Il quadro dei mercati: dollaro sulla difensiva, azionario ancora sotto pressione

Il dollaro statunitense continua a mostrare debolezza contro l’intero paniere delle valute G10, con la sola eccezione del dollaro australiano, che accusa una perdita contenuta. Il yen giapponese guida i guadagni, sia pure di misura, mentre il biglietto verde si mantiene sopra quota 159 yen nella sessione europea.

Il dollaro canadese si mostra solido e testa i massimi della vigilia dopo il rinvio dell’ultimo minuto dei dazi statunitensi, congelati per tre giorni in attesa della prosecuzione dei negoziati. Sul fronte azionario, la correzione del comparto tecnologico americano si è propagata alla maggior parte delle piazze dell’Asia-Pacifico, mentre lo Stoxx 600 europeo prolunga la serie negativa per la sesta seduta consecutiva. I futures sugli indici USA trattano in leggero ribasso.

Il petrolio si rafforza dopo la decisione degli Emirati Arabi Uniti di interrompere le relazioni economiche con l’Iran, una mossa letta da molti operatori come un nuovo salto di qualità nella tensione geopolitica. Il WTI ottobre sale per la quarta seduta consecutiva e chiude in positivo nove delle ultime dieci sessioni.

Dazi USA-Canada: una tregua di tre giorni senza dettagli

Nella giornata di ieri il dollaro si è progressivamente rafforzato contro il dollaro canadese, con gli operatori prudenti di fronte al braccio di ferro dei negoziatori commerciali. Il biglietto verde, che lunedì aveva segnato un minimo di due mesi in area 1,3845 CAD, è risalito fino a 1,3910 CAD. Durante la sessione nordamericana non è stato annunciato alcun accordo definitivo e il premio di rendimento a due anni degli Stati Uniti sul Canada è salito per la prima volta in tre sedute.

La svolta è arrivata con l’annuncio di un rinvio di tre giorni dei dazi. La Casa Bianca parla di un’intesa preliminare raggiunta, mentre il primo ministro canadese Mark Carney ha usato toni più cauti, riconoscendo “progressi importanti” ma sottolineando che resta molto lavoro da fare. I dettagli operativi non sono stati resi pubblici.

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Sul piano tecnico, il dollaro è tornato verso il minimo di ieri (circa 1,3860 CAD). Il minimo di lunedì e la media mobile a 200 giorni si collocano poco sotto 1,3850, mentre il ritracciamento del 61,8% del rally del dollaro dal 1° maggio (circa 1,3550) transita appena sopra 1,3815.

Valute G10: i livelli chiave da monitorare

Euro-dollaro verso la media mobile a 200 giorni

La classica illiquidità estiva ha compresso l’euro in un range di circa 20 pip nella seduta precedente. Il cambio si è comunque avvicinato al minimo di lunedì (circa 1,1565 dollari) senza violarlo, un segnale costruttivo nonostante indicatori di momentum tirati. Gli acquisti sono ripartiti nella sessione asiatica e si sono estesi in Europa, spingendo la moneta unica poco sopra 1,1610 dollari.

Oggi scadono opzioni per 1,7 miliardi di euro con strike a 1,1600, un fattore che tende a calamitare il prezzo. Il massimo di due mesi segnato lunedì è vicino a 1,1615, mentre la media mobile a 200 giorni si trova intorno a 1,1630: il superamento di quest’area rappresenterebbe il primo vero segnale di inversione di tendenza di medio periodo.

Dollaro-yen: quota 160 diventa una soglia psicologica

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Il dollaro ha raggiunto ieri quasi 159,80 yen, il livello più alto dall’intervento sul mercato dei cambi di fine mese scorso. La soglia dei 160 yen assume un peso psicologico crescente, anche perché storicamente rappresenta un’area di attenzione per il Ministero delle Finanze giapponese in ottica di intervento valutario. Oggi il biglietto verde è più pesante e si è avvicinato a 159. Il minimo di lunedì era attorno a 158,85 e, prima dello scorso weekend, la domanda era emersa in area 158,60.

Sterlina sostenuta nonostante il mercato del lavoro debole

La sterlina ha recuperato il terreno perso dopo il deludente rapporto sull’occupazione britannica. Il cambio ha ritestato il minimo di 1,3520 dollari in avvio di seduta nordamericana per poi risalire a 1,3550, fermandosi a pochi centesimi dal massimo asiatico. Oggi il tono è migliore, con un test dell’area 1,3565. Il massimo di due mesi fissato lunedì è appena sopra 1,3570; oltre, il livello di 1,3590 corrisponde al ritracciamento del 61,8% delle perdite accumulate dal massimo dell’anno di fine gennaio (circa 1,3870).

Dollaro australiano il più debole del G10

L’Aussie ha oscillato attorno a 0,7100 dollari in una seduta di scambi ridotti, restando ampiamente all’interno del range di lunedì. Oggi è stato venduto fino a quasi 0,7065, nuovo minimo settimanale. Il massimo di lunedì, poco sotto 0,7130, aveva leggermente superato il ritracciamento del 61,8% delle perdite dal massimo di quattro anni del 6 maggio (circa 0,7280). Solo un ritorno sopra la fascia 0,7090-0,7100 migliorerebbe il quadro tecnico.

Valute emergenti: peso colombiano protagonista

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Peso messicano penalizzato dal risk-off

Il dollaro ha chiuso sopra la media mobile a cinque giorni contro il peso messicano (oggi in area 17,05) per la prima volta dal 27 luglio. Il clima di avversione al rischio – testimoniato dal calo di circa lo 0,6% dell’S&P 500 e da una flessione doppia per il Nasdaq Composite – ha pesato sulla divisa messicana, tradizionalmente sensibile ai flussi di carry trade. In Europa il cambio testa 17,03, con un possibile minimo di breve periodo poco sotto 16,98 e una prima resistenza attorno a 17,09.

Colombia: crescita sopra le attese e ricostruzione post-terremoto

Il peso colombiano, riaperto dopo la festività di lunedì, è stata di gran lunga la valuta più forte al mondo, con un apprezzamento di quasi l’1,3% sul dollaro. Il rally è stato sostenuto da un PIL del secondo trimestre superiore alle attese: +1,3% congiunturale, dopo il +0,6% del primo trimestre.

Il presidente De La Espriella ha citato stime del settore privato che quantificano i danni del terremoto del 10 agosto in circa 30.000 miliardi di pesos (circa 9,6 miliardi di dollari). È stata attivata la prima tranche da 200 milioni di dollari di un prestito della Banca Mondiale per le catastrofi naturali, mentre gli aiuti internazionali hanno finora superato 1,3 miliardi di dollari.

Yuan: fixing aggressivo della PBOC

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Il dollaro ha toccato ieri un massimo di tre giorni contro lo yuan offshore, vicino a 6,7480, senza però superare 6,75, soglia non violata dal 7 agosto. Oggi il cambio si mantiene sopra il minimo di lunedì, in area 6,7375.

Da segnalare il fixing della People’s Bank of China, fissato in modo insolitamente aggressivo a 6,7854 contro 6,7905 della vigilia, un calo dello 0,08% – il più ampio in un mese. Il minimo di circa tre anni e mezzo era stato registrato lunedì a 6,7873. Curiosamente, il consensus Bloomberg indicava un fixing atteso a 6,7432, evidenziando quanto la comunicazione della banca centrale cinese resti difficile da anticipare.

Rupia indiana ancora sotto pressione

La rupia indiana continua a trattare in modo pesante, nonostante le indiscrezioni su continue vendite di dollari da parte della banca centrale. Il biglietto verde è salito oggi a 95,7637, nuovo massimo del mese: un movimento sopra 95,80 aprirebbe la strada a un test della soglia psicologica di 96,00.

Azionario, obbligazionario e materie prime

Borse: sesta seduta negativa in Europa

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Il ribasso di Wall Street ha condizionato la seduta asiatica: tutti i principali mercati regionali hanno chiuso in calo, con la sola eccezione di Hong Kong e Nuova Zelanda. Lo Stoxx 600 prolunga la serie negativa alla sesta seduta consecutiva, mentre i futures su S&P 500 e Nasdaq sono in leggero arretramento.

Tassi: Treasury stabili in attesa dell’asta ventennale

I rendimenti decennali sono in rialzo di 1-2 punti base in Europa, mentre in Asia si è visto un calo guidato dai -5 punti base del benchmark giapponese. Il rendimento del Treasury a 10 anni è praticamente invariato al 4,70%. Oggi il Tesoro americano collocherà 16 miliardi di dollari di titoli a 20 anni, scadenza storicamente più difficile da assorbire per il mercato.

Oro e argento: correzione tecnica e rimbalzo

L’oro ha disegnato una outside down day di segno ribassista, chiudendo sotto il minimo di lunedì. Oggi ha segnato un nuovo minimo marginale poco sotto 4.325 dollari prima di rimbalzare in Europa verso i 4.370 dollari.

L’argento ha superato di poco il massimo di lunedì per poi cedere sotto il relativo minimo (circa 64,55 dollari), avvicinandosi al minimo di venerdì scorso (circa 63,50). Dopo essere scivolato fino a 62,45, il metallo ha recuperato e tratta intorno a 63,40 dollari a metà mattinata europea.

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Petrolio: la rottura con l’Iran spinge il WTI

Il WTI ottobre ha brevemente superato ieri gli 85 dollari per la prima volta dal 24 luglio e oggi si è spinto verso 85,40 dollari sulla notizia che gli Emirati Arabi Uniti stanno interrompendo tutti i legami economici con l’Iran, accusando Teheran di aver lanciato missili balistici contro il proprio territorio. La trendline discendente che unisce il massimo di contratto di metà maggio (91,25) al massimo di luglio (circa 88,05) transita oggi in area 86,85 dollari: un livello chiave per capire se il rally ha ulteriore spazio.

Agenda macro: minute FOMC sotto i riflettori

Stati Uniti: tre dissensi e una comunicazione più stringata

L’appuntamento centrale della giornata sono le minute dell’ultima riunione del FOMC. Va ricordato che tre membri avevano espresso dissenso a favore di un rialzo immediato dei tassi. Il comunicato ufficiale era stato particolarmente sintetico e difficilmente le minute risulteranno molto più informative: pur prima del completamento dei lavori delle task force interne, la Federal Reserve sta già applicando il nuovo stile di comunicazione, più essenziale.

Eurozona: surplus delle partite correnti in aumento

All’inizio del mese l’Eurozona ha comunicato il ritorno in surplus della bilancia commerciale destagionalizzata a giugno, per la prima volta in quattro mesi. Il saldo delle partite correnti viaggia in media a circa 2 miliardi di euro al mese in più rispetto ai primi cinque mesi del 2025. A giugno il surplus è salito a 35,1 miliardi di euro dai 31,2 miliardi di giugno 2025. Nel 2025 il saldo corrente dell’area euro si è attestato intorno all’1,7% del PIL; la BCE, in linea con il FMI, prevede una discesa all’1,3% quest’anno.

Regno Unito: inflazione al 2,9%, la Bank of England resta in gioco

L’indice dei prezzi al consumo britannico ha accelerato a luglio: +0,3% mensile dopo il +0,1% di giugno, con il tasso annuo in salita al 2,9% dal 2,6%. L’inflazione dei servizi – indicatore chiave per la Bank of England – è cresciuta del 3,4% su base annua, in leggero rallentamento dal 3,6% di giugno e ben sotto il picco annuale del 4,5% di marzo. L’inflazione core è rimasta stabile al 2,6%.

Dopo il dato, il mercato degli swap ha ridotto le probabilità di una mossa già il mese prossimo, ma continua a scontare integralmente un rialzo di 25 punti base entro fine anno.

Australia e Giappone: salari e ordini di macchinari

L’indice dei prezzi salariali australiano è cresciuto dello 0,8% nel secondo trimestre, portando il tasso annuo al 3,2%. Il dato del primo trimestre è stato rivisto dal 3,3% al 3,2%, mentre nel quarto trimestre 2025 si attestava al 3,4%: un raffreddamento graduale che riduce le pressioni sui costi per la Reserve Bank of Australia.

In Giappone, dopo il PIL deludente del secondo trimestre, gli ordini core di macchinari hanno avuto un impatto limitato: +9,7% dopo il -12,4% di maggio. I dati di contabilità nazionale avevano mostrato il terzo calo trimestrale annualizzato degli investimenti privati non residenziali negli ultimi quattro trimestri. Il rimbalzo odierno potrebbe portare a una revisione marginalmente migliore, ma la componente investimenti resta un freno per la crescita nipponica.