Trump è ormai una variabile con cui i mercati finanziari devono fare i conti quasi quotidianamente. La dinamica è risaputa, e già sperimentata: le sue dichiarazioni su dazi, valute, banche centrali o geopolitica hanno provocato movimenti improvvisi anche molto ampi.
Questa dinamica è un problema per chi fa trading. Ecco come gestire tecnicamente e psicologicamente la più particolare fonte di volatilità degli ultimi anni: Donald Trump.
Dichiarazioni di Trump: cosa sta accadendo
Donald Trump ha costruito una parte importante della propria comunicazione politica sulla capacità di sorprendere. In questi anni si sono sprecati annunci, minacce, anticipazioni, interviste e post sui social. Particolarmente importanti sono stati quelli capaci di introdurre all’improvviso informazioni nuove su temi ai quali i mercati sono molto sensibili.
È il caso soprattutto dei dazi commerciali. La possibilità di introdurre nuovi dazi sulle importazioni da un Paese modifica le aspettative sull’interscambio commerciale, sull’inflazione e sulla crescita economica e può quindi avere effetti immediati sulle valute interessate.
Un esempio molto recente è arrivato nell’agosto 2026. Trump aveva minacciato dazi del 50% sui prodotti canadesi, per poi annunciarne una sospensione temporanea. Il 19 agosto il dollaro canadese ha raggiunto il livello più alto da circa due mesi e mezzo contro il dollaro statunitense, guadagnando lo 0,5% nella seduta anche grazie alla tregua sui dazi.
Non è nemmeno un fenomeno nuovo. Uno studio di JPMorgan riportato da Reuters aveva rilevato già nel 2025 che i messaggi di Trump relativi ai dazi erano quelli con maggiore capacità di provocare movimenti sul Forex. In un caso, l’annuncio di dazi contro Canada e Messico aveva contribuito a movimenti superiori al 2% sul peso messicano e all’1% sul dollaro canadese.
Le dichiarazioni possono incidere anche direttamente sul dollaro. Nel gennaio 2026, alcuni commenti di Trump sul valore della valuta statunitense contribuirono alla pressione sul biglietto verde, che raggiunse il minimo da quattro anni.
Un altro terreno particolarmente sensibile è quello geopolitico. Le parole del presidente statunitense possono modificare rapidamente le aspettative sulla possibilità di un conflitto, di nuove sanzioni o di un accordo diplomatico.
Il petrolio ne offre un esempio evidente. Il 17 agosto 2026 Brent e WTI sono saliti di circa il 2,6% dopo l’aumento delle tensioni legate all’Iran e alcune dichiarazioni particolarmente aggressive di Trump. Due settimane prima era accaduto sostanzialmente l’opposto: la cancellazione di un previsto attacco contro l’Iran aveva contribuito a una discesa del petrolio di circa il 7%.
Il punto, quindi, non è stabilire se una dichiarazione sia politicamente condivisibile. Dal punto di vista finanziario interessa soprattutto comprenderne l’effetto sulle aspettative. Il mercato non aspetta necessariamente che una minaccia diventi una legge o che una dichiarazione si trasformi in una decisione ufficiale: spesso reagisce subito al semplice fatto che uno scenario è diventato più probabile.
Come difendersi dalle dichiarazioni di Trump
Ma dalle dichiarazioni di Trump ci si può “difendere”. Basta prendere alcune precauzioni. La prima consiste nel considerare il rischio informativo, cioè il rischio legato all’arrivo improvviso di notizie, come parte integrante della gestione della posizione. In periodi caratterizzati da forti tensioni commerciali o geopolitiche, utilizzare la stessa esposizione impiegata in condizioni normali può significare accettare un rischio molto superiore.
Un consiglio utile è anche quello di ridurre la dimensione delle posizioni. Ciò permette di limitare l’impatto di movimenti improvvisi. È particolarmente importante quando si opera su strumenti direttamente esposti alle decisioni statunitensi, come le coppie Forex che contengono il dollaro, il petrolio, l’oro, gli indici americani o le valute dei Paesi coinvolti in negoziati commerciali.
Fondamentale è anche l’impiego saggio dello stop loss, l’ordine che chiude automaticamente la posizione a un livello di perdita prestabilito. Durante una fase di volatilità improvvisa il prezzo può compiere oscillazioni molto ampie in pochi secondi, mentre spread e slippage (lo scostamento tra il prezzo atteso e quello di esecuzione) possono aumentare. Se lo stop è troppo stretto rischia di essere raggiunto dal semplice rumore, cioè dalle oscillazioni disordinate generate dalla notizia.
Può inoltre essere prudente evitare un’eccessiva leva finanziaria. Una dichiarazione inattesa può provocare variazioni che normalmente richiederebbero ore o giorni per realizzarsi. Con una leva elevata, anche un movimento relativamente contenuto può avere un impatto importante rispetto al capitale disponibile.
Un’altra regola utile consiste nel distinguere la dichiarazione dalla decisione. Un annuncio politico non coincide sempre con l’effettiva introduzione di una misura. Questo vale per tutti i politici, ma soprattutto per Trump. Le vicende dei dazi lo hanno dimostrato chiaramente: minacce, rinvii, negoziati e accordi possono succedersi rapidamente. Entrare immediatamente dopo una notizia significa quindi esporsi anche alla possibilità di una smentita o di un cambiamento di posizione poche ore dopo.
Da qui deriva anche un importante principio psicologico: non è necessario partecipare a ogni movimento. Quando un prezzo sale o scende violentemente dopo una dichiarazione, può nascere la sensazione di perdere un’opportunità irripetibile. Inseguire il movimento significa però spesso entrare quando una parte importante della reazione si è già verificata.
Meglio attendere che volatilità e spread si normalizzino e valutare successivamente se esistano ancora condizioni coerenti con la propria strategia.
È infine importante evitare di trasformare le opinioni politiche in previsioni finanziarie. Apprezzare o criticare Trump non aiuta a prevedere EUR/USD, petrolio o S&P 500. I mercati reagiscono alle conseguenze economiche attese delle sue dichiarazioni, non al giudizio personale espresso su di esse.
In buona sostanza, non è possibile impedire a una dichiarazione inattesa di muovere il mercato. È però possibile evitare che un singolo movimento comprometta il capitale o induca a prendere decisioni impulsive. Bastano sangue freddo e conoscenze tecniche.

