Inflazione in rialzo negli USA: la Casa Bianca punta sul dato core

I prezzi al consumo negli Stati Uniti hanno registrato il maggiore incremento mensile dal 2022, con un’inflazione complessiva salita al 3,3% su base annua, trainata principalmente dai rincari energetici legati al conflitto con l’Iran. Nonostante i dati allarmanti, l’amministrazione Trump ha scelto di minimizzare, concentrandosi sul cosiddetto dato “core” — che esclude alimentari ed energia — fermo al 2,6% annuo, al di sotto delle aspettative degli analisti.

La risposta della Casa Bianca: ottimismo selettivo

Il vice portavoce della Casa Bianca, Kush Desai, ha dichiarato che l’economia americana “rimane su una traiettoria solida”, pur riconoscendo i rincari su carburante e alimentari. Desai ha sottolineato come alcune categorie di beni — dalle uova ai farmaci da prescrizione, fino agli elettrodomestici — stiano registrando cali di prezzo, attribuendo il merito alle politiche economiche del presidente Trump.

Kevin Hassett: “Distrazione temporanea”

Il direttore del Consiglio Economico Nazionale, Kevin Hassett, ha ribadito il messaggio ottimistico in un’intervista a Fox Business, citando il dato core e i prezzi in calo su carne bovina e biglietti sportivi. Hassett ha definito gli effetti economici della guerra con l’Iran come “una distrazione temporanea che svanirà molto, molto rapidamente”, parlando di una semplice “perturbazione energetica transitoria”. Tuttavia, mentre Hassett parlava in diretta, la stessa grafica di Fox Business mostrava i prezzi energetici in rialzo di oltre il 12% su base annua — un dato difficile da ignorare.

Perché lo shock energetico potrebbe durare più a lungo del previsto

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Gli economisti indipendenti sono molto più cauti rispetto alla narrativa della Casa Bianca. Esistono diversi fattori strutturali che suggeriscono come gli effetti economici del conflitto possano protrarsi nel tempo:

Lo Stretto di Hormuz ancora bloccato

Lo Stretto di Hormuz — arteria vitale per il transito di petrolio, elio e fertilizzanti — rimane di fatto chiuso, nonostante le pressioni diplomatiche di Washington. Attraverso questo corridoio strategico transitano enormi quantità di materie prime essenziali, e la sua chiusura prolungata minaccia di far salire i prezzi su una vasta gamma di beni: dalle automobili alle lavatrici, fino ai prodotti alimentari.

Il principio “su come un razzo, giù come una piuma”

Gli economisti ricordano da tempo una dinamica ben nota nei mercati energetici: i prezzi della benzina tendono a salire rapidamente ma a scendere con estrema lentezza. Questo significa che, anche in caso di cessate il fuoco e di avvio di negoziati di pace — come quelli previsti in Pakistan — il caro-carburante potrebbe pesare sulle famiglie americane ancora per settimane. Venerdì, il prezzo medio della benzina negli USA si attestava a 4,15 dollari al gallone, secondo i dati AAA, in lieve aumento rispetto ai 4,09 dollari della settimana precedente.

Il giudizio degli economisti indipendenti

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Bernard Yaros, capo economista per gli USA di Oxford Economics, ha avvertito che il dato sull’inflazione del mese prossimo “sarà anch’esso scomodo”. Yaros ha respinto i paragoni con il 2022 — quando l’inflazione fu alimentata dai problemi alle catene di approvvigionamento post-pandemia e dalla guerra in Ucraina — ma ha messo in guardia su un possibile deterioramento della situazione, soprattutto se il mercato del lavoro dovesse indebolirsi, fenomeno che tipicamente segue gli shock energetici con un certo ritardo.

L’opposizione democratica attacca Trump

Sul fronte politico, i Democratici hanno puntato il dito contro l’amministrazione. La senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren ha dichiarato: “La guerra di Trump con l’Iran ha fatto aumentare i costi. Ogni famiglia che fatica a fare il pieno o a fare la spesa sa esattamente chi è il responsabile.” Angela Hanks, responsabile dei programmi politici della Century Foundation, ha avvertito che “impatti più diffusi potrebbero emergere nei prossimi rapporti”, citando le potenziali carenze di petrolio, elio e fertilizzanti come fattori capaci di innescare una spirale inflazionistica su larga scala.

Cosa osservare nei prossimi giorni

I mercati finanziari e gli analisti terranno d’occhio diversi elementi chiave nelle prossime settimane: • L’evoluzione del conflitto con l’Iran e l’esito dei colloqui di pace in Pakistan.
• La riapertura o meno dello Stretto di Hormuz e il relativo impatto sui prezzi delle materie prime.
• Il prossimo dato sull’inflazione, che potrebbe confermare o smentire le previsioni più pessimistiche degli economisti.
• Le mosse della Federal Reserve, che dovrà valutare se uno shock inflazionistico temporaneo giustifichi o meno un intervento sui tassi di interesse.