazioni anche all’interno della stessa giornata possono essere anche a doppia cifra. Ciò è dovuto a molti fattori, alcuni dei quali sono stati affrontati all’inizio di questo articolo. Anche questa particolarità, certo spiazzanti per chi arriva da mercati più tranquilli, può indurre facilmente in errore.

Quale errore, in particolare? Semplice: credere che, se le quotazioni di un criptovalute sono crollate, presto si riprenderanno, andando a ritracciare quanto perso o addirittura superare i valori di partenza.

Ciò accade spesso ma, è bene ripeterlo, il mondo crypto è – almeno superficialmente – imprevedibile. Dunque non è detto che accada. Il rischio è di fare trading in modo completamente errato, rimanendo invischiati in una perdita drammatica. Lo abbiamo visto di recente: il Bitcoin dopo un saliscendi durato anni, è rimasto in una fase laterale per qualche mese (laterale secondo gli standard crypto). Per giunta, a livelli molto più bassi rispetto ai picchi dell’anno scorso.

Il consiglio, di nuovo, è trattare le criptovalute come qualsiasi altro asset. Quando l’euro dollaro crolla siete sicuri che nel breve termine recupererà il terreno perdite? Ovviamente no. Ebbene, dovreste fare il medesimo ragionamento anche se state facendo trading con le criptovalute.

Trascurare l’analisi tecnica

Questo errore in qualche modo rappresenta il corollario del precedente. E’ strettamente collegato. Perché è ovvio: se si da per scontato “a naso” che il prezzo del Bitcoin ritracci le perdite, semplicemente perché così è il Bitcoin, allora si sta ignorando in parte o del tutto l’analisi tecnica.

L’analisi tecnica, sia chiaro, non è la panacea di tutti i mali. Non è l’antidoto definitivo contro le incertezze. Tuttavia, aiutano a diminuirle, conferendo al trading un’aura di scientificità che, per quanto sottile, è comunque capace di evitare il peggio e porre le condizioni per il profitto.

Ora, se fare l’analisi fondamentale in funzione criptovalute è molto difficile, proprio perché mancano dei market mover stabili, l’analisi tecnica è soggetta alle stesse dinamiche che si apprezzano nelle altre tipologie di trading.

Imparata una volta l’analisi tecnica, essa può essere replicata in altri mercati. E’ un’attività scalabile. Ovviamente, fare analisi tecnica non vuol dire utilizzare in modo cieco e automatico alcuni indicatori, bensì essere capaci di leggere il mercato con uno sguardo di insieme, contestualizzando i movimenti.

Un’attività, questa, che è necessaria anche e soprattutto quando si fa trading con le criptovalute. La volatilità di questi asset, infatti, può facilmente causare disorientamento, e far sì che i trader non capiscono o fraintendano la direzione in cui sta andando il mercato.

Dunque, non trascurate l’analisi tecnica. Fatela bene, come per qualsiasi altro asset. Siate capaci di recepire i segnali, di valutarli e agire di conseguenza.

Tenere la posizione aperta troppo a lungo

Anche questo è un errore collegato con la questione della volatilità. Se si interpreta male la questione della volatilità, e la si intende come infallibile tendenza a ritracciare le perdite, a pensare che “tanto tra poco risale”, il rischio è di compiere un ennesimo errore: ovvero, a tenere la posizione aperta troppo a lungo.

Il tipico trader poco esperto, quando vede che la sua posizione sta generando perdite magari perché dopo essere andato long i prezzi stanno scendendo vorticosamente, si convince che tenere la posizione aperta sia la migliore soluzione. Il motivo? Perché entro breve i prezzi risaliranno, ovviamente! Magari nell’arco della stessa giornata.

Questo approccio a due problemi: in primo luogo, il ritracciamento nel breve e medio periodo è tutt’altro che scontato. Secondariamente, va contro i principi del risk management.

Questo è un comportamento che nessun trader non alle prime armi terrebbe quando fa trading con le azioni, le criptovalute etc. Un comportamento che, per esempio, non prevede stop loss o, pur prevedendoli, li ignora in virtù di una cieca fede per la volatilità.

L’unico modo per “domare” quel cavallo impazzito che è il mercato delle criptovalute consiste nell’adottare le stesse tecniche che si adotterebbero negli altri mercati. Anzi, se possibile, in modo più stringente.

Fare trading con le criptovalute senza stop loss è pericolosissimo, e può portare in poco tempo alla rovina completa. Dunque, impostate degli stop loss, praticate il money management e il risk management. Solo così sarete in grado di proteggere il vostro capitale e, magari, guadagnare con il trading delle criptovalute.

Scegliere il broker con superficialità

Ovviamente, se ci si riferisce al trading delle criptovalute, parlare di broker vuol dire parlare di broker CFD. Ad oggi, l’unico modo per fare trading “classico” con le valute virtuali è commerciare in Contract For Difference.

L’alternativa è sfruttare gli Exchange, che però sotto alcuni punti di vista non si prestano alle dinamiche dell’investimento speculativo. Se si fa trading scambiando realmente criptovalute, infatti, ci si sottopone a limiti tecnici, come la durata delle transazioni, che è ancora abbastanza alta (nonostante i progressi in merito).

Dunque, se per esempio si vuole fare trading intraday, ma anche con orizzonti un po’ più ampi, l’unica soluzione è fare riferimento agli strumenti derivati, di cui i CFD sono esponenti autorevoli e sempre presi in considerazione.

Fate molta attenzione alla scelta del broker CFD. Non dovreste scegliere il broker esclusivamente secondo criteri di convenienza. Certo, l’offerta è sterminata e anche varia, sicché non è raro trovare qualche broker che spicci per convenienza. Se però i costi sono veramente bassi, al limite del ridicolo, qualcosa potrebbe non quadrare.

Il consiglio è di seguire le norme del buon senso e valutare attentamente la posizione del broker, prima di fare il passo definitivo e iscriversi. In particolare, le valutazioni dovrebbero interessare la questione informativa. Il broker eroga informazioni specifiche sul suo conto? Possiede una licenza? Gli estremi di questa licenza sono comunicati con chiarezza? Che feedback restituiscono gli utenti? Ecco, valutare un broker – anche per il trading delle criptovalute, vuol dire rispondere a queste e ad altre domande.

Ignorare le tipicità del mercato

Gli errori che abbiamo appena commentato hanno un tutti un leitmotiv: partono tutti dalla stessa convinzione di fondo, ovvero che il mercato delle criptovalute sia così diverso dagli altri da rendere legittima una deroga alle regole che consentono a un trader di fare profitto e mettere in sicurezza il proprio capitale.

Abbiamo visto che è un convinzione errata, potenzialmente pericolosa, e abbiamo invitato a mettere in campo le necessarie precauzioni (soprattutto in termini di money e risk management), a praticare un’analisi tecnica “regolare”, a non dare per scontato la volatilità, a scegliere con cura il broker etc.

Tuttavia, porre le criptovalute sullo stesso piano degli altri asset non vuol dire ignorare le sue specificità. Anche perché le valute virtuali, in realtà, rappresentano un unicum nella storia del trading. D’altronde questo è risultato evidente fin dall’inizio, per quanto nelle prime battute si tendesse a dibattere più che altro sulla natura tecnica dello strumento, sulla portata innovativa fronte infrastruttura.

In verità, tutto si lega: le caratteristiche tecniche incidono sul modo di fare trading. Per esempio, la decentralizzazione, che è un elemento tecnico e di governance, influenza profondamente la vita dei trader, anche perché, come abbiamo visto, provoca una certa difficoltà a fare l’analisi fondamentale.

Dunque, occorre trascurarla? Assolutamente no, semplicemente farla in modo diverso, tenendo conto delle particolarità delle criptovalute. Ciò significa non fare riferimento a market mover fissi, che nel mondo crypto semplicemente non ci sono, bensì essere capaci di leggere istantaneamente le dichiarazioni di alcuni policy maker che, partendo da posizioni distanti, possono giocare un ruolo importante nel mondo delle criptovalute, soprattutto in termini di regolamentazione.

Dunque il miglior approccio è il seguente: comportarsi, soprattutto sul fronte della protezione del denaro, come se le criptovalute fossero asset tradizionale ma, allo stesso tempo, considerare le specificità di questo strano mercato.

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