Il Tesoro americano scopre le carte sul programma di riacquisto dei titoli

I mercati obbligazionari si preparano a un mercoledì decisivo. Il Dipartimento del Tesoro statunitense comunicherà intorno alle 11:00 ET (17:00 ora italiana) l’ammontare dell’operazione di buyback sui titoli di Stato annunciata il 19 agosto, un intervento che rientra in una strategia più ampia: tenere sotto controllo i rendimenti dei Treasury e garantire il regolare funzionamento del mercato del debito più profondo e liquido al mondo.

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha alzato ulteriormente il tono, lanciando una sfida diretta agli operatori valutari. «Ora il banco sono io», ha dichiarato martedì durante un intervento alla Southern Methodist University, aggiungendo che chi vuole «può scommettere contro di me».

Che cos’è un buyback del Tesoro

Il buyback è l’operazione con cui il Tesoro riacquista sul mercato secondario titoli già emessi. L’obiettivo dichiarato è duplice: sostenere la liquidità delle emissioni meno scambiate (i cosiddetti off-the-run) e gestire il profilo di scadenza del debito. L’effetto collaterale, tutt’altro che secondario, è la riduzione dell’offerta netta di carta disponibile sul mercato, con una pressione al ribasso sui rendimenti della parte lunga della curva.

Le cifre in gioco: da 4 miliardi verso l’alto

Il mese scorso Bessent ha annunciato che il Tesoro avrebbe riacquistato almeno 4 miliardi di dollari di debito a lunga scadenza già in circolazione, concentrandosi in particolare sui titoli a 10 e 20 anni. Si tratta del doppio della dimensione consueta di queste operazioni, e sui mercati cresce la convinzione che quella soglia rappresenti un pavimento e non un tetto.

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«L’entità dell’aumento dei riacquisti sul comparto obbligazionario resta molto incerta, e le probabilità di un incremento più consistente sono in aumento», hanno scritto gli analisti di Wrightson ICAP in una nota diffusa nei giorni scorsi. «Un intervallo tra 5 e 6 miliardi di dollari sembra ora il punto di partenza più probabile della discussione, e non possiamo escludere qualcosa di più ampio».

Sempre secondo Wrightson, un annuncio da 6 miliardi di dollari sarebbe «piuttosto aggressivo». Triplicare o quadruplicare il livello ordinario configurerebbe invece un «caso estremo», capace di produrre «una decelerazione molto più visibile della traiettoria dell’offerta netta» di titoli di Stato.

Il fronte valutario: perché il Tesoro USA compra yen

Il messaggio di Bessent ai trader del forex riguarda un’operazione parallela e apparentemente inconsueta: l’acquisto di yen giapponesi da parte del Tesoro statunitense. La logica è di natura difensiva. Sostenendo la valuta nipponica, Washington riduce la necessità per la Bank of Japan di liquidare le proprie riserve in Treasury per finanziare eventuali interventi a supporto del cambio.

Il Giappone è il primo detentore estero di debito pubblico americano, con circa 1.100 miliardi di dollari di Treasury in portafoglio. Una vendita significativa da parte di Tokyo spingerebbe verso l’alto i rendimenti americani in un momento particolarmente delicato: il debito federale ha superato la soglia dei 40.000 miliardi di dollari e il deficit è avviato oltre i 2.000 miliardi.

Un cambio di paradigma nella gestione del debito

La combinazione tra interventi valutari e riacquisti obbligazionari rappresenta un approccio molto più interventista rispetto alla tradizione del Tesoro americano, storicamente improntata a prevedibilità e gradualità. È proprio questo il punto che preoccupa una parte degli investitori istituzionali.

La reazione del mercato: rendimenti in salita, non in discesa

Il paradosso è che, finora, l’effetto pratico degli annunci è stato limitato o addirittura opposto alle intenzioni. Il rendimento del Treasury decennale, benchmark globale per il costo del denaro, è salito di circa 10 punti base (0,1 punti percentuali) dall’annuncio del buyback. Anche il trentennale si è mosso al rialzo, pur restando sotto la soglia del 5,30%, definita da Ian Lyngen di BMO Capital Markets come la «proverbiale linea nella sabbia tracciata di fatto da Bessent».

I dubbi sulla credibilità dei Treasury

La fermezza del Segretario al Tesoro ha inquietato diversi investitori, che leggono in questi interventi un approccio eccessivamente dirigista e potenzialmente dannoso per un mercato considerato il punto di riferimento globale per la valutazione del rischio.

«Un contesto di questo tipo segna una rottura con la storia di un Tesoro prevedibile e graduale nei cambi di rotta, anche se sembra essere la direzione innegabile della leadership di Bessent», ha scritto Lyngen, responsabile della strategia sui tassi di BMO. «La nostra preoccupazione è che ciò avrà conseguenze negative sulla credibilità dei Treasury come asset class».

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Cosa monitorare nelle prossime sedute

Il livello del buyback verrà comunicato mercoledì, ma l’operazione effettiva si svolgerà giovedì. Gli operatori guarderanno a due variabili in parallelo:

  • L’ammontare offerto dal Tesoro: un dato superiore a 6 miliardi di dollari confermerebbe la volontà di intervenire in modo strutturale sulla curva dei rendimenti.
  • La domanda espressa dai detentori dei titoli: un’adesione elevata segnalerebbe la disponibilità del mercato a cedere carta a lunga scadenza, mentre una partecipazione debole ridurrebbe l’efficacia dell’operazione.

Le implicazioni per gli investitori europei

Per chi opera dall’Europa, la partita ha ricadute concrete su più fronti. I rendimenti dei Treasury restano il principale ancoraggio per il differenziale con il Bund tedesco e per la direzione del cambio EUR/USD. Un contenimento artificiale dei tassi americani, unito a interventi sul mercato valutario, tende a comprimere il vantaggio di rendimento del dollaro e ad aumentare la volatilità implicita sulle principali coppie. Allo stesso tempo, ogni dubbio sulla credibilità del debito statunitense come safe haven si trasmette rapidamente ai portafogli obbligazionari globali, all’oro e agli asset dei mercati emergenti.