Il dato che riaccende l’allarme prezzi nel Regno Unito

L’inflazione britannica ha accelerato al 3,5% su base annua nei dodici mesi fino a settembre 2026, in deciso rialzo rispetto al 3,1% di agosto e al 2,9% di luglio. Il dato ha superato le attese degli economisti interpellati da Reuters, che si fermavano a un più contenuto 3,4%, e rappresenta il livello più elevato degli ultimi dodici mesi circa.

A spingere l’indice dei prezzi al consumo è stata soprattutto la componente energetica: secondo l’Office for National Statistics (ONS), il tasso di inflazione dei carburanti per autotrazione ha raggiunto il picco più alto dall’agosto 2022, quando i prezzi dell’energia esplosero in seguito all’invasione russa dell’Ucraina. Nei dodici mesi fino a settembre, i prezzi dei carburanti nel Regno Unito sono saliti del 29,8%.

Perché il Regno Unito è così esposto agli shock energetici

Londra è un importatore netto di energia, una caratteristica strutturale che rende l’economia britannica particolarmente vulnerabile alle tensioni geopolitiche. Le ricadute del conflitto tra Stati Uniti e Iran e le difficoltà nel transito del greggio attraverso lo Stretto di Hormuz — snodo attraverso cui passa una quota rilevante del petrolio mondiale — hanno amplificato la pressione sui prezzi alla pompa, trasferendosi rapidamente sull’indice generale.

Si tratta di una dinamica che accomuna il Regno Unito ad altre economie europee, Italia inclusa, anch’esse dipendenti dalle importazioni energetiche: quando il barile si muove, l’effetto sul paniere dei prezzi al consumo arriva con pochi mesi di ritardo.

La reazione dei mercati: sterlina e Gilt restano fermi

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Nonostante la sorpresa al rialzo, la risposta dei mercati è stata contenuta. La sterlina è rimasta sostanzialmente invariata sia contro euro sia contro dollaro statunitense dopo la pubblicazione del dato, mentre i rendimenti dei titoli di Stato britannici (Gilt) hanno mostrato variazioni marginali.

Il motivo è semplice: gli operatori avevano già ampiamente incorporato nei prezzi uno scenario di politica monetaria restrittiva. In altre parole, la pubblicazione del dato ha confermato una narrativa già scontata, lasciando poco spazio a riposizionamenti aggressivi sul forex.

Cosa prezzano oggi i mercati sui tassi

Secondo i dati LSEG, i mercati assegnano una probabilità del 98% a un rialzo di 25 punti base da parte della Bank of England il mese prossimo, che porterebbe il tasso di riferimento al 4%. La maggioranza degli operatori sconta inoltre un secondo intervento di pari entità nell’ultima riunione dell’anno, in programma a dicembre.

Si tratterebbe di un’inversione di rotta significativa rispetto al ciclo di allentamento avviato nei trimestri precedenti, e metterebbe la BoE su una traiettoria divergente rispetto ad altre banche centrali — un elemento che, in prospettiva, può sostenere la sterlina sui cross principali come GBP/USD ed EUR/GBP.

Il nodo dei servizi: il vero segnale per la Bank of England

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Scott Gardner, investment strategist di J.P. Morgan Personal Investing, ha osservato in una nota che la recente risalita dell’inflazione headline ha “annullato i progressi registrati in primavera”.

Secondo l’analista, però, il Comitato di politica monetaria guarderà oltre il dato di facciata: “L’inflazione dei servizi, in particolare, ha accelerato negli ultimi mesi e questo genererà il timore che stiano emergendo effetti di secondo impatto oltre i prezzi energetici”. Gardner aggiunge che, pur in un contesto diverso rispetto al 2021, il protraersi del conflitto sta pesando sull’economia britannica e rafforza le ragioni per un rialzo dei tassi.

Il riferimento ai cosiddetti effetti di secondo impatto — ovvero la trasmissione degli aumenti energetici a salari, margini e prezzi dei servizi — è il vero campanello d’allarme per una banca centrale: è questo il meccanismo che rende l’inflazione persistente anziché temporanea.

Il rebus fiscale: debito pubblico oltre i 3.000 miliardi di sterline

L’accelerazione dei prezzi complica ulteriormente il quadro per il governo britannico. Il Cancelliere dello Scacchiere John Healey presenterà la prossima settimana il suo primo intervento di politica fiscale in occasione dell’attesissimo Autumn Budget.

Il compito è tutt’altro che agevole: rispettare le cosiddette fiscal rules ereditate dall’esecutivo precedente — pensate per contenere il debito pubblico — senza rinunciare alle promesse di sostegno alle famiglie colpite dal caro-vita.

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Numeri che restringono i margini di manovra

Dati pubblicati in parallelo mostrano che a settembre il debito nazionale britannico ha superato per la prima volta la soglia dei 3.000 miliardi di sterline (circa 4.000 miliardi di dollari). Il costo del servizio del debito è cresciuto in modo marcato nell’ultimo anno, mentre l’economia fatica a generare crescita.

Da notare che una parte rilevante del debito britannico è rappresentata da Gilt indicizzati all’inflazione: ogni punto decimale di inflazione in più si traduce quindi in un aumento diretto e immediato della spesa per interessi, erodendo lo spazio di bilancio.

In una dichiarazione successiva alla pubblicazione dei dati, Healey ha assicurato che manterrà “la nostra disciplina fiscale” nel budget della prossima settimana, lavorando al tempo stesso per “spingere la crescita e dare a imprese e famiglie un po’ di respiro”.

Il giudizio degli analisti: un equilibrio delicato

Suren Thiru, chief economist dell’Institute of Chartered Accountants in England and Wales (ICAEW), ha definito l’Autumn Budget “un pericoloso esercizio di equilibrismo per il Cancelliere”.

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L’aumento dei prezzi, spiega Thiru, sta “accrescendo la pressione per misure di sostegno al costo della vita, mentre spinge al rialzo i costi di finanziamento dello Stato, riducendo lo spazio fiscale e restringendo le opzioni di politica economica”.

La sua conclusione è netta: “Con l’inflazione in aumento, tutti i tasselli si stanno collocando saldamente per un rialzo dei tassi a novembre”. Thiru avverte inoltre che i banchieri centrali si aspettano dal Cancelliere un bilancio credibile e fiscalmente disciplinato, che non getti ulteriore benzina sul fuoco dell’inflazione.

Cosa monitorare nelle prossime settimane

  • La riunione della Bank of England: un rialzo al 4% è ormai dato per acquisito dai mercati; l’attenzione si sposterà sul tono del comunicato e sulla ripartizione dei voti nel Comitato.
  • L’Autumn Budget: misure espansive non coperte potrebbero irrigidire ulteriormente la posizione della banca centrale e innervosire il mercato dei Gilt.
  • L’inflazione dei servizi: è l’indicatore chiave per capire se la pressione sui prezzi sia davvero destinata a radicarsi.
  • Il prezzo del petrolio e le tensioni su Hormuz: una distensione geopolitica potrebbe far rientrare rapidamente la componente carburanti, allentando la stretta monetaria attesa.
  • I cross sulla sterlina: GBP/USD ed EUR/GBP restano i termometri più immediati per misurare la fiducia degli investitori nella credibilità della politica economica britannica.