L’allarme del CEO del fondo sovrano norvegese: i mercati europei sono in crisi

Nicolai Tangen, CEO di Norges Bank Investment Management (NBIM), il più grande fondo sovrano al mondo con un patrimonio superiore ai 2.000 miliardi di dollari, ha lanciato un messaggio inequivocabile durante la Euronext Annual Conference di Parigi: l’Europa deve agire immediatamente per unificare i propri mercati dei capitali, oppure rischia di restare irrimediabilmente indietro rispetto agli Stati Uniti.

«I mercati dei capitali devono essere riorganizzati. Il vincitore prende tutto», ha dichiarato Tangen in un’intervista rilasciata a CNBC a margine della conferenza. «Gli investitori si dirigono dove la liquidità è maggiore, dove le valutazioni sono più alte. È fondamentale risolvere questa situazione».

Il peso crescente degli USA nel portafoglio del fondo norvegese

I numeri parlano chiaro e fotografano un cambiamento strutturale straordinario nella composizione del portafoglio equity di NBIM nell’ultimo decennio. Le azioni europee sono passate dal rappresentare il 41% del portafoglio al 21%, mentre le azioni statunitensi sono balzate dal 37% a circa il 55%.

Oggi, quasi il 40% degli investimenti complessivi del fondo è concentrato in equity statunitensi. Tra le partecipazioni più rilevanti figurano:

  • Nvidia – quota dell’1,3%
  • Microsoft – quota dell’1,3%
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  • Apple – quota dell’1,2%

Tangen ha definito questo spostamento «un cambiamento straordinario», attribuendolo al ritardo dell’Europa nel settore tecnologico e nell’innovazione, in particolare nell’intelligenza artificiale. «È a causa della posizione dominante delle aziende statunitensi nell’AI. Non abbiamo aziende europee forti in quel campo», ha spiegato.

Profitti record trainati dalla tecnologia

Nel 2025, il fondo sovrano norvegese ha registrato un utile annuale di 2.360 miliardi di corone, equivalenti a circa 246,9 miliardi di dollari, gran parte dei quali generati dalla performance del settore tecnologico. Un dato che conferma quanto la concentrazione verso il mercato americano abbia premiato il fondo in termini di rendimento.

La frammentazione dei mercati europei: un problema strutturale

Il cuore del messaggio di Tangen riguarda la frammentazione cronica dei mercati dei capitali europei, un tema che da anni domina il dibattito tra regolatori, investitori istituzionali e policy maker del Vecchio Continente.

«Non possiamo permetterci un mercato dei capitali così frammentato in Europa. Non otterremo la liquidità necessaria, non avremo la profondità di mercato indispensabile», ha affermato il CEO di NBIM.

Tangen ha presentato alla platea della conferenza una vera e propria lista di priorità per riformare i mercati europei:

  • Armonizzazione della legislazione finanziaria e societaria tra i diversi Paesi europei
  • Ripensamento delle politiche sulla concorrenza e l’innovazione
  • Riforma dell’infrastruttura di mercato per consentire ai capitali di fluire più liberamente attraverso il sistema
  • Semplificazione del commercio transfrontaliero con regole più uniformi

«I mercati dei capitali europei sono in crisi? Probabilmente sì», ha detto Tangen rivolgendosi al pubblico. «Ma in tal caso, non sprechiamo una buona crisi. Sappiamo cosa va fatto. E deve essere fatto, altrimenti perderemo. È il momento di agire».

Il contesto istituzionale: le pressioni per la Capital Markets Union

Le parole di Tangen si inseriscono in un dibattito più ampio che coinvolge le principali istituzioni internazionali. Già a inizio 2025, la direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, aveva esortato i leader europei a finalizzare l’unione dei mercati dei capitali, completare l’unione energetica, facilitare la mobilità del lavoro all’interno dell’UE e investire massicciamente in ricerca e innovazione.

NBIM, che gestisce il fondo creato negli anni ’90 per investire i proventi dell’industria petrolifera e del gas norvegese, è un investitore con partecipazioni in oltre 7.200 aziende in 60 Paesi e detiene circa l’1,5% di tutte le azioni quotate a livello globale. In Europa, il fondo possiede il 2,3% di tutte le società quotate, il che rende Tangen un interlocutore con un interesse diretto e concreto nel buon funzionamento dei mercati del continente.

La reazione dei mercati alla guerra USA-Iran: una stabilità sorprendente

Nell’intervista a CNBC, Tangen ha affrontato anche il tema dell’impatto geopolitico sui mercati finanziari, esprimendo sorpresa per la relativa stabilità mostrata dai mercati globali nonostante il conflitto in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Dopo gli attacchi lanciati il 28 febbraio, i mercati internazionali hanno registrato una certa volatilità, con l’MSCI World Index in calo del 3,6% dall’inizio delle ostilità. Tuttavia, secondo Tangen, la reazione è stata molto più contenuta di quanto ci si potesse aspettare.

«Siamo sorpresi che i mercati siano così stabili e che non abbiano reagito in modo più marcato», ha dichiarato. «Quando conduciamo analisi di scenario e valutiamo le minacce ai mercati, molte delle dinamiche che stiamo osservando avrebbero dovuto avere un effetto negativo più pronunciato».

Il rischio inflazionistico legato al petrolio

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Tangen ha sottolineato che l’aumento dei prezzi del petrolio rappresenta un fattore di rischio aggiuntivo con potenziali effetti inflazionistici sull’economia globale. «Non siamo nel business di prevedere il prezzo del petrolio, ma riconosciamo che un prezzo più elevato avrà un effetto inflazionistico, e questo è un ulteriore elemento negativo per i mercati», ha spiegato.

Le sue osservazioni trovano eco nelle dichiarazioni di David Solomon, CEO di Goldman Sachs, che poco dopo l’inizio del conflitto aveva espresso stupore per la reazione «benigna» dei mercati, considerata la portata degli eventi in corso.

Cosa significa tutto questo per gli investitori europei

Il messaggio di Tangen è chiaro e ha implicazioni dirette per chiunque operi sui mercati finanziari europei. La migrazione dei capitali verso gli Stati Uniti non è un fenomeno temporaneo, ma una tendenza strutturale alimentata dalla superiorità tecnologica americana e dalla maggiore efficienza dei mercati dei capitali statunitensi.

Per gli investitori europei, questo scenario comporta diverse considerazioni strategiche:

  • Diversificazione geografica: la concentrazione del valore nei mercati USA rende essenziale una corretta allocazione internazionale del portafoglio
  • Attenzione all’AI e alla tecnologia: il settore dell’intelligenza artificiale continua a essere il principale motore di rendimento, con le aziende americane in posizione dominante
  • Monitoraggio delle riforme europee: eventuali progressi concreti verso l’unione dei mercati dei capitali potrebbero rappresentare un catalizzatore positivo per le valutazioni europee
  • Gestione del rischio geopolitico: la stabilità apparente dei mercati non deve far sottovalutare i rischi legati al conflitto in Medio Oriente e alle pressioni inflazionistiche derivanti dall’aumento del prezzo del petrolio

Se l’Europa non riuscirà ad accelerare il processo di integrazione dei propri mercati finanziari, il divario con gli Stati Uniti è destinato ad ampliarsi ulteriormente, con conseguenze significative per la competitività economica del continente e per i rendimenti degli investitori che mantengono un’esposizione prevalentemente europea.