Il petrolio balza e poi ritraccia tra le incertezze geopolitiche
I prezzi del petrolio hanno registrato un’impennata fino al 4% nelle prime ore di contrattazione di martedì, per poi ridimensionare i guadagni a causa delle persistenti incertezze sulla capacità degli Stati Uniti di mettere in piedi una coalizione militare efficace per proteggere il traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz. Dopo il rialzo iniziale durante la sessione europea, il Brent, benchmark internazionale, si è attestato in rialzo dell’1,8% a 102,08 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) statunitense ha guadagnato l’1,5%, portandosi a 94,80 dollari al barile.
Messaggi contraddittori dall’amministrazione Trump
Il mercato petrolifero si trova intrappolato tra segnali contrastanti provenienti da Washington. Da un lato, il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno consentendo alle petroliere iraniane di transitare attraverso lo Stretto di Hormuz. Dall’altro, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’amministrazione sarebbe prossima ad annunciare una coalizione di Paesi disposti a scortare le navi mercantili attraverso il passaggio strategico. Saul Kavonic, responsabile della ricerca energetica presso MST Marquee, ha commentato: “Dall’amministrazione Trump arrivano messaggi contrastanti sulla durata del conflitto, mentre il mercato si concentra maggiormente sulle azioni sul campo, che restano di natura escalatoria”.
Le difficoltà nel costruire la coalizione navale
Il presidente Donald Trump ha ammesso che la coalizione non è ancora pienamente operativa, sollecitando altri Paesi a partecipare attivamente. In una conferenza stampa, Trump ha espresso frustrazione per la riluttanza di alcune nazioni a contribuire: “Alcuni sono molto entusiasti, altri lo sono decisamente meno. E suppongo che alcuni non parteciperanno affatto. Credo che ci siano uno o due Paesi che non lo faranno, Paesi che abbiamo protetto per circa 40 anni spendendo decine di miliardi di dollari”.
Una delle più gravi interruzioni dell’offerta petrolifera globale
Gli attacchi iraniani hanno provocato un crollo del traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz, alimentando quella che gli analisti definiscono una delle più significative interruzioni dell’approvvigionamento petrolifero globale della storia recente. Warren Patterson, responsabile della strategia sulle materie prime di ING, ha sottolineato la gravità della situazione: “L’entità della disruption nell’offerta di petrolio rende estremamente difficile per il mercato trovare una soluzione adeguata. Sebbene l’amministrazione statunitense abbia ventilato l’idea di garanzie assicurative e scorte navali, nessuna delle due misure si è ancora concretizzata”. Patterson ha inoltre evidenziato un aspetto critico: scortare navi commerciali attraverso lo Stretto esporrebbe le unità navali a rischio di attacco. Per questo motivo, gli Stati Uniti potrebbero temporeggiare fino a quando non riterranno sufficientemente indebolita la capacità dell’Iran di colpire le imbarcazioni in transito.
Lo Stretto di Hormuz: arteria vitale del commercio energetico mondiale
Situato tra Oman e Iran, lo Stretto di Hormuz rappresenta un passaggio nevralgico per il commercio petrolifero globale. Secondo i dati della società di consulenza energetica Kpler, nel 2025 attraverso questo corridoio marittimo sono transitati circa 13 milioni di barili al giorno, pari a circa il 31% di tutti i flussi di greggio via mare a livello mondiale. Per il mercato italiano ed europeo, la situazione è particolarmente rilevante. L’Europa dipende in misura significativa dalle forniture di greggio mediorientale, e un’interruzione prolungata dei flussi attraverso Hormuz potrebbe tradursi in un ulteriore aumento dei prezzi alla pompa e in pressioni inflazionistiche aggiuntive, in un contesto economico già caratterizzato da incertezza.
Cosa osservare nelle prossime settimane
I trader e gli investitori nel settore energetico dovranno monitorare attentamente diversi fattori chiave nel corso del 2026:
- L’evoluzione della coalizione navale guidata dagli Stati Uniti e la partecipazione effettiva degli alleati.
- Le dinamiche militari sul campo, in particolare la capacità dell’Iran di minacciare il traffico marittimo.
- La risposta dell’OPEC+ all’interruzione dei flussi e l’eventuale rilascio di capacità produttiva di riserva.
- L’impatto sui mercati energetici europei, con possibili ripercussioni sui prezzi del gas naturale e sui costi di raffinazione.
Con il Brent stabilmente sopra i 100 dollari al barile, il rischio di un ulteriore shock energetico resta concreto, rendendo lo Stretto di Hormuz il punto focale dell’attenzione dei mercati finanziari globali.