La Reserve Bank of Australia alza i tassi per la seconda volta nel 2026
La Reserve Bank of Australia (RBA) ha deciso di aumentare il tasso di riferimento per la seconda volta dall’inizio del 2026, con una decisione estremamente combattuta: 5 voti a favore contro 4 contrari. La spaccatura all’interno del board segnala un dibattito acceso sulle prospettive economiche australiane e sulla necessità di proseguire con la stretta monetaria. Il dollaro australiano, che resta la valuta più performante del G10 da inizio anno con un apprezzamento di circa il 5,8% contro il biglietto verde, ha inizialmente accusato il colpo scivolando verso quota $0,7050, per poi recuperare rapidamente e avvicinarsi a $0,7100. Il mercato dei futures ora prezza una probabilità dell’80% di un ulteriore rialzo nella prima metà del 2026, rispetto al 45% stimato il giorno precedente. Sul fronte obbligazionario, il rendimento del benchmark decennale australiano è sceso di sei punti base dopo l’annuncio, segnalando che il mercato interpreta la mossa come potenzialmente vicina al picco del ciclo restrittivo.
Vertice Trump-Xi rinviato di almeno un mese
Il viaggio del presidente Trump in Cina è stato posticipato di almeno un mese. La Casa Bianca ha ufficialmente collegato il rinvio agli sforzi bellici in corso, ma fonti precedenti indicavano che i funzionari cinesi fossero delusi dalla mancanza di progressi nei lavori preparatori al summit.
La questione dello Stretto di Hormuz
L’amministrazione statunitense avrebbe inoltre avvertito che l’incontro potrebbe essere a rischio qualora Pechino non contribuisse ad aprire lo Stretto di Hormuz, un passaggio strategico cruciale per il commercio globale di petrolio. Nonostante le pressioni diplomatiche, secondo diverse fonti le spedizioni di petrolio iraniano verso la Cina continuano regolarmente, alimentando le tensioni tra Washington e Pechino. Il rinvio del vertice aggiunge incertezza a un quadro geopolitico già complesso, con implicazioni dirette sui mercati delle materie prime e sulle dinamiche valutarie globali.
Pechino inasprisce le restrizioni sull’export di fertilizzanti
Il terzo sviluppo rilevante riguarda la decisione di Pechino di rafforzare i tagli alle esportazioni di fertilizzanti, in particolare quelli a base di azoto e potassio, ribadendo al contempo le restrizioni già in vigore sull’export di urea. Questa mossa ha implicazioni significative per i mercati agricoli globali, dato il ruolo dominante della Cina nella produzione mondiale di fertilizzanti. L’inasprimento delle restrizioni potrebbe esercitare pressioni al rialzo sui prezzi alimentari a livello internazionale, con ricadute sull’inflazione nei paesi importatori.
Mercato valutario: dollaro in arretramento generalizzato
Il biglietto verde si presenta in calo contro la maggior parte delle valute del G10, con le uniche eccezioni del dollaro canadese e del dollaro neozelandese, che non riescono a trovare slancio.
Euro e sterlina in recupero
L’euro si è stabilizzato dopo aver interrotto una serie negativa di quattro sedute, registrando il guadagno giornaliero più ampio in oltre un mese (circa +0,90%). La moneta unica è stata inizialmente venduta fino a $1,1465 nella sessione asiatica, per poi recuperare a $1,1525 in Europa. La resistenza chiave si colloca nell’area $1,1525-1,1550: un superamento di questo livello migliorerebbe sensibilmente il quadro tecnico. Opzioni per 1,6 miliardi di euro con strike a $1,1500 scadono nella giornata odierna. La sterlina ha seguito un percorso simile, rimbalzando dai minimi annuali di $1,3220 fino a $1,3340, con il guadagno più consistente (circa +0,75%) dalla fine di gennaio. L’area $1,3340-1,3350 rappresenta la resistenza immediata prima di un eventuale test della zona $1,3400-1,3430.
Dollaro/yen in fase di consolidamento
Il dollaro/yen si è fermato in prossimità di JPY159,75, consolidando in un range ristretto tra JPY159,00 e JPY159,50. Il livello psicologico di JPY160 resta l’obiettivo principale del mercato, ma potrebbe essere necessario un catalizzatore fondamentale per superare questa soglia, che riveste un’importanza simbolica superiore rispetto a una vera e propria linea rossa per le autorità giapponesi.
Dollaro canadese sotto pressione
Il biglietto verde ha raggiunto i massimi da fine gennaio contro il dollaro canadese, per poi ritracciare verso CAD1,3650. La coppia si muove in un range contenuto tra CAD1,3680 e CAD1,3700, in attesa dell’annuncio della Bank of Canada previsto per domani.
Valute emergenti: il peso messicano guida il rimbalzo
Non appena il dollaro ha mostrato segni di debolezza, la domanda per il peso messicano è esplosa. Il peso è stato tra le quattro valute emergenti a registrare un rialzo superiore all’1%, insieme al real brasiliano, al fiorino ungherese e al rand sudafricano. Il dollaro è stato venduto fino a MXN17,65, al di sotto del minimo della sessione precedente, segnando il primo avanzamento del peso in quattro sedute e il guadagno più consistente (circa +1,5%) dallo scorso aprile. Il supporto immediato si individua nell’area MXN17,57-17,60.
Yuan offshore e rupia indiana
Lo yuan offshore continua a muoversi all’interno del range recente (CNH6,8780-CNH6,9085). La PBOC ha abbassato il fixing odierno a CNY6,8961, rispetto al CNH6,9057 della sessione precedente, dopo averlo alzato nelle tre sedute precedenti. La rupia indiana resta in fase di consolidamento vicino ai minimi storici toccati la scorsa settimana. L’intervento della banca centrale, reale o temuto, sta contrastando le pressioni ribassiste derivanti dalle vendite di equity e obbligazioni indiane da parte degli investitori esteri. Il rialzo dei prezzi del petrolio rappresenta un fattore di rischio significativo per l’economia indiana, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche.
Equity e obbligazionario: segnali contrastanti tra le aree geografiche
I mercati azionari dell’Asia Pacifico e dell’Europa registrano la seconda seduta consecutiva in territorio positivo. Il Topix ha guadagnato quasi lo 0,5%, mentre Corea del Sud e Taiwan hanno messo a segno rialzi superiori all’1%. Tra i grandi mercati della regione, solo la Cina non è riuscita a trovare direzionalità. Lo Stoxx 600 europeo avanza di circa lo 0,25%, mentre i futures sugli indici statunitensi sono leggermente in calo, suggerendo una possibile seduta più cauta a Wall Street. Sul fronte obbligazionario, i rendimenti europei a 10 anni scendono di 2-4 punti base, con spread periferici in leggero restringimento. Il rendimento del Treasury decennale USA è marginalmente più alto, in area 4,22%.
Materie prime: oro stabile, petrolio in range
L’oro si muove senza particolare slancio attorno ai $5.000. L’argento ha recuperato dopo un calo sotto gli $80, stabilizzandosi vicino a $82,55. Il WTI di aprile mostra un bias leggermente rialzista ma resta all’interno del range della sessione precedente ($92,95-$102,45), con un massimo odierno appena sotto i $98,50.
Dati macro e appuntamenti chiave della giornata
L’attenzione dei mercati è proiettata verso l’esito della riunione del FOMC di domani e gli sviluppi della crisi in Medio Oriente. I dati odierni sulle vendite di case in attesa negli Stati Uniti (febbraio) e il report sui servizi della NY Fed (marzo) avranno probabilmente un impatto limitato. Le vendite di case in attesa sono previste in calo per il terzo mese consecutivo, in un contesto in cui i tassi sui mutui hanno raggiunto i massimi degli ultimi 11 mesi.
Canada: dati deboli in vista della Bank of Canada
In Canada, le vendite di case esistenti di febbraio non dovrebbero muovere il mercato in vista dell’annuncio della Bank of Canada di domani. I dati recenti hanno dipinto un quadro economico fragile: un deficit commerciale molto più ampio del previsto, dati occupazionali deludenti e un’inflazione in rallentamento.
Germania: indagine ZEW con segnali contrastanti
L’indagine ZEW di marzo in Germania ha fornito risultati misti. La valutazione della situazione attuale è migliorata marginalmente per il terzo mese consecutivo (-62,9 rispetto a -65,9). Tuttavia, la componente delle aspettative è crollata a -0,5 da 58,3, il livello peggiore dallo scorso aprile, segnalando un deterioramento significativo della fiducia degli operatori economici tedeschi.
Giappone: economia più solida del previsto
L’economia giapponese appare più robusta di quanto inizialmente stimato. Il PIL del quarto trimestre 2025 è stato rivisto al rialzo all’1,3% annualizzato, rispetto allo 0,2% della stima preliminare. La produzione industriale di gennaio ha registrato un incremento del 2,2%, dopo due mesi di cali. L’attività terziaria di gennaio è cresciuta dell’1,7%, il doppio delle attese, compensando i cali dei due mesi precedenti. Le probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan ad aprile restano stabili nel mercato degli swap, attorno al 62%.

