Il conflitto iraniano ribalta gli equilibri del mercato petrolifero

Lo shock dell’offerta innescato dalla guerra in Iran ha eroso in modo significativo la domanda globale di greggio. Tuttavia, una risoluzione duratura del conflitto potrebbe scatenare un’ondata di nuova offerta e generare un imponente eccesso di greggio nel corso del prossimo anno. È quanto ha dichiarato mercoledì l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), nel suo ultimo rapporto mensile sul mercato petrolifero.

L’agenzia con sede a Parigi ha rivisto al ribasso le proprie stime sulla domanda per il 2026, portandole a 1,1 milioni di barili al giorno su base annua. Si tratta di un taglio di 700.000 barili giornalieri rispetto alla stima del mese precedente, dopo che le consegne sono crollate di 5 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre.

Offerta in calo e produzione sotto i livelli pre-conflitto

Sul fronte dell’offerta, la produzione globale è scesa a 94,5 milioni di barili al giorno a maggio, con una contrazione di 600.000 barili al giorno rispetto al mese precedente. Questo ha trascinato l’output a 13,6 milioni di barili al giorno, ben al di sotto dei livelli registrati prima dello scoppio delle ostilità.

Secondo le proiezioni dell’IEA, l’offerta globale dovrebbe ridursi di 3,9 milioni di barili al giorno su base annua nel 2026, attestandosi a 102,4 milioni di barili al giorno, per poi rimbalzare con forza fino a 110,3 milioni di barili al giorno l’anno successivo.

Il calo della domanda riflette la combinazione di due pressioni: prezzi elevati dei carburanti e carenza di prodotti raffinati. L’agenzia ha sottolineato come il conflitto sia ormai andato ben oltre un semplice shock dell’offerta, trasformandosi in un fattore di profonda distruzione della domanda.

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Un “significativo eccesso” all’orizzonte

Nonostante il quadro attuale, l’IEA prevede un’inversione di tendenza marcata. L’offerta dovrebbe aumentare di circa 8 milioni di barili al giorno, raggiungendo all’incirca 110 milioni di barili giornalieri. Una crescita che supererebbe ampiamente la modesta ripresa della domanda globale, stimata in 2 milioni di barili al giorno fino a quota 105,3 milioni di barili giornalieri nel 2027.

«La nostra prima valutazione degli equilibri per il 2027 evidenzia l’emergere di un significativo eccesso di offerta già il prossimo anno», ha avvertito l’IEA.

L’accordo tra Stati Uniti e Iran al centro dell’attenzione

Il rapporto arriva mentre gli investitori valutano l’impatto sui mercati energetici dell’accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente, nonché la potenziale riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il transito globale di greggio.

I prezzi del petrolio sono scivolati ai minimi degli ultimi tre mesi alla vigilia della firma dell’intesa, prevista venerdì a Ginevra, dopo che tre petroliere iraniane cariche di quasi cinque milioni di barili di greggio hanno attraversato il blocco navale statunitense nello Stretto di Hormuz.

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L’andamento dei prezzi

Il Brent, benchmark internazionale di riferimento, viaggiava mercoledì in calo dello 0,7% a 78,44 dollari al barile. I futures sul West Texas Intermediate (WTI) statunitense con consegna a luglio cedevano quasi l’1,1%, a 75,18 dollari.

«Se l’accordo dovesse reggere, le esportazioni e la produzione del Golfo dovrebbero registrare una graduale ripresa, anche perché le esportazioni iraniane di petrolio potranno riprendere pienamente una volta revocato il blocco statunitense», ha scritto l’IEA.

La normalizzazione dell’offerta potrebbe richiedere mesi

Gli autori del rapporto hanno evidenziato come le spedizioni attraverso lo Stretto siano rimbalzate bruscamente all’inizio del mese, sostenute dai trasferimenti nave-nave (ship-to-ship) nel Golfo dell’Oman. Tali operazioni hanno contribuito a riportare i flussi totali dal minimo di maggio di 9,6 milioni di barili al giorno fino a circa 12 milioni di barili giornalieri.

Tuttavia, l’IEA ha messo in guardia: una ripresa completa potrebbe non essere immediata. «Sarà necessario rimuovere le mine dalle principali rotte di navigazione e le catene di approvvigionamento avranno bisogno di tempo per tornare alla normalità», ha precisato l’agenzia.

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Le scorte globali sotto pressione record

L’IEA ha lanciato anche un avvertimento prudente sulla tenuta delle scorte petrolifere mondiali. Le riserve globali osservate sono diminuite di 143 milioni di barili a maggio, accelerando rispetto al calo di 74 milioni di barili registrato ad aprile. Dall’inizio del conflitto, il 28 febbraio, gli stock hanno perso circa 3,8 milioni di barili al giorno.

«Nonostante le significative riduzioni della domanda di greggio e di prodotti raffinati, i cuscinetti del sistema continuano a erodersi a un ritmo record», ha osservato l’agenzia. «Ulteriori cali nei prossimi mesi potrebbero spingere le scorte petrolifere globali verso minimi storici, prima che l’equilibrio del mercato passi in surplus verso la fine dell’anno».

La prospettiva degli analisti

Tamas Varga, analista di PVM Oil Associates, ha sottolineato che, nonostante i forti prelievi dalle scorte, i prezzi del petrolio si trovano ormai «a un soffio» dai livelli di fine febbraio.

«Lo scenario di base prevede che lo Stretto di Hormuz riapra e che le navi tornino a transitare attraverso questo punto di strozzatura critico in entrambe le direzioni. La graduale ripresa dei flussi petroliferi, per quanto lenta, influenzerà in modo sostanziale gli equilibri del mercato. La domanda cruciale è: in quale misura?», ha concluso Varga.