Treasury in recupero mentre l’Europa guarda alla Francia

I rendimenti dei titoli di Stato americani sono tornati a salire venerdì, pur restando in prossimità dei minimi toccati nella seduta precedente. Il movimento riflette la ricerca di beni rifugio da parte degli investitori, spaventati dalle tensioni che stanno scuotendo il mercato obbligazionario francese, e l’attesa per la prossima decisione di politica monetaria della Federal Reserve.

Secondo i dati Tradeweb, il rendimento del Treasury decennale si è attestato al 4,992%, in leggero rialzo rispetto al giorno precedente ma comunque avviato a chiudere la settimana in calo. Giovedì il benchmark americano era scivolato sotto la soglia psicologica del 5% per la prima volta in un mese, perdendo 19,3 punti base in una sola seduta: si tratta della flessione giornaliera più ampia da marzo 2023.

Cosa si attende il mercato dalla Fed

Il consenso degli operatori prevede che la Federal Reserve mantenga i tassi invariati nella riunione di mercoledì, per poi riprendere il ciclo di rialzi a dicembre. Lo scenario è quello di un’inflazione persistente, che continua a erodere la fiducia delle famiglie americane, a fronte di un’attività economica che si mantiene sorprendentemente resiliente.

Un segnale in questa direzione arriva dall’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan, salito a 48 punti a ottobre dalla lettura preliminare di 46,3, ma sostanzialmente stabile rispetto a settembre e ancora vicino ai minimi storici. Un dato che conferma quanto il caro-vita stia pesando sulla percezione delle famiglie, anche in presenza di un mercato del lavoro ancora solido.

Eurozona: i PMI deludono e i rendimenti scendono

Sul fronte europeo, i rendimenti dei titoli governativi hanno imboccato la strada opposta, arretrando dopo la pubblicazione di stime flash dei PMI di ottobre più deboli delle attese in Francia, Germania e nell’area euro nel suo complesso.

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Si tratta di indicatori chiave in vista della riunione della Banca Centrale Europea del 29 ottobre, appuntamento in cui il mercato si attende ampiamente un mantenimento dello status quo sui tassi di interesse.

I numeri degli indici dei direttori d’acquisto

Il PMI composito francese è crollato a 48,4 punti da 51,1 di settembre, scendendo sotto la soglia di 50 che separa espansione e contrazione dell’attività economica. Il sondaggio del Wall Street Journal indicava un valore atteso di 50,8.

«Il segnale politico più forte è arrivato dalle aspettative: la fiducia è diventata negativa per la prima volta in quasi due anni, toccando il livello più basso da aprile 2020», ha osservato Claus Vistesen, chief eurozone economist di Pantheon Macroeconomics. «Gli intervistati hanno citato esplicitamente le imminenti elezioni e le preoccupazioni sulla finanza pubblica».

Più resilienti, ma comunque sotto le attese, i dati di Germania (52,8) ed Eurozona (51,9), entrambi ancora in territorio espansivo. Il quadro complessivo resta quindi quello di un’area euro a due velocità, con la componente manifatturiera fragile e i servizi a fare da cuscinetto.

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Il caso Francia: spread OAT-Bund ai massimi dal 2011

L’epicentro della tensione resta Parigi, dove l’incertezza sulla manovra di bilancio e il malcontento sociale hanno spinto al rialzo i costi di finanziamento dello Stato.

Il rendimento dell’OAT francese a 10 anni è sceso di 3,5 punti base al 5,040%, dopo aver toccato giovedì un massimo da 24 anni al 5,142%. Il Bund tedesco decennale ha invece ceduto 1 punto base, attestandosi al 3,330%. Lo spread tra i due titoli si è così posizionato a 170 punti base, dopo il balzo a 177 punti base registrato giovedì, massimo dal 2011.

Perché il rischio Francia alimenta la corsa ai beni rifugio

«Il mercato ha reali preoccupazioni sulla situazione fiscale francese», ha dichiarato Maria Llerena, director of financial research di Domini Impact Investments. A pesare non sono soltanto i conti pubblici: anche il timore che prezzi elevati del petrolio possano frenare la crescita economica sta spingendo i capitali verso asset considerati più sicuri, a tutto vantaggio dei Treasury statunitensi.

Le proteste di piazza, un governo impegnato nel difficile percorso di approvazione del bilancio e l’orizzonte delle elezioni presidenziali della primavera 2027 «complicano ulteriormente le cose», ha aggiunto Llerena.

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Il verdetto di Moody’s e cosa guardare davvero

Nel mirino degli investitori c’è anche la revisione del rating sovrano francese da parte di Moody’s Ratings, attesa per venerdì. L’agenzia assegna attualmente alla Francia un giudizio Aa3 con outlook negativo, «e c’è una probabilità significativa di un downgrade», ha spiegato Jens Naervig Pedersen, director fixed income e forex research di Danske Bank.

Un eventuale taglio del rating, tuttavia, appare già pienamente prezzato dal mercato e non dovrebbe produrre effetti rilevanti sui corsi obbligazionari. L’attenzione si sposta semmai sulle prospettive future del giudizio: «Se Moody’s dovesse collocare la Francia su un outlook stabile, il focus sul rating dovrebbe attenuarsi», ha sottolineato Pedersen.

Implicazioni per investitori e operatori

Il quadro attuale delinea un contesto in cui la divergenza tra curva americana e curva europea continua ad ampliarsi, con conseguenze dirette anche sul mercato valutario: differenziali di rendimento più elevati a favore del dollaro tendono storicamente a sostenere il biglietto verde contro l’euro.

Per gli investitori italiani, il nodo francese merita particolare attenzione: un allargamento dello spread OAT-Bund tende a riflettersi, per effetto contagio, anche sui titoli dei Paesi periferici, BTP inclusi. Monitorare l’evoluzione del rischio sovrano francese significa quindi tenere sotto controllo un fattore che può influenzare direttamente il costo del debito italiano e la performance dei portafogli obbligazionari in euro.