Il quadro settimanale secondo l’EIA
L’ultimo rapporto settimanale dell’Energy Information Administration (EIA), relativo alla settimana conclusasi il 16 ottobre 2026, mostra un calo delle scorte commerciali di greggio negli Stati Uniti pari a 3,1 milioni di barili. Si tratta di un dato che conferma la fase di progressivo assottigliamento degli stoccaggi americani e che rappresenta uno dei principali market mover per le quotazioni di WTI e Brent.
Raffinazione ai massimi stagionali
Gli impianti di raffinazione statunitensi hanno lavorato 16,6 milioni di barili al giorno (b/g), in aumento di 34.000 b/g rispetto alla settimana precedente, con un tasso di utilizzo della capacità pari al 93,4%. Un livello elevato, che segnala una domanda interna ancora robusta nonostante l’uscita dalla stagione estiva della driving season.
Produzione di carburanti
- Benzina: produzione media di 9,8 milioni di b/g.
- Distillati (gasolio e diesel): produzione in crescita a 5,2 milioni di b/g.
L’incremento della produzione di distillati è un segnale tipico dell’avvicinarsi della stagione fredda, quando la domanda di heating oil nel Nord-Est americano tende ad accelerare.
Importazioni in flessione, ma sopra i livelli del 2025
Le importazioni di greggio sono scese di 291.000 b/g, attestandosi a 5,8 milioni di b/g. La media mobile a quattro settimane, pari a 6,1 milioni di b/g, resta comunque superiore del 2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Sul fronte dei prodotti raffinati:
- Importazioni di benzina: 281.000 b/g.
- Importazioni di distillati: 117.000 b/g.
Scorte: il dettaglio per prodotto
Le scorte commerciali di greggio, che escludono la Strategic Petroleum Reserve (SPR), sono scese a 412,5 milioni di barili, un livello inferiore del 3% alla media quinquennale del periodo.
Prodotti petroliferi
- Benzina: -3,0 milioni di barili, ossia il 5% sotto la media a cinque anni.
- Distillati: +1,7 milioni di barili, ma ancora il 9% sotto la media a cinque anni.
- Propano/propilene: -0,5 milioni di barili, con un livello del 13% superiore alla media quinquennale.
Nel complesso, le scorte petrolifere commerciali totali sono diminuite di 8,5 milioni di barili nell’arco della settimana: un calo consistente, che testimonia come il consumo stia assorbendo più prodotto di quanto il sistema ne stia reintegrando.
Domanda finale: il termometro dei consumi americani
Il dato sul product supplied, considerato il miglior indicatore disponibile della domanda reale statunitense, mostra nelle ultime quattro settimane una media di 21,1 milioni di b/g, in crescita del 3,2% su base annua.
- Benzina: 8,7 milioni di b/g, +1,5% annuo.
- Distillati: 3,9 milioni di b/g, -2,4% annuo.
- Carburante per aviazione (jet fuel): +1,4% annuo, sostenuto dalla tenuta del traffico aereo.
La divergenza tra benzina in crescita e distillati in calo merita attenzione: il consumo di diesel è storicamente correlato all’attività industriale e ai trasporti su gomma, per cui una flessione può anticipare un rallentamento del ciclo manifatturiero.
Implicazioni per i mercati e per i trader
Un drawdown delle scorte di greggio superiore alle attese tende a essere letto dal mercato come un segnale rialzista per il prezzo del petrolio, perché implica che la domanda stia superando l’offerta disponibile. Il calo simultaneo delle scorte di benzina rafforza questa lettura, mentre l’aumento dei distillati introduce un elemento di parziale compensazione.
Perché il report EIA conta anche per il forex
Le variazioni dei prezzi energetici si riflettono con rapidità su diverse coppie valutarie. Il dollaro canadese (CAD) e la corona norvegese (NOK) sono tradizionalmente sensibili alle oscillazioni del greggio, data l’esposizione delle rispettive economie all’export energetico. Allo stesso modo, un rialzo strutturale dei prezzi del petrolio alimenta le aspettative di inflazione e può influenzare le decisioni di politica monetaria della Federal Reserve e della BCE, con effetti a cascata su rendimenti obbligazionari e mercati azionari.
Come interpretare i dati nel medio periodo
Per una lettura corretta è consigliabile non fermarsi al singolo dato settimanale, spesso volatile e influenzato da fattori temporanei come manutenzioni degli impianti o ritardi logistici nei terminal del Golfo del Messico. Più significativo è il trend delle medie a quattro settimane e il confronto con la media quinquennale: entrambi, al momento, descrivono un mercato statunitense con stoccaggi di greggio e benzina sotto la norma storica, una condizione che riduce il margine di assorbimento in caso di shock dal lato dell’offerta.

