Quadro generale: si sgonfia il panico sull’AI, resta la tensione sui bond europei
La correzione legata al tema dell’intelligenza artificiale, che la scorsa settimana aveva spinto l’indice dei semiconduttori a perdere oltre il 10%, sembra essersi stabilizzata. A fornire sollievo sono state le trimestrali favorevoli di Super Micro Computer e i risultati operativi di SpaceX, che hanno riportato un minimo di fiducia sul comparto tecnologico.
Il mercato più colpito dall’ondata di avversione al rischio era stato quello sudcoreano: il Kospi aveva ceduto il 14,5% in una sola settimana. Oggi l’indice rimbalza del 3,3% e torna in territorio positivo su base settimanale, confermando la natura prevalentemente tecnica della correzione.
Resta invece irrisolta la tensione sul reddito fisso europeo. Il rendimento del decennale francese si avvicina alla soglia psicologica del 5,00%, mentre il premio rispetto al Bund tedesco si è portato in area 160 punti base. L’allargamento degli spread periferici penalizza direttamente la moneta unica, che continua a sottoperformare le principali valute concorrenti.
Cosa guardare nella sessione odierna
I calendari macroeconomici di Stati Uniti e Canada sono praticamente vuoti: il forex seguirà quindi l’andamento di azionario e obbligazionario. La tenuta dei prezzi del petrolio sostiene la corona norvegese, mentre il dollaro australiano estende il rialzo su nuovi massimi mensili.
Valute G10: l’euro resta il punto debole
EUR/USD in consolidamento
L’euro si è spinto ieri leggermente sopra 1,1260 dollari, fermandosi poco sotto il massimo registrato a ridosso del fine settimana precedente in area 1,1270. Oggi il cambio si muove in un intervallo compresso tra circa 1,1215 e 1,1240, confermando la fase di consolidamento. In scadenza oggi opzioni per 4 miliardi di euro tra 1,1195 e 1,1200, un livello che può agire da calamita nelle ore europee.
Dollaro-yen: range laterale ben definito
Il biglietto verde continua a muoversi all’interno del canale laterale che caratterizza il mese contro lo yen giapponese. Ieri l’escursione è stata inferiore al mezzo yen attorno a JPY158,20; oggi il cambio è confinato tra JPY158,00 e JPY158,40. In scadenza opzioni per 1,2 miliardi di dollari con strike a 158.
Sterlina ai massimi contro l’euro dal maggio 2025
Dopo una breve pausa lunedì, la sterlina ha proseguito il recupero avviato a metà della scorsa settimana da poco sotto 1,3140 dollari, raggiungendo quasi 1,3410, il livello migliore da oltre un mese. Si tratta esattamente del ritracciamento del 50% della discesa dai massimi di agosto (circa 1,3675). Il dato sull’inflazione più caldo del previsto ha rafforzato la divisa britannica, che oggi si muove stabilmente all’interno del range di ieri.
Le prossime resistenze tecniche: la media mobile a 200 giorni in area 1,3435 e il ritracciamento del 61,8% a circa 1,3470. Contro euro, il cable scambia ai livelli più forti da maggio 2025.
Dollaro canadese in recupero
Il loonie si è rafforzato per la quarta seduta consecutiva, nonostante lo sconto di rendimento a due anni rispetto agli Stati Uniti si sia ampliato per la prima volta in sei sessioni. Il movimento ha completato il ritracciamento del 50% del rialzo partito da CAD1,3760 a inizio settembre. Oggi il dollaro USA oscilla in un range di appena 15 tick attorno alla chiusura di ieri a CAD1,4060. Prossimo obiettivo ribassista a CAD1,3965; resistenza iniziale nell’area CAD1,4070-CAD1,4100.
Dollaro australiano: nuovo massimo mensile
L’Aussie tratta a 0,7030 dollari, nuovo massimo del mese nella sessione europea, dopo aver chiuso sopra la media mobile a 20 giorni (circa 0,6975) per la prima volta dall’11 settembre. L’area 0,7025 coincide con il ritracciamento del 38,2% delle perdite dal picco di inizio settembre (circa 0,7240), mentre la media a 200 giorni si colloca vicino a 0,7050. Il ritracciamento del 50% è in area 0,7265.
Mercati emergenti: peso messicano fragile, yuan in silenzioso apprezzamento
Messico: i negoziati commerciali con Washington pesano sul peso
Il peso messicano continua a consolidare attorno ai livelli più deboli dell’anno. Salvo marginali eccezioni, il dollaro resta all’interno del range definito il 14 ottobre (circa MXN18,3550-MXN18,6035). La notizia di un’impasse nei colloqui commerciali tra Stati Uniti e Messico sui dazi ad acciaio e alluminio rappresenta un ulteriore fattore di pressione. Il massimo settimanale si attesta finora attorno a MXN18,55.
Lo yuan tra le valute più forti del 2026
Lo yuan cinese continua a guadagnare terreno con costanza. Dalla fine di agosto il dollaro è salito contro lo yuan offshore in una sola settimana. Nei primi nove mesi dell’anno il biglietto verde ha chiuso in rialzo soltanto in due mesi, contro i tre del 2025.
Un apprezzamento del 4,5% contro il dollaro può sembrare modesto, ma colloca la divisa cinese tra le più performanti dell’anno. Più eloquenti i confronti incrociati: +8,5% contro l’euro e +5,2% contro lo yen. Oggi il cambio è sostanzialmente invariato, all’interno del range di ieri. La PBOC ha fissato il tasso di riferimento a CNY6,7192 (da CNY6,7200), nuovo minimo degli ultimi quattro anni per il dollaro.
India: la rupia sostenuta dall’intervento normativo della RBI
La rupia indiana continua a essere spinta al rialzo dagli sforzi della banca centrale per stabilizzare il cambio. L’inasprimento delle regole sul mercato valutario deciso dalla Reserve Bank of India ha innescato sette sedute consecutive di rally prima della festività di ieri. Dal massimo del 7 ottobre (circa INR96,85), il dollaro ha perso quasi il 2,2%. Oggi il biglietto verde è sceso a INR94,4175, nuovo minimo dal 7 settembre. Il minimo del mese precedente si collocava poco sopra INR94,27.
Azionario, obbligazionario e materie prime
Equity: rimbalzo guidato dalla tecnologia
Gli indici statunitensi hanno recuperato dalle perdite iniziali, ma la nervosità sul tema AI ha fatto sottoperformare il Nasdaq. Le trimestrali tecnologiche favorevoli hanno però migliorato il sentiment odierno. In Asia-Pacifico i principali listini hanno chiuso in rialzo, con l’eccezione di Hong Kong, Cina e India; guida il Kospi coreano con +3,3%. In Europa lo Stoxx 600 segna il primo progresso della settimana (circa +0,5%). I futures su Nasdaq 100 e S&P 500 indicano un’apertura in rialzo a Wall Street.
Obbligazionario: rendimenti elevati e spread in allargamento
Il decennale USA resta all’interno del range tracciato giovedì scorso (circa 5,03%-5,16%). Dopo una chiusura settimanale poco sopra il 5,07%, il rendimento si attesta ora vicino al 5,13%. In una seduta volatile, i benchmark europei a dieci anni hanno chiuso in calo, ma il premio francese sul Bund si è assestato sopra i 150 punti base. Oggi i rendimenti europei salgono di 3-7 punti base e i premi periferici si allargano ulteriormente: un segnale che il mercato continua a prezzare rischio politico e fiscale nell’Eurozona, fattore chiave dietro la debolezza relativa dell’euro.
Metalli preziosi: oro pesante nonostante il dollaro debole
L’oro è scivolato ieri su un minimo di tre sedute, leggermente sotto 4.112 dollari, mostrando una struttura tecnica fragile nonostante il calo dei tassi e l’indebolimento del dollaro. Oggi è arretrato fino a circa 4.106 dollari. Il minimo della scorsa settimana, poco sopra 4.073 dollari, rappresenta il prossimo obiettivo tecnico.
L’argento ha oscillato su entrambi i lati del ristretto range di lunedì, toccando un massimo di quattro giorni a circa 58,60 dollari. Chiusura sopra il massimo precedente, ma senza conferme oggi: il metallo è tornato a scendere fino a circa 57,10 dollari, pur restando all’interno del range di ieri.
Petrolio: WTI sopra i 100 dollari
Il contratto WTI dicembre ha registrato ieri un’escursione molto ampia, tra circa 95,25 e 101,35 dollari, violando entrambi gli estremi delle due sedute precedenti. Oggi il tono è solido, con i massimi di giornata segnati nel tardo mattino europeo sopra i 100 dollari. La forza del greggio è il principale sostegno alla corona norvegese.
Dati macroeconomici in evidenza
Regno Unito: inflazione al 3,5%, Bank of England verso il rialzo
Il CPI britannico è salito dello 0,4% mensile a settembre, portando il tasso annuo al 3,5% dal 3,1%: nuovo massimo dell’anno e sopra le attese. L’indice core è risalito al 2,8% dal 2,6%, livello su cui era bloccato da maggio, toccando il valore più alto da marzo. L’inflazione dei servizi ha accelerato per la prima volta da maggio, al 3,7% annuo dal 3,4% di luglio e agosto.
Il mercato degli swap scontava già dal 2 ottobre una probabilità superiore all’80% di un rialzo dei tassi da parte della Bank of England nella riunione di inizio novembre. Dopo il dato, le probabilità sono salite a quasi il 100%. Si tratta di uno scenario raro nel panorama delle principali banche centrali, dove prevale invece l’orientamento accomodante: ed è proprio questa divergenza di politica monetaria a spiegare la forza della sterlina contro l’euro.
Conti pubblici britannici: il debito supera i 3.000 miliardi di sterline
Sul fronte fiscale, i dati ufficiali mostrano che il debito pubblico britannico ha superato per la prima volta la soglia dei 3.000 miliardi di sterline. Il deficit nel periodo aprile-settembre si è ampliato a 97,8 miliardi di sterline, circa 6 miliardi in più rispetto alle proiezioni di marzo dell’Office for Budget Responsibility. Un dato che complica il quadro per il governo alla vigilia della presentazione del budget, attesa la prossima settimana, e che rappresenta il principale rischio al ribasso per la sterlina nel breve periodo.
Giappone: la bilancia commerciale migliora, come da stagionalità
Esiste un marcato pattern stagionale che vede la bilancia commerciale giapponese migliorare a settembre: negli ultimi vent’anni si è registrata una sola eccezione (il 2014). Anche quest’anno la regola ha retto: il deficit è sceso a circa 537 miliardi di yen dai 1.110 miliardi di agosto.
Va ricordato che il saldo commerciale non può essere dedotto dalla valutazione del cambio: il modello di parità di potere d’acquisto dell’OCSE indica lo yen sottovalutato di quasi il 63%. Nei primi nove mesi dell’anno il Giappone ha accumulato un disavanzo di 3.320 miliardi di yen, contro i 3.090 miliardi dello stesso periodo del 2025 e i 4.230 miliardi del 2024.
Messico: focus sulle vendite al dettaglio
Oggi il Messico pubblica le vendite al dettaglio di agosto. Il dato è risultato negativo a giugno (-0,4%) e luglio (-0,1%), con una crescita media mensile di appena lo 0,1% fino a luglio. Nello stesso periodo del 2025 l’incremento medio era stato dello 0,3% al mese: un ulteriore segnale di rallentamento della domanda interna che, unito alle frizioni commerciali con Washington, mantiene il peso sulla difensiva.





