Crollo storico del petrolio dopo l’annuncio di Trump sull’Iran
I mercati petroliferi hanno registrato un crollo verticale nella giornata di lunedì, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato colloqui produttivi con l’Iran per porre fine alle ostilità e ha ordinato una sospensione di cinque giorni degli attacchi militari contro le infrastrutture energetiche del Paese. Il Brent è precipitato di oltre il 13%, scendendo a 96,91 dollari al barile dopo aver superato i 112 dollari nella sessione di venerdì. Il West Texas Intermediate (WTI) ha subito un calo analogo, perdendo quasi il 13% e attestandosi a 85,66 dollari al barile. Si tratta di uno dei movimenti intraday più violenti degli ultimi anni sul mercato del greggio.
L’annuncio di Trump su Truth Social
In un post pubblicato sulla piattaforma Truth Social, Trump ha dichiarato che negli ultimi due giorni Stati Uniti e Iran hanno avuto “conversazioni molto buone e produttive riguardo a una risoluzione completa e totale delle ostilità in Medio Oriente”. Il presidente ha inoltre specificato di aver ordinato al Dipartimento della Difesa di posticipare qualsiasi attacco militare contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane per un periodo di cinque giorni. L’annuncio rappresenta un’inversione di rotta significativa rispetto a sabato, quando Trump aveva dato all’Iran un ultimatum di 48 ore per riaprire lo Stretto di Hormuz, minacciando in caso contrario di colpire le centrali elettriche del Paese.
Lo Stretto di Hormuz: il nodo cruciale
Resta tuttavia incerta la tempistica di riapertura dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo strategico attraverso il quale transita normalmente circa il 20% delle forniture globali di petrolio. I media statali iraniani hanno dichiarato domenica che Teheran avrebbe consentito il passaggio sicuro attraverso lo stretto a tutte le navi, ad eccezione di quelle collegate ai “nemici dell’Iran”, una formulazione vaga che lascia ampi margini di incertezza per gli operatori di mercato.
Goldman Sachs rivede al rialzo le stime sul prezzo del petrolio
Nonostante il crollo di lunedì, Goldman Sachs ha alzato significativamente le proprie previsioni sui prezzi del greggio. La banca d’affari prevede ora un prezzo medio del Brent a 110 dollari a marzo e aprile, rispetto alla precedente stima di 98 dollari, con un incremento del 62% rispetto alla media annuale del 2025. Anche le stime sul WTI sono state riviste al rialzo: 98 dollari a marzo e 105 dollari ad aprile.
Scenario estremo: possibile superamento dei record del 2008
Gli analisti di Goldman Sachs hanno avvertito che, qualora i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz dovessero rimanere al 5% dei livelli normali per 10 settimane, i prezzi giornalieri del Brent potrebbero superare il record storico del 2008, quando il greggio raggiunse circa 147 dollari al barile nel luglio di quell’anno, prima di crollare a circa 40 dollari nel giro di pochi mesi a causa della crisi finanziaria globale. Secondo la banca, anche nel breve termine, ipotizzando che i flussi restino al 5% fino al 10 aprile, i prezzi tenderanno a salire ulteriormente. Goldman ha inoltre sottolineato che la consapevolezza dei governi riguardo ai rischi legati alla concentrazione dell’offerta e alla limitata capacità produttiva di riserva potrebbe alimentare un aumento degli stoccaggi strategici e una pressione rialzista sui prezzi a lungo termine.
L’allarme dell’Agenzia Internazionale dell’Energia
Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), ha lanciato un avvertimento particolarmente grave, definendo la situazione in Medio Oriente “molto severa” e peggiore rispetto ai due shock petroliferi degli anni ’70 e all’impatto della guerra Russia-Ucraina sul mercato del gas, combinati insieme.
Rilascio record dalle riserve strategiche
L’11 marzo 2026, i Paesi membri della IEA hanno concordato il rilascio di un volume record di 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche per far fronte alla disruption dell’offerta causata dal conflitto con l’Iran. Si tratta della più grande operazione coordinata di rilascio di scorte nella storia dell’agenzia. Birol ha inoltre dichiarato di essere in consultazione con i governi di Asia ed Europa per valutare un ulteriore rilascio di scorte “se necessario”, sottolineando tuttavia che la soluzione più importante e urgente resta la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Implicazioni per i mercati finanziari e il forex
Il crollo del petrolio ha avuto ripercussioni immediate su diversi segmenti dei mercati finanziari. Le valute dei Paesi esportatori di petrolio, come il rublo russo e il dollaro canadese, hanno subito pressioni, mentre il dollaro statunitense ha mostrato una relativa stabilità grazie al suo ruolo di bene rifugio. Per i trader del forex, la volatilità sul mercato petrolifero rappresenta un fattore chiave da monitorare nelle prossime settimane. Le coppie valutarie legate alle commodity, come USD/CAD e USD/NOK, potrebbero registrare movimenti significativi in funzione dell’evoluzione della crisi nello Stretto di Hormuz. Gli investitori dovranno prestare particolare attenzione ai prossimi sviluppi diplomatici tra Washington e Teheran, poiché la finestra di cinque giorni annunciata da Trump potrebbe rappresentare sia un’opportunità di de-escalation sia il preludio a un’ulteriore intensificazione del conflitto, con conseguenze potenzialmente dirompenti sull’intero sistema finanziario globale.

