Oro e petrolio: due trade caldi destinati a divergere
Negli ultimi dodici mesi, oro e petrolio sono stati protagonisti assoluti dei mercati finanziari, registrando performance tra le più brillanti dell’intero panorama degli asset. Tuttavia, le dinamiche macroeconomiche attuali suggeriscono che i due rally potrebbero non essere più sostenibili in parallelo: ciò che alimenta uno potrebbe essere il fattore che innesca la correzione dell’altro.
Il meccanismo è relativamente semplice da comprendere. Un rialzo del greggio tende a generare pressioni inflazionistiche, che a loro volta spingono al rialzo i rendimenti dei Treasury americani. E quando i tassi salgono, il metallo giallo, asset che non offre rendimento cedolare, tende a perdere appeal.
Sentiment in deterioramento sul mercato dell’oro
I segnali dal mercato delle opzioni
Nell’ultima settimana, il sentiment sullo SPDR Gold Shares (GLD), il principale ETF a esposizione sull’oro fisico, ha mostrato un evidente deterioramento. I volumi delle put si sono avvicinati a quelli delle call, e nella seduta di lunedì il numero di call vendute è risultato quasi doppio rispetto a quelle acquistate, segnalando un posizionamento difensivo da parte degli operatori.
Anche i premi raccontano una storia simile: secondo i dati di SpotGamma, nella stessa seduta sono stati scambiati 128 milioni di dollari in put contro 119 milioni in call, con i premi delle opzioni ribassiste che hanno superato quelli rialzisti. Un chiaro indicatore di come gli investitori istituzionali stiano coprendo le proprie posizioni o scommettendo apertamente su una correzione.
Il ruolo cruciale dei rendimenti obbligazionari
La direzione futura dell’oro dipenderà in larga parte dall’andamento dei rendimenti dei Treasury. Il decennale americano ha toccato lunedì il 4,45%, a un soffio dai massimi dell’anno e ai livelli più alti dall’estate scorsa. Si tratta di una soglia tecnica e psicologica rilevante, oltre la quale l’attrattività degli asset privi di rendimento come l’oro si riduce ulteriormente.
Petrolio, inflazione e politica monetaria della Fed
Una parte significativa degli operatori ritiene che l’attuale rally del petrolio possa riaccendere le pressioni inflazionistiche, costringendo la Federal Reserve a rivedere la propria traiettoria di politica monetaria. In uno scenario di questo tipo, i tagli dei tassi attesi dal mercato potrebbero essere posticipati o, nello scenario più estremo, sostituiti da nuovi rialzi.
L’impatto sul comparto obbligazionario
L’effetto si è già fatto sentire sull’iShares 20+ Year Treasury Bond ETF, il fondo che replica i Treasury a lunga scadenza, che ha perso 76 punti base. Anche su questo strumento il flusso di opzioni risulta orientato al ribasso: i volumi delle put hanno quasi eguagliato quelli delle call, con la maggior parte delle put acquistate. L’operazione più rilevante della giornata è stata un acquisto da 1,8 milioni di dollari su 10.000 contratti put strike 84 in scadenza il 21 agosto.
Va ricordato che prezzi e rendimenti dei bond si muovono in direzioni opposte: una posizione ribassista sull’ETF equivale quindi a una scommessa esplicita su un ulteriore rialzo dei tassi di interesse.
Il prossimo catalizzatore: il rapporto sull’occupazione USA
Il vero banco di prova per i mercati arriverà con la pubblicazione del rapporto sul lavoro statunitense di questa settimana. I dati sull’occupazione e sui salari forniranno indicazioni cruciali sullo stato di salute dell’economia americana e, soprattutto, sulla probabile traiettoria della Fed nelle prossime riunioni del FOMC.
Cosa aspettarsi nei prossimi giorni
Un mercato del lavoro ancora resiliente, combinato con un petrolio in rialzo, rappresenterebbe il mix peggiore per l’oro: rendimenti più alti, dollaro forte e una Fed costretta a mantenere una postura restrittiva più a lungo del previsto. Al contrario, un rallentamento dell’occupazione potrebbe riaprire la strada a tagli dei tassi, fornendo nuovo carburante al rally del metallo giallo.
Per gli investitori italiani esposti a entrambe le asset class — direttamente tramite ETC, ETF o indirettamente attraverso titoli del settore energetico e minerario — il momento richiede particolare attenzione. La correlazione storicamente bassa tra oro e petrolio potrebbe trasformarsi temporaneamente in una correlazione negativa, con implicazioni rilevanti per la costruzione di portafoglio e le strategie di hedging.
