Il prezzo del carburante aereo quasi raddoppiato: la crisi che mette in ginocchio le compagnie aeree
Il settore aereo si trova ad affrontare una doppia minaccia: non solo il prezzo del carburante per aerei (jet fuel) è quasi raddoppiato, ma inizia a emergere un problema ancora più grave, ovvero la disponibilità stessa del prodotto. Da quando Stati Uniti e Israele hanno avviato operazioni militari contro l’Iran il 28 febbraio 2026, il prezzo del jet fuel negli USA è passato da 2,50 dollari al gallone a 4,88 dollari al gallone entro il 2 aprile, con aumenti ancora più marcati in Europa e in alcune aree dell’Asia. La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz — uno dei corridoi energetici più strategici al mondo, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio globale — sta soffocando le forniture sia di greggio che di prodotti raffinati, tra cui proprio il carburante aereo, alimentando ulteriori pressioni sui prezzi.
Le compagnie aeree corrono ai ripari: tagli ai voli e piani di emergenza
Lufthansa prepara scenari alternativi
Carsten Spohr, CEO di Deutsche Lufthansa, ha comunicato ai dipendenti tramite una videoconferenza che la compagnia tedesca ha già costituito team dedicati alla gestione delle emergenze legate al conflitto in Medio Oriente. I piani contingenti includono la possibilità di ridurre la domanda di voli e di far fronte a una carenza strutturale di carburante, con l’ipotesi concreta di mettere a terra parte della flotta.
United Airlines: Asia nel mirino dei tagli
Scott Kirby, CEO di United Airlines — la compagnia americana con la maggiore esposizione sulle rotte asiatiche — ha dichiarato apertamente che sarà necessario ridurre i voli verso quella regione. Kirby ha anche sottolineato che non è da escludere una riduzione collettiva del servizio da parte di più vettori nell’area Asia-Pacifico. Kirby ha inoltre evidenziato una vulnerabilità geografica interna agli Stati Uniti: la Costa Ovest americana è particolarmente esposta alla volatilità dei prezzi del carburante, a causa di una capacità di raffinazione insufficiente e di una connessione limitata alla rete di oleodotti nazionali. In un messaggio ai dipendenti del 20 marzo, il CEO ha dichiarato: «Non cambia nulla nei nostri piani a lungo termine per le consegne di aeromobili o la capacità totale per il 2027 e oltre, ma non ha senso bruciare liquidità nel breve periodo su voli che non riescono ad assorbire questi costi del carburante». United si sta preparando a un petrolio stabilmente sopra i 100 dollari al barile fino al 2027.
La domanda di viaggi regge, ma per quanto ancora?
Nonostante le turbolenze, i vertici del settore confermano che la domanda di viaggi rimane solida, soprattutto se confrontata con lo stesso periodo del 2025, quando le prenotazioni erano crollate a causa della guerra commerciale avviata dall’amministrazione Trump, del crollo dei mercati finanziari e dei licenziamenti di massa nel settore pubblico legati al cosiddetto “Department of Government Efficiency” guidato da Elon Musk. Tuttavia, secondo i dati di UBS, la capacità domestica delle compagnie americane nel secondo trimestre 2026 è cresciuta del 2,1%, in calo rispetto alle previsioni iniziali del 2,3%, mentre la capacità totale è salita dell’1,1%, ben al di sotto del +2,4% atteso. UBS prevede ulteriori tagli nelle prossime settimane.
Il carburante pesa più di qualsiasi altra voce di costo
Il jet fuel rappresenta tipicamente la seconda voce di costo più rilevante per le compagnie aeree, subito dopo il personale. Per far fronte all’aumento dei costi, i vettori stanno già aumentando le tariffe aeree e introducendo o incrementando commissioni accessorie, come quelle per il bagaglio da stiva. Delta Air Lines, JetBlue Airways e United Airlines hanno già alzato le tariffe per il bagaglio registrato. Delta Air Lines merita un’attenzione particolare: la compagnia possiede una raffineria propria, il che le consente potenzialmente di beneficiare dell’aumento del prezzo del jet fuel attraverso i ricavi delle vendite di carburante.
Il giudizio degli analisti: rischio rating e pressioni sui consumatori
Savanthi Syth, analista del settore aereo presso Raymond James, ha chiarito che un jet fuel stabilmente tra i 4 e i 4,50 dollari al gallone non è un costo che le compagnie possono trasferire integralmente sui passeggeri: «Se il carburante rimane alto, vedremo semplicemente tagli alla capacità». Ancora più preoccupante è la valutazione di Joseph Rohlena, Senior Director di Fitch Ratings con copertura sul settore aereo americano: «Stiamo monitorando le compagnie aeree molto da vicino. A questi livelli di prezzo del carburante, non occorre molto tempo prima che emergano potenziali pressioni sui rating creditizi».
Uno scenario che va oltre il settore aereo
Il rischio più ampio è che l’aumento del prezzo della benzina e le pressioni inflazionistiche più generali possano spingere i consumatori a ridurre la spesa discrezionale, inclusi i viaggi. In quel caso, le compagnie aeree si troverebbero a fronteggiare simultaneamente un crollo della domanda e costi operativi insostenibili — uno scenario che i mercati finanziari stanno già iniziando a prezzare con crescente attenzione.
