Oro in territorio ribassista dopo il sell-off più pesante dal 2011
Il prezzo dell’oro ha tentato un timido rimbalzo nella giornata di martedì, ma resta saldamente in territorio di mercato ribassista, penalizzato dalla forza del dollaro statunitense e dai rendimenti elevati dei Treasury. L’oro spot è stato scambiato in calo dell’1% a 4.370,29 dollari l’oncia, mentre i futures con consegna ad aprile hanno registrato una flessione dello 0,8% a 4.371,50 dollari l’oncia. Dal massimo storico di 5.594,82 dollari l’oncia raggiunto a fine gennaio 2026, il metallo prezioso ha perso il 21%, con la sola settimana precedente che ha visto un crollo di quasi il 10%, la peggiore performance settimanale dal settembre 2011.
Il dollaro forte riduce l’attrattiva dell’oro
Il Dollar Index, che misura la forza del biglietto verde rispetto a un paniere di valute principali, è salito dello 0,4% nella stessa seduta, rafforzandosi di circa il 3% dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. Un dollaro più forte rende l’oro — quotato in valuta americana — più costoso per gli investitori che operano in altre divise, riducendone automaticamente la domanda. Questo meccanismo è particolarmente rilevante per i trader del mercato forex, dove le dinamiche valutarie influenzano direttamente il posizionamento sulle materie prime denominate in dollari.
Perché l’oro sta scendendo: i fattori chiave
Liquidazione forzata e prese di profitto
Secondo Rajat Bhattacharya, senior investment strategist di Standard Chartered, il pattern è ricorrente: “Sebbene l’oro abbia inizialmente beneficiato della domanda di bene rifugio all’inizio del conflitto con l’Iran, i prezzi hanno successivamente ritracciato”. Bhattacharya ha spiegato che durante le fasi di forte stress sui mercati, gli investitori tendono a liquidare posizioni in profitto per raccogliere liquidità e coprire le margin call su altre asset class.
Rivalutazione della politica monetaria della Fed
Un altro fattore determinante è il ricalcolo delle aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve. L’inflazione persistente negli Stati Uniti ha ridotto le probabilità di tagli aggressivi dei tassi di interesse, mantenendo i rendimenti dei Treasury su livelli elevati. Il rendimento del Treasury decennale è salito di circa 5 punti base al 4,384% nella seduta di martedì. Rendimenti più alti penalizzano l’oro, che non offre cedole né interessi, rendendolo meno competitivo rispetto agli strumenti obbligazionari a reddito fisso.
Correzione naturale dopo un rally eccezionale
Non va dimenticato che l’oro ha registrato un rialzo superiore al 64% nel 2025, alimentato dall’incertezza geopolitica e dalla domanda strutturale delle banche centrali. Zavier Wong, analista di mercato presso eToro, ha sottolineato che il recente rally verso i massimi storici è stato guidato meno dall’inflazione e più da una “più ampia perdita di fiducia: deficit fiscali, frammentazione geopolitica e banche centrali che diversificano silenziosamente le riserve lontano dal dollaro”. Dopo una corsa di questa portata, ha aggiunto Wong, “un certo ridimensionamento delle posizioni era inevitabile. Quando i mercati diventano volatili, i fondi a leva e gli investitori istituzionali tendono a ridurre l’esposizione”.
Prospettive di lungo termine: i fattori strutturali restano intatti
Nonostante il sentiment ribassista di breve periodo, la maggior parte degli analisti del settore mantiene una visione costruttiva sull’oro nel lungo termine. I driver strutturali che hanno sostenuto il mercato rialzista negli ultimi anni non sono venuti meno:
- Rischi geopolitici persistenti: le tensioni in Medio Oriente e la frammentazione degli equilibri internazionali continuano a sostenere la domanda di beni rifugio.
- Acquisti delle banche centrali: la tendenza alla diversificazione delle riserve valutarie, con una progressiva riduzione dell’esposizione al dollaro, resta un pilastro della domanda globale di oro.
- Preoccupazioni fiscali: i crescenti deficit pubblici nelle principali economie mondiali alimentano la ricerca di asset considerati riserva di valore.
Cosa monitorare nelle prossime settimane
Per gli investitori e i trader attivi sul mercato dell’oro, i fattori da tenere sotto osservazione nelle prossime settimane includono l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, i prossimi dati sull’inflazione statunitense e le comunicazioni della Federal Reserve in merito alla traiettoria dei tassi di interesse. Un eventuale indebolimento del dollaro o un’escalation geopolitica potrebbero rapidamente invertire il trend ribassista di breve termine, riportando l’oro verso i livelli di supporto chiave sopra i 4.500 dollari l’oncia.
