Quadro generale: il posizionamento speculativo nella settimana al 4 agosto 2026

L’aggiornamento settimanale del Commitment of Traders (COT) fotografa il posizionamento degli hedge fund su futures valutari e sulle materie prime nella settimana conclusa martedì 4 agosto 2026. Il dato più rilevante è il ridimensionamento della scommessa rialzista sul dollaro statunitense: il net long complessivo si è contratto di 13 miliardi di dollari, la riduzione settimanale più ampia degli ultimi sei anni.

Nonostante il taglio, l’impostazione di fondo resta favorevole al biglietto verde: gli speculatori mantengono posizioni nette corte su tutte le valute monitorate ad eccezione del peso messicano. Sul fronte materie prime, i metalli – sia preziosi sia industriali – hanno catalizzato nuovi flussi in acquisto, mentre energia e cereali hanno visto una riduzione dell’esposizione. Lo zucchero si è distinto per un’intensa attività di ricopertura degli short, anticipando un rally di quasi il 10%.

Forex: il rimbalzo dello yen colpisce i long sul dollaro

La settimana di riferimento copre il periodo in cui la recente avanzata del dollaro si è interrotta bruscamente, dopo che l’intervento coordinato di Bank of Japan e Federal Reserve di fine luglio ha sostenuto la valuta giapponese. Alla chiusura della settimana di rilevazione, il Dollar Index cedeva l’1,5%, mentre lo yen si apprezzava di quasi il 4% contro il dollaro.

Yen ed euro guidano la chiusura degli short

La reazione degli operatori speculativi è stata immediata:

  • Yen giapponese: il net short è stato tagliato del 72% a 45.500 contratti, equivalenti a 3,6 miliardi di dollari, dopo acquisti netti per 9,4 miliardi in una sola settimana.
  • Euro: la posizione netta corta si è ridotta del 20% a 58.100 contratti, pari a 8,4 miliardi di dollari, restando comunque la principale scommessa ribassista sulla valuta unica.
  • Dollaro canadese: unica eccezione al movimento generalizzato di acquisto, con un ulteriore incremento delle vendite nette.
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Il messaggio operativo è chiaro: si è trattato di un aggiustamento tattico, non di un cambio di regime. Con un net long residuo di 37,3 miliardi di dollari, il mercato resta ampiamente esposto al rischio di ulteriori chiusure forzate in caso di nuove sorprese sul fronte delle banche centrali. Per l’investitore europeo, l’implicazione più diretta riguarda il cambio EUR/USD: un posizionamento ancora corto sull’euro lascia spazio a un potenziale squeeze rialzista in presenza di dati macro favorevoli all’area euro.

Materie prime: rotazione dai comparti energetico e agricolo verso i metalli

Settimana mista per il comparto, con il Bloomberg Commodity Index in calo dell’1,2%. La debolezza di energia e cereali è stata solo parzialmente compensata dalla forza dei metalli preziosi e industriali e delle soft commodities.

Gli hedge fund hanno di conseguenza ridotto le posizioni lunghe su Brent e gas naturale, oltre che su soia e frumento, incrementando invece l’esposizione su tutti i metalli e su alcune soft commodities.

Energia: convinzione ancora debole nonostante i rischi geopolitici

Il posizionamento sul petrolio continua a segnalare scarsa fiducia in un rialzo sostenibile dei prezzi, malgrado le molteplici interruzioni delle forniture legate ai conflitti che coinvolgono Russia e Medio Oriente.

  • Greggio (WTI + Brent): net long ridotto di 25.000 contratti a 266.000, dopo acquisti netti per 171.000 contratti nelle tre settimane precedenti.
  • Gas naturale: net short salito a un massimo di 27 mesi a 89.000 contratti, con offerta abbondante e scorte ben sopra le medie stagionali.

Oro: acquisti in anticipo sul breakout tecnico

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Gli hedge fund avevano già aumentato l’esposizione sui metalli preziosi prima del breakout tecnico dell’oro, avvenuto successivamente alla settimana di rilevazione. Il net long dei managed money è salito a 132.000 contratti, massimo da gennaio, con un contributo decisivo dalla ricopertura degli short: le posizioni corte lorde sono state tagliate del 42%, a un minimo di 19 mesi di soli 9.400 contratti.

La domanda strutturale resta il vero pilastro

Il rinnovato interesse arriva in un contesto di domanda sottostante particolarmente solida. Il World Gold Council ha segnalato acquisti delle banche centrali quintuplicati nel secondo trimestre rispetto al primo, mentre la domanda fisica cinese continua a rappresentare un ulteriore sostegno strutturale.

Questa resilienza della domanda ufficiale e asiatica richiama quanto osservato nel biennio 2022-23, quando l’aggressivo ciclo di rialzi dei tassi non produsse la correzione profonda e prolungata che molti investitori occidentali attendevano. Emerge inoltre una divergenza persistente tra Oriente e Occidente: mentre banche centrali e investitori asiatici accumulano metallo giallo, numerosi asset manager occidentali restano prudenti a causa di rendimenti obbligazionari e costi di finanziamento elevati.

Livelli tecnici da monitorare

Guardando avanti, riteniamo che preoccupazioni sul debito pubblico, dollaro più debole, domanda continua delle banche centrali e la crescente aspettativa che la Fed guidata da Kevin Warsh possa astenersi da ulteriori rialzi dei tassi sostengano una prospettiva costruttiva di medio periodo. Un ritorno degli investitori occidentali, sommato agli acquisti del settore ufficiale e asiatico, potrebbe fornire il catalizzatore per la gamba successiva del movimento.

  • Supporto chiave: 4.200 dollari l’oncia. La sua tenuta è a nostro avviso condizione necessaria per la validità del breakout.
  • Resistenza: 4.383 dollari. Il superamento aprirebbe la strada verso la media mobile a 200 giorni, in area 4.500 dollari.

Argento e platino: esposizione in forte crescita

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Il net long sull’argento è balzato del 32%, pur restando su livelli relativamente contenuti di 11.000 contratti, grazie all’ingresso di nuove posizioni lunghe. Ancora più marcato l’incremento sul platino, +71% a 10.900 contratti, massimo degli ultimi due mesi.

Rame: net long ai massimi da cinque anni e mezzo

Un rialzo del 4,5% nella settimana di riferimento, poi esteso fino a un nuovo record storico, ha spinto la posizione netta lunga a 77.800 contratti, il livello più alto da cinque anni e mezzo.

Il mercato si trova sempre più stretto tra due dinamiche opposte: da un lato gli Stati Uniti, dove le importazioni continuano ad aumentare per sfruttare le opportunità di arbitraggio legate ai dazi; dall’altro la Cina, dove la domanda di rame raffinato d’importazione accelera in presenza di vincoli sull’offerta mineraria e sulla disponibilità di rottame. Un tema rilevante anche per l’industria europea, esposta ai rincari della materia prima lungo l’intera filiera elettrotecnica e delle rinnovabili.

Agricoltura: vendite sui cereali, esplosione dello zucchero

Cereali sotto pressione

Con l’eccezione del mais, il comparto ha registrato vendite diffuse, sebbene la riduzione complessiva di 73.000 contratti risulti modesta rispetto ai 542.000 contratti accumulati nelle cinque settimane precedenti. Da segnalare il netto incremento della posizione corta sul frumento CBOT dopo il crollo dei prezzi di fine luglio, nonostante i timori persistenti sulle interruzioni del traffico marittimo nel Mar Nero e sull’affidabilità delle esportazioni da Russia e Ucraina.

Zucchero: short covering prima del rally

Prima del balzo di quasi il 10% registrato a partire dallo scorso martedì, gli hedge fund avevano già ridotto del 31% la propria posizione netta corta, in una settimana chiusa con prezzi in rialzo del 3,4%. A sostenere le quotazioni concorrono:

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  • prospettive produttive deludenti in Brasile;
  • disponibilità in contrazione in India, dove le scorte sarebbero entrate nella nuova stagione vicino ai minimi da 30 anni;
  • crescenti rischi di offerta legati al fenomeno El Niño.

La combinazione di questi fattori ha reso insostenibile una posizione corta sempre più scomoda, alimentando la classica dinamica di short squeeze.

Altri movimenti rilevanti

Il net long sul cotone ha raggiunto il massimo degli ultimi 16 mesi, mentre sei settimane consecutive di vendite nette hanno portato la posizione lunga sui bovini da macello (live cattle) al minimo da 22 mesi.

Che cos’è il Commitments of Traders report

I report COT sono pubblicati dalla U.S. Commodity Futures Trading Commission (CFTC) e da ICE Exchange Europe per Brent e gasolio. Vengono diffusi ogni venerdì dopo la chiusura dei mercati statunitensi, con dati riferiti alla settimana conclusa il martedì precedente, e scompongono l’open interest dei mercati futures per categoria di operatore:

  • Materie prime: Producer/Merchant/Processor/User, Swap dealers, Managed Money e altri.
  • Strumenti finanziari: Dealer/Intermediary, Asset Manager/Institutional, Leveraged Funds e altri.
  • Forex: suddivisione tra operatori commerciali e non commerciali (speculatori).

Perché concentrarsi sugli speculatori

L’attenzione si focalizza sul comportamento di hedge fund e CTA trend-following per tre ragioni principali:

  • operano tipicamente con stop loss ravvicinati e senza un’esposizione sottostante da coprire;
  • risultano quindi i più reattivi ai cambiamenti dei fondamentali e dei segnali tecnici;
  • il loro posizionamento aiuta a identificare i trend dominanti e, soprattutto, ad anticipare i possibili punti di inversione.

Va tenuto presente che questa categoria tende ad anticipare, accelerare e amplificare i movimenti innescati dai fondamentali. Essendo tipicamente inseguitori di momentum, questi operatori acquistano sulla forza e vendono sulla debolezza: per questo si trovano spesso con la posizione lunga più ampia vicino ai massimi di ciclo, o con lo short più consistente poco prima di un minimo di mercato.