Il quadro generale: il biglietto verde recupera terreno
In una settimana caratterizzata da volumi contenuti e da una direzionalità limitata, il dollaro statunitense mostra un’intonazione prevalentemente costruttiva. A sostenere il biglietto verde concorrono due fattori: il rialzo dei rendimenti dei Treasury e una condizione tecnica di ipervenduto di breve periodo, che ha favorito una fase di ricopertura delle posizioni corte.
Il movimento è particolarmente evidente contro lo yen giapponese, che resta debole nonostante il Vice Governatore della Bank of Japan abbia lasciato intendere di condividere le aspettative di mercato su un rialzo dei tassi già il mese prossimo. Il messaggio operativo è chiaro: al momento il cambio USD/JPY appare guidato molto più dalla dinamica dei tassi americani che da quella dei tassi giapponesi.
Geopolitica: Russia e Cina si sfilano dalle sanzioni sull’Iran
Sul fronte geopolitico, come era prevedibile, Russia e Cina hanno formalmente respinto l’adesione al regime di pressione economica statunitense sull’Iran. Senza la partecipazione delle due potenze, l’iniziativa americana perde gran parte della sua efficacia e assume i contorni di una strategia di disimpegno più che di escalation.
Se Washington sembra fare un passo indietro sul dossier iraniano, alza però il tiro sul fronte commerciale con Ottawa. Il Rappresentante per il Commercio Greer ha minacciato il divieto di importazione per alcune categorie di beni canadesi. Considerando l’asimmetria strutturale tra le due economie – oltre il 70% dell’export canadese è diretto negli Stati Uniti – la tenuta del dollaro canadese è tutt’altro che scontata: la valuta cede circa lo 0,25% sulla settimana, posizionandosi a metà classifica nel G10.
Valute G10: livelli tecnici e scenari operativi
Euro
L’EUR/USD è stato spinto ieri su un minimo di cinque sedute in area 1,1640, ovvero all’incirca il punto mediano del rally avviato dopo l’annuncio del Tesoro USA sul raddoppio del programma di riacquisto di titoli. Oggi la moneta unica non è riuscita a superare 1,1660 e nella mattinata europea ha bucato di alcuni centesimi il minimo precedente.
I riferimenti tecnici da monitorare: la media mobile a 200 giorni in area 1,1635 e il ritracciamento del 61,8% a ridosso di 1,1625. La rottura di questa fascia aprirebbe spazio a un’estensione correttiva più profonda.
Yen giapponese
Il dollaro è rimasto ieri sotto il massimo di martedì (circa JPY 159,50), ma ha comunque registrato la chiusura più alta delle ultime sei sedute, intorno a JPY 159,30. Oggi in Europa il massimo precedente è stato marginalmente superato.
Segnale tecnico rilevante: la media mobile a 5 giorni ha incrociato al rialzo quella a 20 giorni, per la prima volta dall’ultimo intervento valutario di luglio. Il mercato sembra intenzionato a testare la determinazione di Bank of Japan e Tesoro USA, nonostante la crescente consapevolezza che la BoJ possa procedere a due rialzi entro fine anno. Prezzi del petrolio più alti e rendimenti americani in salita offrono la copertura macro a questa strategia. Il massimo post-intervento risale al 18 agosto, poco sotto JPY 159,80.
Sterlina
Il cable ha perso ieri circa lo 0,4%, una delle flessioni giornaliere più ampie dell’ultimo mese, toccando un minimo di cinque sedute appena sotto 1,3585 – quasi il ritracciamento del 61,8% dei guadagni maturati dall’annuncio del Tesoro americano sui buyback obbligazionari. Oggi le perdite si estendono verso 1,3570.
La successiva area di supporto tecnico si colloca tra 1,3335 e 1,3360. Da segnalare la scadenza odierna di opzioni per 840 milioni di sterline a 1,3550, un livello che potrebbe agire da calamita nel breve.
Dollaro canadese
Il loonie resta sotto pressione dall’inizio della drammatica escalation commerciale con Washington. Coerentemente con le correlazioni storiche, l’indebolimento è avvenuto in parallelo all’ampliamento dello sconto dei tassi biennali canadesi rispetto a quelli americani, salito a 128 punti base, il livello più elevato da quasi tre settimane.
L’USD/CAD ha raggiunto quota 1,3895 e oggi si mantiene poco sotto, senza tuttavia aver costruito una struttura di massimo. Prima resistenza sui massimi della settimana scorsa (circa 1,3910), poi la media mobile a 20 giorni (1,3920) e infine l’area 1,3950-1,3960.
Dollaro australiano
L’AUD/USD ha toccato ieri quasi 0,7190, il massimo dal 1° giugno, prima di ripiegare verso 0,7165 su prese di profitto intraday. Proprio lì transita la media mobile a 5 giorni, sotto la quale l’Aussie non chiude da due settimane. La valuta resta ben supportata: i dati sull’inflazione di ieri e la spesa delle famiglie diffusa oggi hanno rafforzato le attese di un nuovo rialzo dei tassi da parte della RBA.
Mercati emergenti: peso, yuan e rupia
Peso messicano
Il dollaro ha oscillato ieri su entrambi i lati del range di martedì contro il peso messicano, chiudendo all’interno dell’intervallo ma con rischi ancora orientati al rialzo. Gli indicatori di momentum segnalano condizioni di ipervenduto dopo cinque settimane consecutive di ribasso del biglietto verde.
Difficile quantificarlo con precisione, ma dopo la rottura nelle relazioni USA-Canada le probabilità che l’USMCA non sopravviva sono inevitabilmente aumentate – un rischio strutturale per il peso. Oggi il cambio si è spinto poco sopra MXN 16,99. Il superamento di 17,00 porterebbe in gioco il massimo della settimana scorsa (appena sotto 17,08), poi la media mobile a 20 giorni (17,10) e l’area 17,1365, ritracciamento del 38,2% delle perdite dal massimo di fine luglio a 17,54.
Yuan cinese
Dopo la chiusura sotto CNH 6,72 di martedì – la prima da tre anni e mezzo – il dollaro ha recuperato terreno assestandosi in area 6,7225. Oggi la fase è di consolidamento attorno a 6,72. Il rafforzamento del biglietto verde ha indotto la PBOC ad alzare il fixing a CNY 6,7840 da CNY 6,7829.
Rupia indiana
La rupia ha ceduto terreno alla riapertura dopo la festività, penalizzata dal rincaro del petrolio – l’India importa oltre l’80% del proprio fabbisogno energetico – e dal dollaro più forte. Il guadagno di martedì (circa 0,35%) era stato il maggiore da quasi un mese. Il cambio, sceso fino a INR 95,39, è rimbalzato oggi a 95,56, con il massimo della settimana scorsa poco sopra 95,76.
Azionario, obbligazionario e materie prime
Equity
Tassi e petrolio in rialzo hanno frenato gli investitori americani alla vigilia della trimestrale di Nvidia. I conti sembrano però aver dato ossigeno a parte del comparto tecnologico in una seduta asiatica contrastata. Da segnalare il +1,5% del Kospi sudcoreano, tra i migliori della regione nonostante i due rialzi consecutivi della banca centrale (tasso base ora al 3%); il won ha reagito solo marginalmente.
In Europa lo Stoxx 600, poco esposto al tech, cede lo 0,4% – che sarebbe la peggiore seduta della settimana. I future sul Nasdaq guadagnano circa l’1%, quelli sull’S&P 500 poco meno della metà.
Reddito fisso
I rendimenti decennali sono saliti ieri di 3-5 punti base sia negli Stati Uniti sia in Europa. Oggi la tendenza prosegue: +1/2 pb in Europa e +2 pb sul Treasury decennale.
Oro, argento e petrolio
Il rally di cinque sedute dell’oro si è interrotto bruscamente con un ribasso dell’1,3%, che ha restituito poco più dei guadagni delle due sedute precedenti. Oggi il metallo giallo scivola su un minimo di quattro giorni, appena sotto 4.579 dollari. Se la gamba rialzista è partita – come per le valute – dall’annuncio sui buyback del Tesoro USA, il primo obiettivo correttivo si colloca in area 4.555 dollari.
L’argento sembra aver incontrato un muro in prossimità di 70 dollari: ieri inside day, ma la struttura appare vulnerabile pur restando dentro il range di martedì (67,45-69,95 dollari).
Il WTI con scadenza ottobre ha recuperato dopo essere scivolato sotto gli 80 dollari – prima volta dal 14 agosto – toccando un massimo di seduta vicino a 83,30 dollari. Oggi resta sopra 80 e gravita attorno a 82 dollari in avvicinamento all’apertura nordamericana. Il massimo della settimana scorsa era quasi 87,70 dollari.
Agenda macroeconomica: i dati che muovono i mercati
Stati Uniti
In calendario il deficit commerciale anticipato sui beni, le scorte al dettaglio e all’ingrosso, i sussidi settimanali di disoccupazione e l’indagine manifatturiera di agosto della Fed di Kansas City.
Attenzione a un aspetto metodologico: a causa dell’anticipo degli ordini per aggirare i dazi lo scorso anno, il miglioramento della bilancia commerciale americana risulta distorto. Nel primo semestre 2026 il deficit complessivo si è attestato a circa 534,8 miliardi di dollari, contro 716,6 miliardi nel primo semestre 2025 e 558 miliardi nello stesso periodo del 2024. Anche le variazioni di prezzo incidono su questi valori nominali.
I dati sulle scorte raramente muovono i mercati, ma alimentano le stime di PIL insieme alla bilancia commerciale reale: nel secondo trimestre le esportazioni nette hanno sottratto circa 1 punto percentuale alla crescita e le scorte 0,7 punti.
Sul fronte occupazionale, i sussidi confermano la resilienza del mercato del lavoro: la media mobile a quattro settimane è scesa per cinque settimane consecutive fino a fine luglio, per poi risalire leggermente a 204.000 a metà agosto. Probabile un ulteriore incremento, dato che il dato sotto quota 200.000 di metà luglio esce dal calcolo.
Canada
Attesa l’indagine occupazionale presso le imprese di giugno, generalmente meno seguita dall’indagine sulle famiglie, più tempestiva. StatCan diffonderà inoltre la stima del saldo delle partite correnti del secondo trimestre, in anticipo sul PIL trimestrale di domani.
Il saldo corrente canadese è in deficit dal secondo trimestre 2022 e potrebbe essere tornato in surplus nel secondo trimestre 2026. Dopo la contrazione del quarto trimestre 2025 (-1,0% annualizzato) e del primo trimestre (-0,1%), l’economia dovrebbe aver recuperato: il consenso Bloomberg indica +3,2% (sondaggio mensile) e +3,4% (sondaggio settimanale). L’escalation commerciale con Washington rischia però di pesare pesantemente nel quarto trimestre.
Messico
In arrivo la bilancia commerciale di luglio, uno dei punti di forza dell’economia messicana: il surplus del primo semestre 2026 è stato di circa 9,86 miliardi di dollari, contro appena 1,43 miliardi nello stesso periodo del 2025. Le esportazioni sono cresciute del 10,7% e le importazioni del 7,7%.
Ieri Banxico ha alzato la stima di crescita 2026 all’1,5% dall’1,1% e limato la proiezione di inflazione per il prossimo anno al 2% dal 2,1%.
Eurozona
L’aggregato monetario M3 è cresciuto del 3,4% su base annua a luglio, dal 3,3% di giugno: il ritmo più rapido da giugno 2025. I prestiti alle famiglie sono saliti del 3,1% annuo (da 3,0%), mentre il credito alle imprese non finanziarie ha accelerato al 4,4% dal 4,0% – segnale di una trasmissione monetaria più distesa e di una domanda di credito in ripresa.
Australia
Dopo l’inflazione più alta delle attese di ieri, oggi è arrivata la conferma che i tassi elevati non stanno frenando i consumi: la spesa delle famiglie è salita dell’1,1% a luglio, contro un consenso Bloomberg di +0,3%, con il dato di giugno rivisto all’1,0% dallo 0,8%. Gli investimenti privati sono inaspettatamente calati nel secondo trimestre (-3,6% contro attese di +0,8%), ma il dato del primo trimestre è stato rivisto al rialzo al 6,9% dal 6,5%.
Il risultato sui mercati è netto: i future scontano ora una probabilità di quasi il 50% di un rialzo il mese prossimo, contro poco più del 10% di fine settimana scorsa. Un rialzo entro fine anno è ormai pienamente prezzato, mentre venerdì scorso la probabilità implicita era di circa il 60%.
Giappone e Cina
Per la prima volta in tre settimane gli investitori giapponesi sono stati venditori netti di obbligazioni estere: 1.980 miliardi di yen, la maggiore liquidazione settimanale dall’inizio di aprile e dall’avvio del nuovo anno fiscale. Vendite anche sull’azionario estero, per quasi 870 miliardi di yen, il dato più elevato da inizio giugno.
In Cina, la crescita dei profitti industriali ha rallentato all’11,2% annuo a luglio dal 15,1% di giugno – terzo mese consecutivo di decelerazione. Il dato aggregato nasconde però una forte divergenza: il comparto high-tech continua a sovraperformare e spiega da solo oltre la metà della crescita registrata da inizio anno.



