Il tema dominante della seduta: la debolezza dello yen

Il movimento più rilevante di questa giornata di contrattazioni arriva dal Giappone. Il dollaro ha spinto fino a 158,90 yen nella mattinata europea, nuovo massimo del mese, con la valuta giapponese che cede circa lo 0,65% e si isola come il fanalino di coda del G10.

Il paradosso è evidente: nonostante il verbale della riunione della Bank of Japan del mese scorso abbia assunto toni decisamente più restrittivi, il mercato degli swap ha ridotto la probabilità di un rialzo dei tassi alla riunione del mese prossimo. In altre parole, gli operatori stanno testando la determinazione delle autorità giapponesi e statunitensi, dopo l’intervento congiunto sul cambio delle scorse settimane.

Perché l’intervento non convince

Lo scetticismo del mercato si è spostato dall’acquisto di yen alle vendite di euro effettuate dal Tesoro americano, apparentemente comunicate alle controparti europee solo a operazione conclusa. Un dettaglio tecnico che ha però un peso politico: mina la percezione di coordinamento tra le principali banche centrali.

Prima del deludente rapporto sull’occupazione USA, il dollaro aveva già superato quota 158,55 yen, massimo dall’intervento e livello che corrisponde al ritracciamento del 38,2% delle perdite generate dall’operazione. Gli indicatori di momentum intraday appaiono ora tirati, il che suggerisce cautela nel rincorrere il movimento.

Medio Oriente: Teheran alza il prezzo per riaprire lo Stretto di Hormuz

Il secondo fronte caldo resta quello geopolitico. L’Iran e i suoi alleati continuano a esercitare pressione, con Teheran che ha posto condizioni pesantissime per consentire la riapertura dello Stretto di Hormuz:

  • rimozione del blocco navale statunitense;
  • ritiro delle forze militari americane dall’area;
  • cancellazione delle sanzioni;
  • sblocco degli asset congelati;
  • pagamento di riparazioni.

Il presidente Trump ha lasciato intendere che Washington potrebbe puntare sulla morsa economica come principale leva di pressione sul regime, ammettendo che gli Stati Uniti stanno soltanto “semi-negoziando” con l’Iran. Il contesto è complicato da due elementi: le indiscrezioni su un significativo depauperamento degli arsenali difensivi americani e il trattato di difesa siglato la settimana scorsa tra Arabia Saudita, Pakistan e Turchia, che ridisegna gli equilibri regionali.

Per ricordare la rilevanza del nodo logistico: dallo Stretto di Hormuz transita storicamente circa un quinto del petrolio consumato a livello globale. Ogni giorno di chiusura si traduce in un premio di rischio strutturale sui prezzi energetici.

Valute G10: i livelli tecnici da monitorare

Euro

L’EUR/USD è salito fino a circa 1,1580 nella reazione immediata al debole rapporto sul lavoro statunitense, il livello più alto dal hawkish hold della Fed del 17 giugno. Lo slancio non è stato mantenuto, ma la chiusura è avvenuta sopra i massimi recenti. Oggi il cambio oscilla in un intervallo stretto attorno a 1,1560, con opzioni per 1,4 miliardi di euro a 1,1575 in scadenza. Attese di un CPI USA più morbido mercoledì potrebbero aprire la strada a un test dell’area 1,1600-1,1625.

Sterlina

Amadeux Prop Regulated Broker

La sterlina ha registrato la chiusura più alta dal 15 luglio, disegnando una potenziale outside up day rialzista: ha negoziato su entrambi i lati del range precedente chiudendo sopra il massimo. Oggi testa l’area 1,3500, restando sotto il picco pre-weekend di 1,3510. Obiettivo di breve: il massimo del mese scorso a 1,3560; resistenza più solida verso 1,36.

Dollaro canadese

La divergenza tra i dati occupazionali di Stati Uniti e Canada ha spinto il CAD ai massimi dal 10 giugno. L’USD/CAD ha rotto il ritracciamento del 38,2% del rally partito dai minimi di inizio maggio (circa 1,3980), scendendo fino a 1,3925. Oggi consolida in un range di 30 punti sotto 1,3965, con opzioni per 460 milioni di dollari a 1,3920 in scadenza. Il 50% di ritracciamento è a 1,3900, mentre la media mobile a 200 giorni passa a 1,3855.

Dollaro australiano

L’AUD/USD ha raggiunto quasi 0,7080 dopo i dati sull’occupazione USA, massimo dal 16 giugno. Oggi si muove sopra 0,7050 e il prossimo obiettivo è la fascia 0,7100-0,7120. Domani si riunisce la Reserve Bank of Australia: variazioni di politica monetaria appaiono improbabili, ma il governatore Bullock dovrebbe mantenere aperta la porta a un ulteriore rialzo.

Corona svedese

Sorpresa positiva dalla Svezia: gli ordini industriali sono balzati del 32% mensile (dato destagionalizzato), un record trainato dagli ordini esteri per attrezzature da trasporto. La corona guadagna circa lo 0,25% e guida la classifica delle valute G10.

Mercati emergenti: peso messicano forte, yuan ai massimi

Messico

Key to Markets Broker ECN

Il dollaro si era avvicinato a 17,20 pesos, minimo da metà giugno, per poi cedere fino a 17,0925 dopo i dati sul lavoro USA. Il riferimento chiave resta il minimo di quasi due anni toccato a metà febbraio (circa 17,0865).

Un’osservazione rilevante per gli operatori: contrariamente alla narrativa secondo cui l’intervento a sostegno dello yen avrebbe reso meno attraenti i carry trade, la forza di alcune valute emergenti ad alto rendimento come il peso suggerisce che la gamba di funding si sia spostata nuovamente su franco svizzero e dollaro USA. Non a caso il franco ha toccato il livello più debole contro l’euro negli ultimi giorni.

Cina

Lo yuan offshore ha raggiunto il livello migliore da febbraio 2023, con il dollaro scivolato verso 6,74 CNH. La debolezza del biglietto verde ha di fatto messo la PBOC davanti al fatto compiuto: il fixing è stato fissato a 6,7884 contro 6,7904 precedente.

India

La rupia ha guadagnato un modesto 0,2% la scorsa settimana, primo apprezzamento in due settimane consecutive da fine maggio/inizio giugno. Oggi torna sotto pressione, con il dollaro a 95,30 INR. Domani parla il governatore Malhotra, mercoledì l’India pubblica il CPI di luglio.

Azionario, obbligazionario e materie prime

Equity

Wall Street ha chiuso in progresso: l’S&P 500 è rimasto sotto il massimo storico segnato a metà della settimana scorsa, ma ha comunque registrato una chiusura record al termine della miglior settimana da aprile (circa +3,6%). Lo Stoxx 600 europeo ha toccato un nuovo massimo storico e viaggia sulla sesta seduta consecutiva di rialzo. In Asia, l’MSCI Asia Pacific ha guadagnato lo 0,4% nella terza settimana positiva di fila, con il Nikkei in evidenza (+2%); eccezioni negative Australia e Singapore. I future su S&P 500 e Nasdaq sono ben impostati.

blankblank

Obbligazionario

I rendimenti decennali sono scesi di 2-3,5 punti base la scorsa settimana in Giappone, Europa, Stati Uniti e Canada. Oggi prevale un leggero rialzo: il JGB decennale guadagna quasi due punti base, i titoli europei si muovono entro mezzo punto base, mentre il Treasury a 10 anni risale sopra il 4,65%.

Metalli preziosi

L’oro ha messo a segno un rally del 7,3% nell’ultima settimana, la migliore da fine gennaio, sostenuto dal calo dei rendimenti, dalla debolezza del dollaro e dai dati sulle riserve cinesi che confermano l’interesse strutturale di Pechino per il metallo giallo. Massimo a circa 4.378 dollari, con prossima resistenza tecnica in area 4.400.

L’argento è balzato di quasi il 10%, miglior performance settimanale da fine febbraio, superando brevemente i 65 dollari e chiudendo ai livelli più alti dal 22 giugno. Ora oscilla attorno a 64 dollari, con resistenza successiva verso 67.

Petrolio

Il WTI settembre ha toccato il minimo a metà settimana scorsa vicino a 74,25 dollari, per poi recuperare grazie all’escalation iraniana e agli attacchi Houthi contro l’Arabia Saudita. Il contratto è risalito oltre 78,75 dollari e oggi si spinge verso 79,45. Un superamento dei 80 dollari aprirebbe la strada all’area 81,65.

I dati macro della giornata

Giappone: conto corrente in deficit

blank

Il saldo delle partite correnti di giugno ha rispettato il pattern stagionale sfavorevole, ma andando oltre le attese: dal surplus di 3,97 trilioni di yen di maggio si è passati a un deficit di 9,3 miliardi, il primo da gennaio 2025. Anche la bilancia commerciale calcolata su base di bilancia dei pagamenti ha deluso, invertendo la tendenza stagionale al miglioramento e scivolando a un deficit di 135 miliardi di yen dal surplus di 6,9 miliardi precedente.

Sul piano strutturale, l’OCSE stima per quest’anno un surplus corrente giapponese pari al 5,2% del PIL (dal 4,9% del 2025), mentre l’FMI è più prudente e prevede una contrazione al 3,8%. Una divergenza non irrilevante per chi valuta la sostenibilità di lungo periodo dello yen.

Cina: inflazione più debole del previsto

Il CPI cinese di luglio è salito soltanto dello 0,5% annuo, metà del ritmo di giugno e incremento più contenuto da prima del conflitto in Medio Oriente. La lettura richiede però un’analisi più fine:

  • il cessate il fuoco ha fatto crollare i prezzi della benzina dell’11% su base mensile, con un impatto sproporzionato sull’indice generale;
  • i prezzi alimentari sono calati per il quarto mese consecutivo su base annua, dinamica non attribuibile principalmente alla domanda;
  • l’eccesso di offerta nel comparto suinicolo si sta gradualmente riassorbendo, con un rallentamento del calo annuo dei prezzi della carne di maiale;
  • la vera debolezza della domanda emerge nei servizi turistici (hotel e voli).

L’inflazione core (esclusi alimentari ed energia) è salita dello 0,9% annuo, il ritmo più lento da gennaio. I prezzi alla produzione hanno rallentato al 3,5% dal 4,1% di giugno: primo allentamento da marzo. Un quadro che mantiene aperta la porta a nuovi stimoli da parte di Pechino.