Il dollaro tira il fiato dopo il rally: i mercati valutari restano in equilibrio
Dopo i forti guadagni registrati nelle ultime sessioni, il dollaro statunitense entra oggi in una fase di consolidamento. Le valute del G10 si muovono all’interno di intervalli ristretti, con oscillazioni nella maggior parte dei casi comprese tra +/- 0,1%. Fanno eccezione il dollaro neozelandese e la corona norvegese, leggermente più deboli.
Il dollaro canadese rischia di prolungare la propria serie negativa per l’undicesima seduta consecutiva, mentre il biglietto verde si è avvicinato a quota JPY162 nei confronti dello yen, in un contesto in cui le autorità giapponesi continuano a mantenersi defilate, senza interventi diretti sul mercato.
Sul fronte delle materie prime, i prezzi del petrolio hanno continuato a ridimensionare i guadagni accumulati durante la fase di tensione geopolitica, complici le notizie secondo cui Israele starebbe ritirando le proprie forze da alcune aree del Libano meridionale.
Gli utili di Micron rilanciano il comparto tecnologico
I risultati trimestrali di Micron hanno superato le attese, contribuendo ad arrestare la flessione che aveva colpito i titoli legati ai semiconduttori e all’intelligenza artificiale. Il dato ha ridato slancio al sentiment degli investitori, in particolare sul comparto tecnologico statunitense.
Sul fronte macroeconomico, oggi gli Stati Uniti pubblicano i dati di maggio relativi a reddito personale, consumi e deflatori, insieme agli ordini di beni durevoli. Il modello di previsione GDPNow della Fed di Atlanta stima una crescita del PIL del secondo trimestre al 3%, in netto miglioramento rispetto allo 0,5% del quarto trimestre 2025 e all’1,6% del primo trimestre 2026.
Analisi delle principali valute del G10
Euro
È stato necessario un calo di 5-6 punti base sul rendimento del Treasury a due anni per favorire la stabilizzazione dell’euro, ma solo dopo che la moneta unica era scesa fino a circa 1,1325 dollari, il livello più basso da maggio 2025. Il cambio ha temporaneamente superato al ribasso il ritracciamento del 38,2% del rally partito dai minimi dello scorso anno (~1,0140), individuato a 1,1340, per poi chiudere sopra tale soglia. L’euro ha recuperato fino a quasi 1,1370 prima di arrestarsi, e oggi guadagna ulteriore terreno restando però al di sotto del minimo di martedì (~1,1375).
Yen giapponese
Lo yen resta vicino ai minimi pluriennali, con il dollaro poco sotto JPY162 e oscillazioni odierne comprese tra JPY161,55 e JPY161,90. La volatilità storica annualizzata dell’ultimo mese è la più bassa tra le valute del G10 (circa 2,85%), mentre la volatilità implicita nelle opzioni a un mese si attesta vicino al 7,5%, tra le più elevate del paniere. I risk reversal a un mese mostrano un premio per le opzioni put sul dollaro, segnale che le posizioni lunghe acquistano protezione.
Sterlina britannica
La sterlina è stata venduta fino a 1,3140 dollari prima della chiusura europea di ieri, toccando il minimo dallo scorso novembre. Ha poi recuperato nel pomeriggio nordamericano, senza tuttavia riuscire a riconquistare quota 1,3180. Oggi ha raggiunto quasi 1,3200 dollari, mentre la media mobile a cinque giorni si colloca intorno a 1,3210, livello che la valuta non supera in chiusura dal 16 giugno.
Dollaro canadese
Il dollaro USA ha esteso la propria serie positiva contro il dollaro canadese, salendo per la decima seduta consecutiva e raggiungendo quasi CAD1,4250. Oggi consolida in un intervallo ristretto tra CAD1,4225 e CAD1,4245, con il prossimo obiettivo tecnico vicino a CAD1,43. Va però segnalato che il differenziale di rendimento a due anni a favore degli Stati Uniti si è leggermente ridotto nelle ultime due sessioni.
Dollaro australiano
Il dollaro australiano non è riuscito a sostenere alcun rimbalzo significativo questa settimana, scivolando ieri verso nuovi minimi a circa 0,6880 dollari, il livello più basso dal 6 aprile. L’Aussie ha chiuso per la seconda seduta consecutiva sotto la banda di Bollinger inferiore, consolidando ora intorno a 0,6900. Il supporto più vicino si colloca nell’area 0,6860, dove convergono la media mobile a 200 giorni e il minimo di fine marzo.
Le valute dei mercati emergenti
Peso messicano e real brasiliano
Il rialzo del dollaro contro il peso messicano è proseguito per la seconda giornata consecutiva, con il biglietto verde che ha toccato MXN17,6765, massimo dall’inizio di aprile. Il prossimo obiettivo si situa nell’area MXN17,75-MXN17,80. Anche il real brasiliano ha ceduto, con il dollaro che ha superato quota BRL5,20 per la prima volta da fine marzo; la media mobile a 200 giorni, mai violata quest’anno, è vicina a BRL5,2475.
Yuan e rupia indiana
Lo yuan offshore è sceso ieri a un nuovo minimo mensile, con il dollaro fino a quasi CNH6,82. La PBOC ha fissato il riferimento del cambio leggermente più alto per la quinta sessione consecutiva (CNY6,8209 contro CNY6,8195). Il calo del petrolio ha invece sostenuto la rupia indiana, che ha toccato un nuovo massimo da inizio maggio prima di ripiegare: il dollaro è sceso fino a quasi INR94,14 per poi recuperare sopra INR94,40.
Azioni, obbligazioni e materie prime
Mercati azionari
I risultati di Micron hanno risollevato il sentiment sui mercati azionari. La maggior parte delle principali borse dell’area Asia-Pacifico ha chiuso in rialzo, con l’eccezione di Hong Kong, dei titoli cinesi quotati e dell’Australia. L’indice regionale MSCI è salito per la prima volta in tre sedute. In Europa, lo Stoxx 600 avanza di circa lo 0,6%, potenzialmente il guadagno più ampio in quasi due settimane. I future sul Nasdaq guadagnano circa il 2%, mentre quelli sull’S&P 500 progrediscono dello 0,7%.
Mercato obbligazionario
I rendimenti dei titoli decennali sono in calo, sostenuti dalla flessione del petrolio e dalla riduzione di quasi 10 punti base del rendimento del Treasury statunitense di ieri, sceso sotto il 4,40% per la prima volta da inizio maggio. Il rendimento del decennale giapponese è calato di tre punti base al 2,61%, mentre quelli europei risultano leggermente più morbidi. Oggi il decennale USA è in lieve risalita verso il 4,41%.
Metalli preziosi
I metalli preziosi attraversano una fase di debolezza. L’oro è sceso a un nuovo minimo dell’anno, poco sotto i 3.960 dollari, cedendo circa il 3,4% nella seduta di ieri. Oggi ha sfiorato i 4.019 dollari, attestandosi intorno a 3.986 alla vigilia dell’apertura statunitense. L’argento ha subito una flessione ancora più marcata, pari a circa l’8%, scivolando fino a quasi 55,60 dollari, il livello più basso dallo scorso novembre.
Petrolio
Il WTI con scadenza agosto è sceso ieri sotto i 70 dollari per la prima volta dai primi giorni del conflitto mediorientale, scambiando brevemente sotto la media mobile a 200 giorni (~70,10 dollari) per la prima volta da inizio febbraio. Oggi le perdite si sono estese fino a 68,90 dollari; alla vigilia del conflitto, il prezzo si attestava a 65,70 dollari.
Gli appuntamenti macroeconomici della giornata
Stati Uniti
I dati statunitensi dovrebbero confermare che, per il quarto mese consecutivo, i consumi personali sono cresciuti più rapidamente del reddito. Il consenso Bloomberg stima un aumento dello 0,6% dei consumi e dello 0,4% del reddito di maggio. I deflatori, dopo la pubblicazione di CPI e PPI, offrono pochi spunti aggiuntivi: il dato headline è atteso in crescita dello 0,5% (4,1% annuo), mentre il core dovrebbe salire dello 0,3% (3,4% annuo).
Gli ordini di beni durevoli, balzati dell’8% in aprile grazie agli ordini Boeing, potrebbero aver registrato una contrazione del 5%; al netto di trasporti e difesa, è atteso un incremento dello 0,6%. Il rapporto sui nonfarm payroll di giugno sarà pubblicato giovedì prossimo, con stime preliminari intorno a 118.000 nuovi occupati (172.000 a maggio), coerenti con un modesto miglioramento dopo il rallentamento del 2025. Oggi sono attesi gli interventi dei membri della Fed Bowman, Goolsbee e Williams.
Canada
Il Canada pubblica i dati sull’occupazione di aprile. L’indagine sulle famiglie aveva mostrato una perdita di 17.700 posti dopo i +14.100 di marzo. Il mercato dei swap non prevede variazioni della politica monetaria della Bank of Canada almeno fino alla fine del quarto trimestre.
Messico
Il tasso di disoccupazione messicano di maggio potrebbe essere salito al 2,6% dal 2,46%. La banca centrale si riunisce oggi: l’esito appare scontato, con il tasso overnight confermato al 6,50%.
Australia
Il mercato del lavoro australiano è migliorato a maggio, con un incremento di 40.300 posti, di cui 35.200 a tempo pieno. Il tasso di partecipazione è salito al 66,7% e quello di disoccupazione è sceso al 4,4% dal 4,5%. La spesa delle famiglie è rimbalzata dell’1,3% dopo il calo dell’1,1% di aprile. Nel mercato dei future, le probabilità di un rialzo dei tassi entro fine anno si sono leggermente ridotte.
