La speranza di un cessate il fuoco in Medio Oriente muove i mercati globali

I mercati finanziari internazionali stanno operando su una narrativa di ottimismo geopolitico: la possibilità che il conflitto in Medio Oriente si avvicini a una conclusione ha innescato un’ondata di propensione al rischio, penalizzando il dollaro americano e sostenendo asset considerati più rischiosi come azionario e valute emergenti. Il presidente Trump ha nuovamente lasciato intendere che il conflitto potrebbe volgere al termine a breve, con un discorso alla nazione previsto in serata. Sul fronte europeo, il Primo Ministro britannico Starmer ha annunciato piani per una cooperazione rafforzata con l’Unione Europea, mentre Trump ha rinnovato le minacce di ritiro dalla NATO, un’alleanza già messa sotto pressione dalle dichiarazioni statunitensi sulla Groenlandia all’inizio del 2026. Il conflitto in Medio Oriente aveva fino ad ora pesato su azioni e obbligazioni, sostenendo il dollaro come valuta rifugio. Un’eventuale de-escalation potrebbe invertire questa dinamica: rally su equity e bond, indebolimento del biglietto verde.

Mercato Forex: le principali valute G10

Euro: avanzata tecnica verso $1.1610

L’euro ha beneficiato di una combinazione di acquisti legati a opzioni e del sentiment positivo sulla possibile fine del conflitto. La coppia EUR/USD si è avvicinata a $1.1565 nelle contrattazioni nordamericane, avvicinandosi al target di ritracciamento dei cali dalla settimana precedente (massimo intorno a $1.1640). Nelle contrattazioni europee odierne ha raggiunto circa $1.1610. Da monitorare la scadenza di opzioni per 1 miliardo di euro a $1.1650 prevista domani. Il supporto è identificato in prossimità del massimo della sessione precedente.

Yen giapponese: pressione sul dollaro sotto JPY159

La combinazione di interventi verbali rafforzati, un dollaro in ritirata su base ampia e rendimenti americani in calo ha spinto lo yen ai massimi delle ultime quattro sessioni. Il dollaro, che lunedì aveva brevemente superato JPY160.40, è sceso fino a quasi JPY158.65, chiudendo per la prima volta in oltre un mese sotto la media mobile a 20 giorni. Oggi si muove intorno a JPY158.90, con vendite che emergono in area JPY159.00. Scadono oggi opzioni per circa $955 milioni a JPY159.10. Le vendite di follow-through hanno portato il cambio leggermente sotto JPY158.30.

Sterlina britannica: recupero da minimi annuali

La sterlina ha toccato ieri un nuovo minimo annuale intorno a $1.3160, per poi recuperare verso $1.3265. Oggi ha raggiunto $1.1315. Una chiusura sopra $1.3320, dove scadono oggi opzioni per quasi GBP590 milioni, sarebbe necessaria per migliorare il quadro tecnico.

Dollaro canadese: rimbalzo dopo i minimi annuali

Anche il dollaro canadese ha toccato ieri un nuovo minimo annuale, con il dollaro USA che ha raggiunto CAD1.3965. Con il successivo indebolimento generalizzato del biglietto verde, il cambio è sceso sotto CAD1.3910 e oggi si avvicina a CAD1.3885. Scadono oggi opzioni per $710 milioni a CAD1.3900. Se il massimo è confermato, il dollaro potrebbe dirigersi verso CAD1.3840-50 e poi CAD1.38 nel breve termine.

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Dollaro australiano: recupero dai minimi bimestrali

Il dollaro australiano ha tenuto appena sopra il minimo di due mesi di lunedì (leggermente sotto $0.6835) e ha recuperato chiudendo sopra il massimo di lunedì ($0.6890). Oggi ha raggiunto quasi $0.6955. Le resistenze immediate si trovano intorno a $0.6970 e nell’area $0.7000-10.

Mercati Emergenti: il risk-on premia le valute Latam

Peso messicano: rimbalzo deciso

Il peso messicano ha registrato un forte recupero nella sessione di ieri. Il sentiment risk-on ha favorito le valute latinoamericane, che hanno occupato quattro delle prime sei posizioni tra le valute emergenti più performanti. Anche il fiorino ungherese e il rand sudafricano hanno messo a segno guadagni significativi. Il dollaro aveva toccato un marginale nuovo massimo annuale contro il peso, avvicinandosi per la terza sessione consecutiva alla media mobile a 200 giorni senza riuscire a superarla. Il biglietto verde ha poi invertito la rotta, chiudendo sotto il minimo di lunedì (MXN17.9855). Oggi il dollaro è stato venduto fino a circa MXN17.8150, sfidando la media mobile a 20 giorni. Una rottura convincente potrebbe aprire la strada verso l’area MXN17.70. Da segnalare: la banca centrale colombiana ha alzato il tasso di riferimento di 100 punti base all’11.25%, replicando il rialzo di gennaio, in una riunione controversa che ha visto il ministro delle finanze abbandonare la sala dopo aver votato. Il mercato si aspettava la mossa, ma il governo si era opposto. Il peso colombiano è tra le poche valute che si sono apprezzate sul dollaro dall’inizio del conflitto in Medio Oriente.

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Yuan offshore: dollaro ai minimi di quattro sessioni

Lo yuan offshore ha recuperato terreno, con il dollaro che ha raggiunto un minimo di quattro sessioni leggermente sotto CNH6.8870, chiudendo sotto la media mobile a 20 giorni (circa CNH6.8955). Le vendite odierne hanno portato il dollaro verso il limite inferiore del range recente intorno a CNH6.87. La PBOC ha fissato il tasso di riferimento a CNY6.9025, in calo rispetto al CNY6.9194 precedente.

Mercati azionari e obbligazionari: rally generalizzato

Il rimbalzo dell’azionario americano e l’ottimismo sulla possibile fine del conflitto hanno alimentato forti guadagni in Asia-Pacifico: – Nikkei: +5% – Kospi sudcoreano: +8.4% – Taiex taiwanese: +4.6% – Hong Kong e Australia: +2% circa – Stoxx 600 europeo: +2%, potenzialmente il miglior rialzo dall’aprile scorso I futures sugli indici americani segnano un rialzo dello 0.50%-0.70%. Sul fronte obbligazionario, i rendimenti europei benchmark scendono di 4-7 punti base. Il rendimento del Treasury USA a 10 anni, che aveva toccato un picco di circa 4.48% la settimana scorsa, è ora intorno al 4.28%, in calo di circa tre punti base.

Materie prime: oro ai massimi di due settimane

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L’oro prolunga il recupero e ha raggiunto quasi $4.748, il livello più alto in quasi due settimane, dopo aver toccato un minimo il 23 marzo leggermente sotto $4.000. L’argento mostra un andamento più debole: dopo aver raggiunto circa $75.60, nelle contrattazioni europee del mattino è scivolato verso $74.35, faticando a mantenere lo slancio rialzista. Sul fronte energetico, il WTI di maggio è sceso a un minimo di tre giorni vicino a $96.50, ma si mantiene intorno ai $100. Il Brent di giugno ha recuperato da un minimo di quattro giorni ($98.35) e si muove sostanzialmente invariato intorno a $104 nelle contrattazioni europee.

Dati macroeconomici: focus sul mercato del lavoro USA

Stati Uniti

Il dato ADP sul settore privato è considerato il più rilevante della giornata. La stima indica 63.000 posti di lavoro aggiunti a febbraio, il dato più alto in tre mesi. Nei primi due mesi del 2026, l’ADP suggerisce circa 74.000 nuovi occupati nel settore privato, circa la metà rispetto allo stesso periodo del 2025. Le vendite al dettaglio di febbraio, pur meno rilevanti del solito a causa del conflitto, mostrano una proiezione mediana di +0.5% dopo la contrazione dello 0.2% di gennaio. In agenda anche l’ISM manifatturiero e le stime finali dei PMI manifatturieri, con la stima flash che aveva mostrato un modesto miglioramento a 52.4 da 51.6. Le vendite di auto di marzo sono attese in lieve rialzo a 15.88 milioni (tasso annualizzato destagionalizzato) da 15.75 milioni di febbraio.

Canada e Messico

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Il PMI manifatturiero canadese di marzo è atteso dopo tre mesi consecutivi di crescita fino a 51.0. Il PMI manifatturiero messicano di marzo sarà pubblicato oggi: a febbraio era a 47.1, con l’economia messicana in difficoltà, fattore che ha spinto Banxico a tagliare i tassi la settimana scorsa nonostante il superamento del target di inflazione. Attesi anche i dati sulle rimesse dei lavoratori di febbraio: la media mensile del 2025 si è attestata a circa $5.15 miliardi, in calo rispetto ai $5.40 miliardi del 2024.

Eurozona e Regno Unito

Il PMI manifatturiero finale dell’Eurozona di marzo si è attestato a 51.6, sopra la stima preliminare di 51.4 e in rialzo rispetto al 50.8 di febbraio, con un miglioramento per tutti e tre i mesi del primo trimestre. Il tasso di disoccupazione dell’Eurozona a febbraio è salito al 6.2% dal minimo storico del 6.1% di gennaio. Il PMI manifatturiero del Regno Unito di marzo si è fermato a 51.0, sotto la stima flash di 51.4 e il 51.7 di febbraio, segnalando un rallentamento dopo quattro mesi di crescita.

Asia-Pacifico

Il PMI manifatturiero finale australiano di marzo è risultato più debole del previsto, scivolando a 49.8 da 50.1, il livello più basso da ottobre scorso. In Giappone, il PMI manifatturiero finale di marzo è stato rivisto leggermente al rialzo a 51.6 dall’iniziale 51.4. Di maggiore rilevanza è il sondaggio Tankan della BOJ per il primo trimestre: pur con un lieve miglioramento del sentiment, le aspettative restano deboli e i piani di investimento in conto capitale sono stati drasticamente ridimensionati (3.3% contro il 12.6% del quarto trimestre 2025). In Cina, il PMI manifatturiero RatingDog (ex Caixin) è sceso a 50.8 da 52.1, mentre la versione della China Federation of Logistics si è attestata a 50.4 da 49.0. Nel 2025, la media annuale RatingDog era stata 50.3, contro il 49.6 della CFL.