Il ritorno dello spettro della stagflazione
Nuovi rischi economici stanno spingendo diversi analisti a lanciare l’allarme sulla possibile comparsa della stagflazione, una condizione particolarmente temuta che combina crescita economica stagnante e inflazione elevata. Si tratta di uno scenario che evoca i ricordi degli anni ’70, quando l’economia americana fu travolta da una crisi senza precedenti legata agli shock petroliferi. L’inflazione persistente al di sopra del target della Federal Reserve, il rallentamento del mercato del lavoro e l’impennata dei prezzi del petrolio causata dal conflitto in Iran hanno riacceso i timori. Tuttavia, non tutti gli economisti concordano sulla gravità della situazione: secondo molti, uno scenario di stagflazione piena potrebbe non materializzarsi con la stessa intensità del passato.
Quanto è concreto il rischio di stagflazione?
Le valutazioni degli esperti
Eugenio Aleman, capo economista di Raymond James, ha ridimensionato i timori, stimando una probabilità di recessione negli Stati Uniti compresa tra il 35% e il 40%. Secondo Aleman, anche in caso di recessione accompagnata da un aumento dell’inflazione, si tratterebbe di un periodo breve di stagflazione caratterizzato da una crescita inferiore al potenziale e da un’inflazione moderatamente più alta, ma nulla di paragonabile alla crisi degli anni ’70 e dei primi anni ’80. “Si parla di stagflazione da tre o quattro anni, e noi abbiamo sempre sostenuto che non ci sia stagflazione”, ha dichiarato Aleman, aggiungendo che il rischio rimane “molto basso”.
Il fattore determinante: la durata dello shock
Gregory Daco, capo economista di EY-Parthenon e presidente della National Association for Business Economics, ha offerto una prospettiva più sfumata. L’economia statunitense sta subendo uno shock legato al conflitto in Iran, che sta generando pressioni inflazionistiche e una contrazione della produzione. La variabile chiave, secondo Daco, è la durata di questo shock. “Se lo shock dovesse rivelarsi severo e prolungato, allora sì, esiste certamente il rischio di entrare in un contesto stagflazionistico”, ha affermato l’economista. In altre parole, tutto dipenderà dall’evoluzione geopolitica e dalla capacità dell’economia di assorbire le pressioni esterne.
L’impatto sui consumatori americani
Fiducia in calo e pressioni sui bilanci familiari
Il conflitto in Iran ha azzerato i miglioramenti nella fiducia dei consumatori registrati nei mesi precedenti, secondo i dati della University of Michigan Survey of Consumers. Questo indicatore, che misura la percezione delle famiglie sulla propria salute finanziaria e sullo stato dell’economia, ha mostrato un netto deterioramento. Mark Hamrick, analista economico senior di Bankrate, ha sottolineato che i consumatori statunitensi si trovano ad affrontare “venti contrari reali”, anche se è difficile prevedere la durata e l’impatto complessivo del conflitto. L’inflazione, secondo Hamrick, resterà probabilmente più elevata nel medio termine.
Il problema della liquidità e del debito
I dati di Bankrate dipingono un quadro preoccupante sulla resilienza finanziaria delle famiglie americane: Solo il 47% degli americani dispone di risparmi sufficienti per coprire una spesa imprevista di 1.000 dollari. Inoltre, il 29% degli intervistati ha dichiarato di avere più debito sulle carte di credito che risparmi di emergenza. Con tassi di interesse annuali sulle carte di credito intorno al 20% per i profili più affidabili — e ancora più elevati per gli altri — il ricorso al credito come soluzione alla mancanza di liquidità rappresenta una strategia costosa e insostenibile nel lungo periodo. “Il credito non è una soluzione a lungo termine per la mancanza di liquidità”, ha avvertito Hamrick. “È uno strumento a breve termine con un costo molto elevato.”
Segnali positivi per i bilanci familiari
Non mancano tuttavia alcuni fattori favorevoli. I rimborsi fiscali medi sono previsti in aumento nella stagione dichiarativa in corso, grazie alle modifiche introdotte dalla nuova legge fiscale voluta dal presidente Donald Trump. Inoltre, i salari orari medi hanno registrato una crescita superiore al tasso di inflazione nell’ultimo rapporto sull’occupazione, offrendo un parziale sollievo al potere d’acquisto delle famiglie.
Strategie per proteggere il portafoglio in uno scenario incerto
Anche in assenza di segnali chiari di stagflazione, i mercati finanziari hanno mostrato una volatilità significativa, alimentata dai dati sull’occupazione, dall’aumento dei prezzi del petrolio e dall’incertezza geopolitica. Per gli investitori, la preparazione è fondamentale.
Costruire una riserva di liquidità adeguata
Tom Geoghegan, pianificatore finanziario certificato e fondatore di Beacon Hill Private Wealth, consiglia di verificare che le riserve di liquidità, il portafoglio e i piani di spesa siano in grado di resistere a cambiamenti imprevisti del mercato o dell’economia. Per chi è prossimo alla pensione o ha obiettivi finanziari a breve termine (entro un paio d’anni), un conto di risparmio ad alto rendimento protetto dall’FDIC garantisce accesso immediato al capitale senza esporsi alla volatilità dei mercati. “Non vogliamo trovarci nella situazione di dover vendere quando il portafoglio è in perdita”, ha spiegato Geoghegan.
Diversificazione: la difesa più efficace
La parola chiave per affrontare uno scenario di potenziale stagflazione è diversificazione. Geoghegan suggerisce di non concentrare gli investimenti esclusivamente su società a grande capitalizzazione, ma di costruire portafogli diversificati a livello globale, in grado di resistere meglio a shock di varia natura. Tra gli strumenti utili per stabilizzare il portafoglio, l’esperto indica: Titoli di Stato e certificati di deposito, che offrono stabilità e rendimenti prevedibili. I Treasury Inflation-Protected Securities (TIPS) meritano particolare attenzione: il capitale di questi titoli si rivaluta automaticamente con l’aumento dell’inflazione, offrendo una protezione diretta contro l’erosione del potere d’acquisto.
Evitare scommesse su un singolo scenario
Il principio guida, secondo Geoghegan, è chiaro: “L’obiettivo non è posizionare il portafoglio per un unico esito economico, ma evitare di dipendere eccessivamente da un singolo scenario.” Questo approccio è particolarmente rilevante per gli investitori italiani, che possono trarre vantaggio dalla diversificazione geografica e valutaria per mitigare i rischi legati sia alla stagflazione americana sia alle eventuali ripercussioni sull’economia europea e sulla zona euro.
Cosa significa per gli investitori italiani
Lo scenario di potenziale stagflazione negli Stati Uniti ha implicazioni dirette anche per i mercati europei e per gli investitori italiani. Un rallentamento dell’economia americana, combinato con prezzi energetici elevati, potrebbe propagarsi attraverso diversi canali: dal commercio internazionale ai flussi di capitale, fino all’impatto sulle decisioni di politica monetaria della BCE. Per chi opera sul forex, la dinamica tra dollaro ed euro potrebbe subire oscillazioni significative in funzione delle aspettative sulla politica monetaria della Fed e della BCE. Mantenere un portafoglio ben bilanciato, con un’adeguata esposizione a strumenti protettivi contro l’inflazione e una solida riserva di liquidità, rappresenta la strategia più prudente in un contesto caratterizzato da elevata incertezza e rischi asimmetrici.
