Le strategie di trading non sono tutte valide. C’è strategia e strategia. Alcune, in particolare, promettono guadagni rapidi, ma espongono il capitale a perdite difficili da controllare. Conoscerle è fondamentale per comprenderne i limiti e quindi evitarle. Qui presentiamo e descriviamo le tre strategie più rischiose.

Il brutto delle strategie di trading rischiose

Prima di tutto, è bene fare un identikit di strategia rischiosa. Una strategia può essere considerata rischiosa quando espone una parte eccessiva del capitale a una singola operazione, non prevede un limite chiaro alle perdite oppure richiede di aumentare progressivamente l’esposizione quando il mercato si muove nella direzione opposta a quella prevista.

Un altro elemento ricorrente è la promessa di risultati molto elevati in tempi brevi. Le strategie più pericolose vengono spesso presentate come sistemi semplici, automatici e quasi infallibili. Possono basarsi su poche regole apparentemente logiche, ma ignorano aspetti fondamentali come la volatilità, i costi di negoziazione, la liquidità e la possibilità che un movimento contrario continui più a lungo del previsto.

Il problema non è soltanto la probabilità di chiudere una singola operazione in perdita. Anche una strategia capace di generare numerose operazioni positive può essere insostenibile se una sola perdita è sufficiente a cancellare tutti i guadagni precedenti. Per giudicare un metodo non dovete quindi osservare esclusivamente la percentuale di operazioni vincenti, ma anche l’entità delle perdite potenziali.

Il trading è un’attività seria, che richiede preparazione, regole e controllo del capitale. Il rischio non può essere eliminato, ma deve essere misurato prima di ogni ingresso. Dovete conoscere quanto siete disposti a perdere, dove chiuderete la posizione e quale parte del conto verrà coinvolta.

Le strategie eccessivamente rischiose non consentono di applicare correttamente questi principi. Al contrario, spingono a inseguire il mercato, aumentare le dimensioni delle posizioni e affidarsi alla speranza di un’inversione. In questo modo alimentano la percezione del trading come una forma di gioco d’azzardo.

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Le strategie da evitare

Per chi è ancora nella fase iniziale del proprio percorso, il richiamo delle strategie di trading rischiose è molto forte. Un richiamo foriero di conseguenze negative, eppure seducente, anche perché alcune strategie possono produrre piccoli guadagni frequenti prima di generare una perdita molto consistente. Questo meccanismo crea una falsa sensazione di sicurezza e può convincere ad aumentare progressivamente l’esposizione.

Dunque, ecco le strategie da evitare.

La martingala

Probabilmente, la strategia “rischiosa” più famosa, anche al di fuori del trading. La martingala consiste nell’aumentare la dimensione della posizione dopo ogni perdita. L’idea di fondo è che una futura operazione vincente possa recuperare quanto perso in precedenza e produrre anche un piccolo profitto.

Immaginate di iniziare rischiando 10 euro. Dopo una perdita, la posizione successiva viene aperta rischiandone 20. Se anche questa si chiude negativamente, l’esposizione passa a 40 euro, poi a 80 e così via. La crescita del rischio è molto rapida e può diventare incompatibile con il capitale disponibile già dopo poche operazioni.

Il principale difetto della martingala è che presuppone la disponibilità di risorse quasi illimitate e la certezza che, prima o poi, arriverà un’operazione vincente. Nella realtà, però, una sequenza di perdite può proseguire più a lungo del previsto. Inoltre, broker e piattaforme possono imporre limiti alla posizione, mentre il margine disponibile può esaurirsi.

Questa strategia può sembrare efficace perché produce numerosi recuperi. Il conto, tuttavia, rimane esposto a un singolo evento capace di provocare una perdita molto ampia. Insomma, preannuncia il disastro economico totale e irreversibile.

Mediare le perdite senza un limite

La strategia in questione consiste nell’aggiunta di nuove posizioni mentre il prezzo continua a muoversi contro l’operazione iniziale. Acquistando a prezzi progressivamente inferiori, oppure vendendo a prezzi superiori nel caso di una posizione short, il prezzo medio di entrata si avvicina alla quotazione corrente.

Questo approccio può apparire conveniente. Se il mercato torna verso il punto di ingresso, infatti, la posizione complessiva può raggiungere il pareggio più rapidamente. Il problema nasce quando la decisione di “mediare” non deriva da un piano prestabilito, ma dal rifiuto di accettare la perdita.

Un prezzo più basso non rende automaticamente un asset più conveniente. Il ribasso potrebbe essere causato da un cambiamento strutturale, da una notizia negativa o dall’inizio di una tendenza prolungata. Continuare ad acquistare significa aumentare l’esposizione proprio mentre il mercato sta smentendo l’ipotesi iniziale.

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La mediazione senza limiti impedisce inoltre di conoscere la perdita massima. Ogni nuovo ingresso modifica il capitale coinvolto e rende più difficile chiudere l’operazione. Per evitare questa situazione, bisogna stabilire prima dell’apertura se sono previsti ingressi multipli, quanti saranno, a quali condizioni verranno eseguiti e quale limite complessivo non dovrà essere superato.

Il trading in leva

Sul banco degli imputati, in questo caso, troviamo la leva finanziaria. Essa consente di controllare una posizione superiore al capitale effettivamente impegnato. Può amplificare i profitti, ma aumenta nella stessa misura anche le perdite. Per questo motivo, utilizzare livelli di leva molto elevati è una delle scelte più pericolose per un trader inesperto.

Con una posizione fortemente esposta, anche una variazione limitata del prezzo può causare una perdita rilevante. Il mercato non deve necessariamente sviluppare un movimento ampio: una normale oscillazione intraday può essere sufficiente a raggiungere lo stop loss, provocare una richiesta di margine o determinare la chiusura automatica dell’operazione.

La leva eccessiva influenza anche il comportamento. Quando ogni piccolo movimento produce variazioni consistenti sul conto, diventa più difficile rispettare il piano. Potreste chiudere prematuramente un’operazione, spostare lo stop o entrare nuovamente per recuperare.

Per migliorare le probabilità nel lungo periodo, non si deve cercare la posizione capace di moltiplicare rapidamente il capitale. Quella è una falsa chimera. Piuttosto, ci si deve assicurare che una singola operazione negativa non comprometta la possibilità di continuare a fare trading. Le strategie valide, quelle vere, partono sempre dalla protezione del conto: i possibili guadagni vengono valutati soltanto dopo aver definito e accettato il rischio.