Il caso giudiziario che ha travolto Super Micro Computer

La Procura federale del Distretto Meridionale di New York ha incriminato tre persone legate a un produttore statunitense di server per aver illegalmente dirottato miliardi di dollari in server equipaggiati con GPU Nvidia verso la Cina, aggirando i rigidi controlli sulle esportazioni imposti dal governo americano. L’atto d’accusa, reso pubblico nel corso della settimana, ha provocato un crollo del 25% delle azioni Super Micro Computer, evidenziando la gravità delle accuse e le potenziali ripercussioni per l’azienda quotata al Nasdaq.

Chi sono gli imputati e quali accuse devono affrontare

Secondo l’atto d’accusa, tre individui hanno operato in concerto per violare l’Export Control Reform Act, la legge federale che regola le esportazioni di tecnologie sensibili: Yih-Shyan “Wally” Liaw, co-fondatore di Super Micro Computer e membro del consiglio di amministrazione, nonché Senior Vice President dello sviluppo commerciale. Secondo i dati FactSet, Liaw controlla azioni Super Micro per un valore di circa 464 milioni di dollari. È stato arrestato insieme a Ting-Wei “Willy” Sun, un contractor dell’azienda. Il terzo imputato, Ruei-Tsan “Steven” Chang, responsabile vendite a Taiwan, risulta attualmente latitante. Super Micro ha precisato di non essere formalmente imputata nel procedimento, ma ha immediatamente sospeso i dipendenti coinvolti e interrotto il rapporto con il contractor.

Lo schema di contrabbando: server finti e documenti falsificati

blank

L’atto d’accusa descrive un meccanismo di elusione sofisticato e articolato. Una società del Sud-Est asiatico fungeva da intermediario, compilando documentazione falsa per far apparire che i server fossero destinati al proprio utilizzo. Una società logistica separata si occupava poi di reimballare i server per occultarne la destinazione finale: la Cina.

Il sistema dei server “fantoccio”

Per ingannare il team di compliance di Super Micro, gli imputati avrebbero posizionato dei server “dummy” (fittizi) presso le strutture di stoccaggio della società intermediaria nel Sud-Est asiatico, mentre i server reali erano già stati spediti in Cina. Lo stesso stratagemma sarebbe stato utilizzato anche durante un’ispezione da parte di un funzionario statunitense addetto al controllo delle esportazioni. Chang, in particolare, avrebbe lavorato per impedire agli auditor di ispezionare le aree dei data center dove i server avrebbero dovuto trovarsi, arrivando a organizzare la revisione con un auditor da lui stesso definito “amichevole”. Vale la pena ricordare che nel 2024 Super Micro aveva annunciato le dimissioni del proprio revisore contabile Ernst & Young, successivamente sostituito da BDO.

Un giro d’affari da 2,5 miliardi di dollari

blank

Le dimensioni dell’operazione illecita sono impressionanti. Secondo la Procura, lo schema avrebbe generato circa 2,5 miliardi di dollari in vendite per il produttore di server a partire dal 2024. Solo nel periodo compreso tra la fine di aprile e la metà di maggio 2025, server per un valore di 510 milioni di dollari sarebbero stati venduti alla società intermediaria del Sud-Est asiatico e successivamente inoltrati in Cina. La Procura ha sottolineato che Super Micro non disponeva di alcuna licenza del Dipartimento del Commercio statunitense per esportare server dotati di GPU Nvidia verso la Cina.

La corsa ai chip Blackwell B200

L’atto d’accusa rivela anche che Liaw avrebbe spinto la società intermediaria ad adottare il chip B200, basato sulla più avanzata architettura Blackwell di Nvidia, già dalla fine del 2024. In un messaggio di testo inviato a un dirigente della società intermediaria, Liaw avrebbe scritto: “Quanti ne potete prendere approssimativamente entro gennaio? Febbraio? Marzo? Aprile? Una previsione approssimativa va bene… Così possiamo proporre a Nvidia in un modo che possano accettare… Questo è l’unico modo per ottenere l’allocazione dei B200, per quanto ne so.” Nel 2025, Liaw avrebbe inoltre inviato allo stesso dirigente un link a una dichiarazione della Casa Bianca relativa a una nuova normativa sulle esportazioni di prodotti legati all’intelligenza artificiale, sollecitando un aumento del ritmo delle spedizioni prima dell’entrata in vigore delle nuove restrizioni.

La reazione rivelatrice di Liaw

Un dettaglio particolarmente significativo emerge dall’atto d’accusa: quando un broker che aveva acquistato server Nvidia dalla società intermediaria inviò a Liaw un link a una notizia sull’arresto di cittadini cinesi per contrabbando di chip AI verso la Cina, Liaw avrebbe risposto con emoji di pianto, una reazione che i procuratori considerano indicativa della consapevolezza della natura illecita delle operazioni.

Il contesto geopolitico: la guerra dei chip tra USA e Cina

Il caso si inserisce nel più ampio conflitto tecnologico tra Stati Uniti e Cina. Il governo americano ha cercato a lungo di comprendere come chip ad alte prestazioni continuassero a raggiungere la Cina senza autorizzazione, soprattutto in un momento in cui le aziende americane di intelligenza artificiale come Anthropic e OpenAI si trovano a fronteggiare la concorrenza di rivali cinesi come DeepSeek. Le GPU Nvidia sono fondamentali per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale generativa e rappresentano una risorsa strategica nella competizione tecnologica globale.

Le mosse recenti di Trump e Nvidia

blankblank

Il presidente Donald Trump aveva inizialmente cercato di impedire alla Cina di ottenere questi processori avanzati. Tuttavia, in una fase successiva, ha dichiarato di aver comunicato al presidente cinese Xi Jinping che gli Stati Uniti avrebbero consentito a Nvidia di spedire GPU H200 in Cina “a condizioni che permettano di mantenere una forte sicurezza nazionale”. Il CEO di Nvidia, Jensen Huang, ha recentemente annunciato la ripresa della produzione per evadere gli ordini di acquisto di chip H200 dalla Cina. In precedenza, Nvidia aveva ottenuto licenze per esportare il chip H20 in Cina, con Huang che aveva accettato di fornire al governo statunitense il 15% dei ricavi delle vendite in Cina.

Le implicazioni per il mercato e per gli investitori

Il crollo del titolo Super Micro rappresenta un duro colpo per gli investitori, ma solleva anche interrogativi più ampi sulla capacità delle aziende tecnologiche statunitensi di garantire il rispetto dei controlli sulle esportazioni lungo catene di fornitura sempre più complesse e globalizzate. Super Micro ha dichiarato in un comunicato ufficiale che “la condotta attribuita a questi individui nell’atto d’accusa rappresenta una violazione delle politiche aziendali e dei controlli di compliance”, aggiungendo di mantenere un “programma di compliance robusto” e di essere impegnata nel pieno rispetto di tutte le leggi e normative statunitensi in materia di controllo delle esportazioni. Jay Clayton, Procuratore federale per il Distretto Meridionale di New York nominato da Trump ed ex presidente della Securities and Exchange Commission (SEC), ha commentato con fermezza: “I reati che coinvolgono tecnologie sensibili devono essere affrontati con azioni rapide. Altrimenti la legge non ha alcun significato.” Il caso Super Micro rappresenta un precedente significativo e potrebbe intensificare i controlli su tutte le aziende del settore, con potenziali ripercussioni sull’intero comparto dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale quotato a Wall Street.