Trump alza il tono su Pickaxe Mountain: “Non facciano i furbi”
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un nuovo avvertimento a Teheran in merito alle attività rilevate presso un presunto sito nucleare situato a Pickaxe Mountain, il complesso sotterraneo noto in farsi come Kuh-e Kolang Gaz La. Il monito arriva dopo una serie di attacchi reciproci contro navi cisterna nell’area dello Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo più sensibile del mercato petrolifero mondiale.
“Notiamo che c’è un po’ di attività a Pickaxe. Consiglierei all’Iran di non fare i furbi, perché saremmo costretti a colpirli molto duramente”, ha dichiarato Trump mercoledì, intervenendo alla convention repubblicana in vista delle elezioni di metà mandato.
Perché Pickaxe Mountain è considerato un sito strategico
Il complesso si trova nelle vicinanze dell’impianto di arricchimento dell’uranio di Natanz, gravemente danneggiato dai raid dei mesi scorsi. Gli analisti lo considerano uno degli ultimi tasselli ancora funzionanti del programma nucleare iraniano, in quanto la profondità delle gallerie lo renderebbe difficilmente vulnerabile anche alle bombe anti-bunker più potenti.
Un’analisi delle immagini satellitari pubblicata mercoledì dal Center for Strategic and International Studies (CSIS) evidenzia nel 2026 un traffico stradale intorno al sito superiore “a qualsiasi altro momento della sua storia”, accompagnato da un “netto incremento” delle attività di costruzione. Secondo il think tank statunitense, l’attività “si è spostata dallo scavo attivo verso probabili lavori di costruzione interna e un continuo rafforzamento delle strutture esterne”.
Escalation navale nello Stretto di Hormuz
Teheran ha rivendicato mercoledì il lancio di missili balistici contro una base militare statunitense in Giordania e attacchi contro 10 navi nei pressi dello Stretto di Hormuz, il passaggio attraverso cui transita normalmente circa il 20% del petrolio mondiale — un volume nell’ordine dei 17-20 milioni di barili al giorno in condizioni normali.
Nei giorni precedenti, il U.S. Central Command aveva comunicato la distruzione di cinque petroliere iraniane, in risposta ai due attacchi con missili balistici condotti dalle Guardie Rivoluzionarie contro una nave da guerra della U.S. Navy nell’arco di 48 ore.
Il fronte yemenita amplifica il rischio geopolitico
All’escalation marittima si somma l’intensificarsi degli scontri tra Arabia Saudita e i ribelli Houthi sostenuti dall’Iran in Yemen. La combinazione dei due fronti mantiene elevata l’attenzione degli operatori energetici sul rischio di ulteriori interruzioni dell’offerta, in un’area che concentra buona parte della capacità produttiva inutilizzata dell’OPEC.
Petrolio: Brent oltre i 100 dollari, WTI in recupero
I mercati energetici hanno reagito con nuovi rialzi. Giovedì mattina i futures sul Brent con consegna a novembre salivano dello 0,9% a 102,10 dollari al barile, cancellando le perdite iniziali della seduta, mentre il WTI statunitense avanzava dell’1% a 97,01 dollari.
Per gli operatori europei, la quotazione del greggio oltre la soglia psicologica dei 100 dollari ha implicazioni dirette su costi industriali, prezzi alla pompa e attese di inflazione, con possibili ricadute sulle traiettorie di politica monetaria della BCE e della Federal Reserve. Sul fronte valutario, fasi di stress geopolitico di questo tipo tendono a sostenere il dollaro come valuta rifugio, penalizzando le divise dei paesi importatori netti di energia.
Il fattore Cina secondo ING
Gli strategist di ING osservano che i flussi di greggio hanno finora sorpreso in positivo, ma avvertono che il bilancio del mercato potrebbe irrigidirsi in modo più brusco se l’escalation si traducesse in interruzioni effettive delle esportazioni.
“Determinante per lo scenario — e per la capacità di questo movimento di mantenere slancio — è il comportamento degli acquirenti cinesi. Sarà in larga parte questo a stabilire se il rally avrà continuità o si esaurirà”, hanno scritto Warren Patterson ed Ewa Manthey in una nota diffusa giovedì.
Il calendario politico entra nell’equazione
Parlando con i giornalisti, Trump ha affermato di non ritenere probabile una conclusione del conflitto con l’Iran prima delle elezioni di midterm di novembre. “Penso che la guerra finirà immediatamente dopo il voto, perché non possono resistere più a lungo”, ha dichiarato il presidente, aggiungendo che un temporaneo aggravio economico per i consumatori americani sarebbe un prezzo accettabile per impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari.
Per gli investitori, il messaggio è duplice: da un lato il premio per il rischio geopolitico sul petrolio è destinato a restare incorporato nei prezzi almeno fino all’autunno; dall’altro, l’esplicito riferimento al calendario elettorale introduce una variabile politica difficile da modellizzare, che alimenta la volatilità su energia, commodity correlate e asset difensivi come oro e Treasury.
