Metalli preziosi in forte calo, poi il recupero: cosa è successo

Lunedì i mercati dei metalli preziosi hanno vissuto una giornata di estrema volatilità. Oro, argento e platino hanno ripreso la recente ondata di vendite, registrando inizialmente perdite molto pesanti, per poi recuperare in modo significativo dopo la notizia del rinvio degli attacchi statunitensi alle infrastrutture energetiche iraniane.

Il prezzo dell’oro spot era crollato di oltre il 5% nella mattinata, toccando i 4.262,50 dollari l’oncia, prima di risalire a quota 4.482 dollari nel primo pomeriggio europeo. I futures sull’oro, dopo aver perso quasi il 10% nelle prime ore di contrattazione, si sono stabilizzati con un calo dell’1,5% a circa 4.502 dollari.

Il fattore geopolitico: Trump rinvia i raid sull’Iran

L’inversione di rotta è stata innescata dall’annuncio del presidente Donald Trump, che ha comunicato il rinvio degli attacchi pianificati contro le infrastrutture energetiche iraniane dopo quelli che ha definito colloqui “positivi e produttivi” tra le due nazioni. La notizia ha riacceso le speranze di una de-escalation del conflitto, offrendo un momentaneo sollievo ai mercati.

In precedenza, Trump aveva lanciato un ultimatum all’Iran chiedendo la riapertura dello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico fondamentale per il commercio globale di petrolio. L’Iran, dal canto suo, aveva minacciato ritorsioni contro gli acquirenti di titoli del Tesoro statunitensi, alimentando ulteriormente l’incertezza sui mercati finanziari internazionali.

Il bilancio delle perdite: oro ai minimi da settimane

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Il metallo giallo ha registrato la peggiore settimana dal settembre 2011, perdendo quasi il 10% nel corso della scorsa ottava. Rispetto al massimo storico di 5.594,92 dollari l’oncia raggiunto alla fine di gennaio 2026, l’oro spot ha ora perso circa il 25% del suo valore.

Argento in caduta libera

L’argento spot ha subito un colpo ancora più duro, cedendo il 5,9% a 63,76 dollari, toccando il minimo da inizio anno. Si tratta di un livello quasi dimezzato rispetto ai 117 dollari registrati il 28 febbraio 2026, data di inizio del conflitto con l’Iran. I futures sull’argento hanno chiuso con un ribasso dell’8,3% a 63,98 dollari.

Platino e palladio sotto pressione

L’ondata di vendite ha colpito anche gli altri metalli preziosi. I futures sul platino sono crollati del 9,7% a 1.780,20 dollari, mentre il palladio ha perso il 4,7% attestandosi a 1.377,50 dollari.

Perché l’oro perde il suo ruolo di bene rifugio

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Il paradosso di questa fase di mercato è che l’oro — tradizionalmente considerato il bene rifugio per eccellenza nei momenti di turbolenza — sta subendo vendite massicce proprio durante una crisi geopolitica di grande portata. Diversi fattori spiegano questa dinamica apparentemente controintuitiva.

Tassi di interesse e obbligazioni governative

Il conflitto iraniano sta alimentando timori crescenti su inflazione e rincaro dei prezzi energetici. La prospettiva di tassi di interesse più elevati come risposta delle banche centrali alla pressione inflazionistica rende i titoli di Stato più attraenti rispetto ai metalli preziosi, che non generano rendimento. Questo spostamento di capitali verso le obbligazioni governative penalizza direttamente oro e argento.

Tuttavia, lunedì i rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono tornati a salire, segnalando che anche il mercato obbligazionario non offre un porto sicuro in questa fase, lasciando gli investitori con poche alternative di protezione.

Banche centrali: dalla fase di accumulo alla preservazione del capitale

Nic Puckrin, co-fondatore di Coin Bureau, ha offerto un’analisi particolarmente incisiva della situazione: “La posta in gioco nel conflitto iraniano si è alzata e quello che stiamo osservando è la fuga definitiva verso la sicurezza. È esattamente così che finiscono i trade di momentum sovraffollati”.

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Secondo Puckrin, i movimenti sui metalli preziosi indicano che banche centrali e Stati del Golfo stanno attingendo alle riserve auree accumulate negli ultimi anni. “L’attenzione si è spostata dall’accumulo alla preservazione del capitale. Questo porrà un tetto naturale ai prezzi dell’oro”, ha aggiunto l’analista.

Prospettive per i mercati dei metalli preziosi nel 2026

La situazione attuale rappresenta un punto di svolta critico per il mercato dell’oro e dei metalli preziosi. Dopo un rally straordinario che ha portato l’oro a superare i 5.500 dollari l’oncia a inizio 2026, il mercato si trova ora a fare i conti con una realtà complessa in cui diversi fattori si contrappongono.

Da un lato, l’instabilità geopolitica legata al conflitto iraniano e la chiusura dello Stretto di Hormuz dovrebbero teoricamente sostenere la domanda di beni rifugio. Dall’altro, la liquidazione forzata delle riserve auree da parte di attori istituzionali e la prospettiva di politiche monetarie più restrittive stanno esercitando una pressione ribassista significativa.

Per gli investitori, il messaggio chiave è che nessun asset è immune in un contesto di crisi sistemica. La diversificazione del portafoglio e una gestione attenta del rischio restano gli strumenti più efficaci per navigare questa fase di estrema incertezza sui mercati globali.