La Fed di Chicago lancia l’allarme inflazione in un contesto geopolitico incerto

Il presidente della Federal Reserve di Chicago, Austan Goolsbee, ha dichiarato lunedì che le sue preoccupazioni sull’inflazione superano attualmente quelle relative alla disoccupazione, nonostante i segnali di progresso nei negoziati tra Stati Uniti e Iran. In un’intervista rilasciata alla CNBC, il banchiere centrale ha sottolineato quanto sia complesso definire la politica monetaria nell’attuale scenario economico e geopolitico.

Il nodo Iran e le ripercussioni sui mercati energetici

Le dichiarazioni di Goolsbee sono arrivate poco dopo l’annuncio del presidente Donald Trump sui progressi raggiunti nei negoziati con Teheran, con la sospensione per cinque giorni di ulteriori attacchi alle infrastrutture energetiche durante il proseguimento dei colloqui diplomatici.

“La cosa più importante è capire il filo conduttore di ciò che sta accadendo”, ha affermato Goolsbee. “Ciò che rende questo momento così delicato e intenso è che nessuno può dirci cosa accadrà concretamente nel conflitto in Medio Oriente, né quanto durerà.”

La reazione dei mercati è stata immediata: dopo le notizie sul fronte diplomatico, i mercati azionari hanno registrato un forte rialzo e i prezzi del petrolio sono crollati, riflettendo le aspettative di una possibile distensione nella regione. I trader, in una sessione caratterizzata da elevata volatilità, hanno aumentato le scommesse su un possibile rialzo dei tassi entro fine anno, pur continuando a prezzare un taglio nel 2027.

La posizione di Goolsbee sulla politica monetaria della Fed

Il dissenso di dicembre e le riunioni successive

Goolsbee aveva espresso il suo dissenso rispetto al taglio dei tassi deciso a dicembre, una posizione che si è rivelata coerente con la successiva decisione del Federal Open Market Committee (FOMC) di mantenere invariati i tassi di interesse a breve termine nelle riunioni di gennaio e marzo. Il banchiere centrale ha confermato di aver condiviso la scelta della maggioranza in entrambe le occasioni.

È importante sottolineare che Goolsbee non è membro votante del FOMC nel 2026, ma tornerà a esprimere il proprio voto nel 2027, anno in cui le sue posizioni potrebbero avere un impatto diretto sulle decisioni di politica monetaria.

L’ombra dell’errore “team transitory”

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Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda il monito esplicito contro la ripetizione di quello che Goolsbee ha definito “l’errore del team transitory”, riferendosi alla sottovalutazione della gravità dell’inflazione da parte della Fed nel 2021, quando i rialzi dei prezzi vennero inizialmente classificati come temporanei.

“Resto abbastanza ottimista sul fatto che entro la fine del 2026 i tassi possano scendere, ma voglio vedere prove concrete che l’inflazione stia tornando verso il target del 2%. Questa situazione bellica complica decisamente i piani. Abbiamo bisogno di vedere progressi reali”, ha dichiarato.

Le aspettative del FOMC e lo scenario per i tassi nel 2026-2027

La scorsa settimana, la maggioranza dei funzionari del FOMC ha indicato di attendersi ancora almeno un taglio dei tassi nel corso del 2026 e un ulteriore intervento nel 2027. Tuttavia, il quadro resta tutt’altro che definito. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente rappresentano una variabile critica che potrebbe alterare significativamente le proiezioni sull’inflazione e, di conseguenza, il percorso della politica monetaria statunitense.

Per gli operatori del mercato forex e per gli investitori in generale, le parole di Goolsbee rappresentano un segnale chiaro: la Fed non intende abbassare la guardia sull’inflazione, anche a costo di mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto. Il rischio di un’escalation nel conflitto mediorientale, con le sue inevitabili ripercussioni sui prezzi dell’energia, aggiunge un ulteriore livello di incertezza a uno scenario già complesso per i mercati globali.