Il Brent torna sopra i 110 dollari: tensioni nello Stretto di Hormuz

Il prezzo del petrolio ha registrato un forte rialzo venerdì, dopo che due grandi navi portacontainer cinesi sono state respinte mentre tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz, confermando che l’Iran continua a esercitare il controllo su una delle rotte marittime più strategiche al mondo. Il Brent con consegna a maggio è salito del 2,82%, raggiungendo quota 111,06 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) ha guadagnato il 2,68%, portandosi a 97,01 dollari al barile.

Le navi COSCO respinte: un segnale preoccupante per i mercati

Secondo la società di monitoraggio navale MarineTraffic, due navi ultra-large di proprietà della China Ocean Shipping Company (COSCO) — quarta compagnia di navigazione al mondo per capacità — hanno tentato di attraversare lo Stretto, venendo però costrette a tornare indietro. Si è trattato del primo tentativo da parte di un grande vettore di container di attraversare la rotta da quando è scoppiato il conflitto. L’episodio è particolarmente significativo considerando che la Cina è tradizionalmente considerata un paese alleato dell’Iran, e Teheran aveva in precedenza dichiarato che le navi delle nazioni amiche avrebbero potuto transitare liberamente. «Gli sviluppi notturni suggeriscono che la situazione nello Stretto di Hormuz rimane altamente instabile», ha dichiarato MarineTraffic in un post sui social media.

Trump concede una proroga di 10 giorni all’Iran: i mercati restano cauti

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Sul fronte diplomatico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato una proroga di 10 giorni per l’Iran, sospendendo gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane fino al 6 aprile 2026. La mossa, tuttavia, non è riuscita a placare le preoccupazioni degli investitori sull’offerta globale di petrolio. Trump ha dichiarato giovedì che i negoziati con Teheran starebbero procedendo «molto bene», aggiungendo che l’Iran avrebbe consentito il passaggio di 10 petroliere attraverso lo Stretto come «gesto di buona volontà» nei confronti degli Stati Uniti.

Le parole di Trump sulle petroliere iraniane

«Hanno detto: “Per dimostrare che siamo seri, vi lasceremo passare otto navi cariche di petrolio… e salperanno domani”», ha riferito Trump, citando le parole dei negoziatori iraniani. Il presidente ha poi aggiunto che la spedizione è cresciuta ulteriormente: «Si sono scusati per qualcosa che avevano detto e hanno aggiunto altre due navi. Alla fine erano 10». I mercati hanno accolto queste dichiarazioni con moderato ottimismo, interpretandole come un segnale che almeno una parte dei flussi petroliferi stia riprendendo. Tuttavia, gli analisti invitano alla cautela.

Il mercato petrolifero globale: da “tamponato” a “fragile”

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Secondo Paola Rodriguez-Masiu, chief oil analyst di Rystad Energy, il mercato ha finora mostrato una resilienza sorprendente, ma quella fase si sta esaurendo. «Il mercato petrolifero non ha sottovalutato la disruption nello Stretto di Hormuz: l’ha assorbita», ha dichiarato l’analista. «Per quasi quattro settimane, i mercati hanno dimostrato una notevole tenuta, sostenuti da una combinazione di surplus pre-bellico, greggio in transito e barili strategici che hanno fornito un cuscinetto temporaneo, mantenendo i prezzi sotto controllo. Quella fase è ora terminata».

I numeri della crisi: quasi 500 milioni di barili persi

Rystad Energy stima che la disruption abbia interessato circa 17,8 milioni di barili al giorno di petrolio e carburanti normalmente transitanti dallo Stretto di Hormuz, con una perdita complessiva di quasi 500 milioni di barili di liquidi dall’inizio del conflitto. Il sistema globale dell’offerta è passato da una condizione di relativa sicurezza a una situazione di estrema fragilità, con scorte ridotte e margini di manovra sempre più limitati per assorbire ulteriori shock. In questo contesto, qualsiasi escalation potrebbe tradursi rapidamente in un nuovo impennata dei prezzi energetici a livello mondiale.