Trump lancia l’ultimatum all’Iran: accordo entro stasera o conseguenze devastanti
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha alzato drasticamente il livello delle minacce nei confronti dell’Iran, avvertendo che “un’intera civiltà morirà questa notte” se Teheran non raggiungerà un accordo che includa la riapertura dello Stretto di Hormuz. Le dichiarazioni arrivano dopo che le forze statunitensi hanno colpito nella notte obiettivi militari sull’Isola di Kharg, il principale terminal petrolifero iraniano, come confermato da un funzionario della Casa Bianca a CNBC.
Le parole di Trump su Truth Social
“Un’intera civiltà morirà questa notte, per non risorgere mai più. Non voglio che accada, ma probabilmente accadrà”, ha scritto Trump martedì mattina sulla sua piattaforma Truth Social. Il presidente ha poi aggiunto: “Tuttavia, ora che abbiamo un Cambiamento di Regime Completo e Totale, dove menti diverse, più intelligenti e meno radicalizzate prevalgono, forse qualcosa di rivoluzionariamente meraviglioso può accadere.” Trump ha fissato una scadenza per le ore 20:00 ET di martedì, dopo aver già minacciato domenica, in un post di Pasqua dai toni aggressivi, di distruggere ponti e centrali elettriche iraniane entro la stessa sera.
Il contesto geopolitico ed economico: lo Stretto di Hormuz e il mercato petrolifero
Un blocco con conseguenze globali
L’Iran ha bloccato la maggior parte del transito petrolifero attraverso lo Stretto di Hormuz da quando Stati Uniti e Israele hanno avviato le operazioni militari a fine febbraio 2026. Si tratta di uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo: circa il 20% del petrolio globale transita normalmente attraverso questo corridoio. La chiusura ha generato uno shock storico sull’offerta energetica mondiale, con i prezzi del greggio che sono schizzati rapidamente verso l’alto, alimentando pressioni inflazionistiche già significative sui mercati internazionali.
La leva negoziale dell’Iran
Trump ha dichiarato che le forze armate iraniane sono state “annientate”, ma ha riconosciuto che Teheran mantiene ancora il controllo del flusso di traffico navale attraverso lo stretto, una leva negoziale di enorme peso strategico ed economico. Gli analisti di JPMorgan hanno sottolineato in una nota ai clienti che il conflitto ha rafforzato la Guardia Rivoluzionaria e che la strategia iraniana punta a resistere nel lungo periodo, non a prevalere militarmente. “L’Iran potrebbe aver perso la sua guida suprema e i suoi comandanti, e aver subito gravi danni alle infrastrutture nucleari e militari, ma non ci sono segnali di resa”, hanno scritto i ricercatori di JPMorgan.
Lo stato dei negoziati: segnali contrastanti
Canali diplomatici in bilico
Le notizie sullo stato dei colloqui diplomatici si sono rivelate contraddittorie nel corso della giornata:
- Il New York Times, citando tre alti funzionari iraniani, ha riferito che l’Iran ha interrotto i negoziati con gli Stati Uniti e ha comunicato al Pakistan — che agisce da mediatore — la fine dei colloqui per il cessate il fuoco.
- Il Wall Street Journal ha invece riportato che l’Iran ha interrotto le comunicazioni dirette con Washington, ma che i colloqui con i mediatori restano attivi.
- Il Tehran Times ha precisato su X che “i canali diplomatici e indiretti con gli USA non sono CHIUSI”.
Secondo fonti vicine alle trattative, le parti stavano discutendo una proposta di cessate il fuoco di 45 giorni come ultima opzione per evitare l’escalation. Tuttavia, un funzionario della Casa Bianca ha confermato a CNBC che Trump non ha approvato tale proposta, mentre l’Iran ha esplicitamente rifiutato qualsiasi tregua temporanea, chiedendo invece un accordo definitivo per porre fine al conflitto. “L’unico che stabilirà un cessate il fuoco sono io”, ha dichiarato Trump lunedì durante l’Easter Egg Roll alla Casa Bianca.
Le condizioni di Trump per un accordo
In una conferenza stampa, il presidente ha chiarito che per evitare le conseguenze dell’ultimatum, l’Iran dovrà accettare “un accordo accettabile per me, e parte di quell’accordo sarà la libera circolazione del petrolio e di tutto il resto” attraverso lo Stretto di Hormuz. Trump ha criticato l’ipotesi iraniana di imporre pedaggi sul transito nello stretto, lasciando intendere che gli Stati Uniti potrebbero invece voler gestire direttamente tali diritti di transito.
Le reazioni politiche interne agli USA
Critiche bipartisan
Le dichiarazioni di Trump hanno suscitato reazioni accese sia tra i suoi oppositori che tra alcuni storici alleati:
- Il leader della minoranza alla Camera, Hakeem Jeffries (D-NY), ha dichiarato: “Il Congresso deve porre immediatamente fine a questa guerra sconsiderata in Iran prima che Trump ci trascini nella Terza Guerra Mondiale.”
- L’ex deputata repubblicana Marjorie Taylor Greene, già fedelissima di Trump, ha invocato la rimozione del presidente tramite il 25° emendamento della Costituzione americana.
Il sostegno del vicepresidente Vance
Il vicepresidente JD Vance, in visita a Budapest per sostenere la campagna elettorale del premier ungherese Viktor Orbán, ha difeso le operazioni militari statunitensi su Kharg Island come coerenti con la strategia di Trump. “Quello che l’Iran sta cercando di fare, dopo essere stato sconfitto militarmente, è infliggere il massimo dolore economico possibile al mondo. E il presidente degli Stati Uniti è un uomo che sa riconoscere la leva negoziale”, ha dichiarato Vance.
La posizione del Regno Unito e le tensioni con la NATO
La Gran Bretagna ha precisato di non autorizzare l’utilizzo delle proprie basi militari per operazioni contro infrastrutture civili iraniane — azioni che potrebbero configurarsi come crimini di guerra secondo il diritto internazionale. Un portavoce del Ministero della Difesa britannico ha confermato a CNBC che il via libera è limitato a “specifiche operazioni difensive per impedire all’Iran di lanciare missili nella regione”. Trump ha più volte espresso frustrazione per la riluttanza del Regno Unito e degli altri alleati NATO a coinvolgersi nel conflitto. Le tensioni con l’Alleanza Atlantica si erano già acuite all’inizio del 2026, quando il presidente aveva rivendicato il controllo della Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, membro NATO. Lunedì, Trump ha lasciato intendere di non aver dimenticato la questione: “Sapete, tutto è iniziato con la Groenlandia. La vogliamo. Loro non vogliono darcela. E io ho detto: ‘Arrivederci.'”
Impatto sui mercati finanziari: cosa osservare
La crisi in corso ha implicazioni dirette per i mercati globali. Gli investitori devono monitorare con attenzione:
- Prezzi del petrolio (WTI e Brent): ogni escalation o de-escalation nel conflitto si riflette immediatamente sulle quotazioni energetiche.
- Mercati valutari (forex): il dollaro USA tende a rafforzarsi nei momenti di risk-off, mentre valute legate alle materie prime possono subire volatilità elevata.
- Asset rifugio: oro e titoli di Stato statunitensi restano i principali beneficiari dell’incertezza geopolitica.
- Settore energetico azionario: le compagnie petrolifere internazionali potrebbero registrare movimenti significativi in base all’evoluzione della situazione.
La situazione rimane estremamente fluida. Un accordo nelle prossime ore potrebbe portare a un rapido calo dei prezzi energetici e a un recupero degli asset rischiosi; al contrario, un’ulteriore escalation militare potrebbe innescare una nuova ondata di volatilità sui mercati internazionali.

