Crollo dei metalli preziosi: oro e argento trascinati dal panico sui mercati globali
Giovedì i mercati dei metalli preziosi hanno subito un violento sell-off, con l’oro in calo di circa il 5% e l’argento in discesa di quasi il 10%. A scatenare le vendite è stata una combinazione di fattori: l’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran, i timori crescenti per uno shock inflazionistico globale e un diffuso clima di avversione al rischio che ha investito tutte le principali asset class.
Alle 14:43 ora italiana, l’oro spot scambiava in ribasso del 4,9% a poco sopra i 4.600 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro con scadenza più vicina perdevano il 5,8% a 4.612 dollari. L’argento spot cedeva il 9,5% a 68,22 dollari l’oncia, con i futures in calo del 12% a 68,31 dollari.
Titoli minerari e ETF in caduta libera
Il sell-off non ha risparmiato i titoli del comparto minerario e gli ETF legati ai metalli preziosi, che hanno registrato perdite significative già nelle contrattazioni pre-mercato.
ETF più colpiti
Il ProShares Ultra Silver ETF ha perso il 20% prima dell’apertura di Wall Street, mentre l’iShares Silver Trust ETF — protagonista di un’ondata speculativa di tipo “meme trade” nei primi mesi del 2026 — ha ceduto quasi il 10%. L’Aberdeen Physical Silver Shares ETF ha registrato un calo del 9,9%.
Titoli minerari sotto pressione
Tra le singole società minerarie, le perdite più pesanti hanno riguardato Teck Resources (-8,9%), First Majestic Silver (-10%) e Coeur Mining (-9,9%). Il sell-off si è esteso anche alla sessione europea: l’indice Stoxx Europe Basic Resources ha perso il 6%. Le azioni di Fresnillo, primo produttore mondiale di argento e importante produttore di oro, sono scese del 9,3%, mentre il colosso minerario Antofagasta ha ceduto l’8,2%.
Il contesto: guerra in Iran, shock energetico e rischio inflazione
Il ribasso dei metalli preziosi si inserisce in un quadro di risk-off generalizzato che ha colpito simultaneamente equity globali e titoli di Stato. I mercati azionari europei hanno aperto in netto calo, mentre i futures statunitensi segnalavano un’apertura altrettanto negativa a Wall Street.
Gli investitori stanno monitorando con crescente preoccupazione il conflitto tra Stati Uniti e Iran, ormai alla terza settimana. La guerra sta alimentando timori concreti per uno shock energetico con potenziali ricadute inflazionistiche su scala globale. Martedì i prezzi di petrolio e gas naturale sono schizzati al rialzo dopo che attacchi militari hanno colpito infrastrutture energetiche in Iran e Qatar.
Le banche centrali in stato di allerta
Le principali banche centrali del mondo stanno seguendo con attenzione gli sviluppi in Medio Oriente, adeguando le proprie comunicazioni al nuovo scenario di rischio.
Federal Reserve e Bank of Japan
La Federal Reserve ha mantenuto i tassi invariati mercoledì, citando impatti “incerti” derivanti dal conflitto. Anche la Bank of Japan ha lasciato i tassi fermi, sottolineando tuttavia che i rischi inflazionistici sono ora orientati al rialzo proprio a causa della guerra in Iran.
Banche centrali europee
Giovedì è atteso l’aggiornamento di politica monetaria da parte di diverse banche centrali europee, tra cui la Bank of England e la Banca Centrale Europea. La Banca Nazionale Svizzera ha già comunicato la decisione di mantenere il tasso di riferimento allo 0%, segnalando al contempo una crescente disponibilità a intervenire sul mercato dei cambi con il protrarsi del conflitto.
Dopo il rally record del 2025, il 2026 porta volatilità estrema
Oro e argento avevano chiuso il 2025 con rally storici: l’oro aveva guadagnato il 66% nel corso dell’anno, mentre l’argento aveva messo a segno un impressionante +135%. Tuttavia, il 2026 si è rivelato finora un anno di volatilità estrema: i futures sull’argento hanno subito a fine gennaio il peggior calo giornaliero dagli anni ’80.
Questo andamento riflette un cambiamento strutturale nella dinamica dei mercati dei metalli preziosi. Dopo mesi di rialzi ininterrotti, gli investitori si trovano ora a fare i conti con un contesto radicalmente diverso, dove la ricerca di liquidità prevale sulla tradizionale funzione di bene rifugio.
Cosa dicono gli analisti: bene rifugio sotto pressione
Vendite forzate per finanziare nuove posizioni
Paul Surguy, managing director e responsabile degli investimenti di Kingswood Group, ha spiegato che l’oro ha beneficiato a lungo di un “vento favorevole”, ma che il contesto attuale sta spingendo gli investitori a riconsiderare le proprie posizioni. Secondo Surguy, i mercati globali stanno attraversando una fase in cui anche gli asset considerati rifugio vengono liquidati per finanziare acquisti su titoli che potrebbero aver reagito in modo eccessivo alla situazione corrente.
Surguy ha inoltre evidenziato un aspetto spesso trascurato: con la chiusura degli spazi aerei e delle rotte marittime, il trasporto fisico dell’oro è diventato più costoso o addirittura impossibile. Un elemento che ricorda come il possesso fisico del metallo sia essenziale per garantire realmente la funzione di bene rifugio.
Investitori finanziari come acquirenti marginali
Iain Barnes, CIO della società di gestione patrimoniale britannica Netwealth, ha sottolineato come la maggiore volatilità del prezzo dell’oro rifletta la sua crescente inclusione come asset finanziario nei portafogli di investimento. “Gli acquirenti marginali dell’oro sono investitori finanziari, non fondamentali, e li vediamo ridurre il rischio su tutta la linea”, ha dichiarato Barnes, aggiungendo che questo fenomeno è particolarmente evidente tra i fondi a leva, penalizzati dall’aumento dei costi di finanziamento.
Il ruolo del dollaro forte
Dan Coatsworth, responsabile mercati di AJ Bell, ha indicato un ulteriore fattore ribassista: il rafforzamento del dollaro statunitense. “L’oro tende a scendere quando il dollaro si apprezza, poiché il metallo diventa più costoso per gli acquirenti che operano in altre valute”, ha spiegato Coatsworth, aggiungendo che parte delle vendite potrebbe derivare dalla necessità degli investitori di liquidare asset che avevano generato profitti significativi nei mesi precedenti.
Prospettive per i metalli preziosi nel contesto attuale
Il sell-off di giovedì rappresenta un punto di svolta importante per il mercato dei metalli preziosi nel 2026. La combinazione di conflitto geopolitico, pressioni inflazionistiche, politiche monetarie restrittive e rafforzamento del dollaro crea un ambiente particolarmente complesso per oro e argento.
Per gli investitori italiani ed europei, è fondamentale considerare che la volatilità potrebbe restare elevata nelle prossime settimane, soprattutto in attesa delle decisioni di BCE e Bank of England. Il mercato dei metalli preziosi, tradizionalmente considerato un porto sicuro, sta dimostrando che in fasi di stress estremo nessun asset è immune dalle vendite generalizzate. La capacità di mantenere una visione di lungo periodo e una corretta diversificazione del portafoglio resta, come sempre, l’arma più efficace a disposizione dell’investitore.
