Il contesto geopolitico pesa sui mercati valutari

Il conflitto in Medio Oriente continua a dominare l’attenzione degli investitori globali. I ribelli Houthi sono entrati attivamente nel conflitto, alimentando il rischio concreto di una chiusura dello Stretto di Bab El-Mandeb, arteria cruciale per il commercio internazionale. Secondo alcune fonti, impianti di alluminio e acciaio sarebbero stati colpiti da attacchi mirati. Nel frattempo, gli Stati Uniti continuano ad ammassare forze militari nella regione, incluse truppe di terra, in quello che appare come un posizionamento strategico per eventuali operazioni future.

Due scenari strategici in campo

Gli analisti identificano due logiche operative che si sovrappongono. La prima vede Washington mantenere aperte le opzioni militari come leva negoziale per spingere verso un accordo diplomatico. La seconda ipotizza che, in assenza di un cambio di regime, l’obiettivo potrebbe essere quello di ridurre significativamente le capacità operative dell’Iran, preservando le infrastrutture solo nel caso in cui si concretizzi una transizione politica. Questo scenario di risk-off si riflette chiaramente sui mercati valutari, dove il dollaro USA è in deciso rialzo. L’unica eccezione di rilievo è rappresentata dallo yen giapponese.

Yen sotto pressione: le autorità giapponesi intervengono verbalmente

Prima del fine settimana, il mercato aveva spinto il cambio USD/JPY oltre la soglia psicologica di 160,00, un livello che non si vedeva dal luglio 2024. Il dollaro aveva toccato un massimo di 160,40 yen. Tuttavia, all’apertura della settimana, le dichiarazioni aggressive del Vice Ministro per gli Affari Internazionali Mimura hanno frenato bruscamente l’avanzata del biglietto verde.

La BOJ alza i toni

blank

A rafforzare la pressione sul dollaro ha contribuito anche il verbale dell’ultima riunione della Bank of Japan (BOJ), dal quale emerge che è stato discusso un rialzo dei tassi più consistente del solito. Anche il Governatore Ueda, intervenendo davanti alla Dieta, ha espresso preoccupazione per gli sviluppi recenti sul mercato valutario. Il cambio USD/JPY è tornato intorno a 159,50 durante le contrattazioni europee. Un’eventuale rottura dell’area 159,30 potrebbe aprire la strada verso quota 159,00, anche se gli operatori nordamericani potrebbero considerare questi livelli come nuove opportunità di acquisto sul dollaro, temendo meno il rischio di un intervento diretto.

Analisi delle principali valute G10

Euro (EUR/USD)

L’euro ha registrato la quarta sessione consecutiva in calo, scivolando leggermente sotto 1,1500 dollari. Nella sessione odierna ha testato i minimi della settimana precedente in area 1,1485. La resistenza è ora identificata intorno a 1,1520. Il minimo dall’inizio del conflitto mediorientale è stato toccato il 13 marzo scorso, in area 1,1410.

Sterlina britannica (GBP/USD)

La sterlina prolunga la sua serie negativa alla quinta sessione consecutiva, con un nuovo minimo giornaliero a 1,3325 dollari. Il supporto più vicino si colloca nell’area 1,3180-1,3200. Il minimo degli ultimi quattro mesi è stato registrato a metà mese, intorno a 1,3220.

blank

Dollaro canadese (USD/CAD)

Il dollaro canadese ha ceduto terreno per tutta la settimana precedente, raggiungendo i minimi degli ultimi due mesi. Il cambio USD/CAD ha sfiorato 1,3920 nella sessione odierna. Il massimo annuale, registrato a metà gennaio, si trova in area 1,3930. Una resistenza più solida è attesa nella zona 1,3985-1,4000.

Dollaro australiano (AUD/USD)

Il dollaro australiano è in calo da sei sessioni consecutive, senza ancora trovare un supporto solido. Nella sessione odierna ha rotto al ribasso 0,6845, avvicinandosi all’area 0,6800. Il cross si trova stabilmente al di sotto della Banda di Bollinger inferiore, segnale tecnico di ipervenduto.

Mercati emergenti: peso messicano e yuan sotto pressione

Peso messicano (USD/MXN)

Il peso messicano ha toccato nuovi minimi annuali, penalizzato sia dall’umore risk-off sui mercati globali sia dal taglio dei tassi in chiave accomodante da parte della Banca del Messico. La valuta ha perso quasi il 5% nel corso del mese. Il dollaro ha superato MXN 18,00 per la prima volta dallo scorso dicembre, avvicinandosi alla media mobile a 200 giorni in area 18,1925.

Yuan cinese offshore (USD/CNH)

Lo yuan offshore ha toccato i minimi delle ultime tre settimane, con il cambio USD/CNH che ha raggiunto 6,9270. La People’s Bank of China ha fissato il cambio di riferimento a CNY 6,9223, il livello più alto dal 2 marzo. Pechino ha inoltre annunciato misure per incrementare le quote di investimento all’estero di circa 5,3 miliardi di dollari, portandole a 176,17 miliardi. Circolano anche notizie su possibili esportazioni di diesel e altri carburanti verso Filippine e Vietnam.

Rupia indiana (USD/INR)

La rupia indiana ha vissuto una seduta volatile: inizialmente era salita dell’1,4% dopo che la banca centrale aveva annunciato un tetto alle posizioni corte scoperte sulla valuta, costringendo a una brusca ricopertura delle posizioni. Tuttavia, i guadagni sono stati completamente azzerati e il dollaro ha toccato un nuovo massimo storico vicino a INR 95,1250.

Mercati azionari e obbligazionari: la pressione non si allenta

blankblank

Azionario

Le borse della regione Asia-Pacifico hanno continuato a scendere con forza, con i principali mercati — ad eccezione della Cina — in calo del 2-3%. L’indice MSCI regionale ha perso l’1,5% la settimana scorsa, la quarta perdita settimanale consecutiva. In Europa, lo Stoxx 600 guadagna circa lo 0,25%, dopo aver archiviato la prima settimana positiva in quattro. I futures sugli indici USA sono in rialzo dello 0,3-0,4%, dopo le perdite del 2-3% della settimana precedente.

Obbligazionario

I rendimenti dei titoli di Stato sono generalmente in calo. Il Treasury USA a 10 anni scende di circa 3 punti base, attestandosi intorno al 4,39%. In Giappone, il rendimento del JGB a 10 anni è leggermente in calo, mentre i bond a 30 e 40 anni hanno visto un balzo di 6-10 punti base. I rendimenti europei sono in lieve discesa, con l’eccezione del Gilt britannico a 10 anni, leggermente in rialzo.

Materie prime

L’oro si mantiene solido intorno a 4.532 dollari l’oncia, nella parte alta del range delle ultime tre sessioni. Anche l’argento è in territorio positivo, vicino a 71 dollari. Il petrolio WTI (contratto maggio) ha toccato quasi 103,40 dollari al barile, il livello più alto dal picco del 9 marzo a 113,40 dollari. Il Brent (contratto giugno) si avvicina a 109,50 dollari.

Agenda macro: settimana densa di dati negli USA

La settimana si apre in modo relativamente tranquillo, ma il calendario si infittisce rapidamente. Il dato più atteso è il rapporto sul mercato del lavoro di marzo, in pubblicazione venerdì, che dovrebbe mostrare un parziale recupero dopo la perdita di 92.000 posti di lavoro registrata a febbraio. Prima di allora, saranno pubblicati i dati sulle vendite al dettaglio di febbraio, le vendite di auto di marzo e il saldo commerciale di febbraio. In serata, il Presidente della Fed di New York, Williams, interverrà sull’economia statunitense. In Europa, i sondaggi sul sentiment della Commissione Europea di marzo hanno confermato un deterioramento della fiducia. In Germania, i dati regionali sull’inflazione di marzo segnalano un possibile balzo al 2,8% dal 2,0% precedente, trainato dai prezzi energetici. Nel Regno Unito, i dati sul credito al consumo e sui mutui di febbraio sono risultati leggermente migliori delle attese, con impatto limitato sui mercati. In Giappone, domani mattina saranno pubblicati i dati sull’inflazione di Tokyo a marzo, i dati sull’occupazione di febbraio e la produzione industriale preliminare. L’inflazione di Tokyo è attesa stabile, con un tasso headline all’1,6% e un core all’1,8%. Il tasso di disoccupazione dovrebbe restare al 2,7%.