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Un miliardario alla Casa Bianca. Sembra il nome di un film, soprattutto se si considera che negli ultimi tempi è diventato il paladino dei poveri, ma tant’è: Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Alla sua elezione ha contribuito certo quel pizzico di sana invidia e ammirazione di un tipo di elettore che, analogamente a quanto accaduto in Italia, lo ha votato perché un giorno spera di diventare come lui (un processo di identificazione molto frequente in questi casi). Per capire se questi sentimenti siano ben riposti è bene essere consapevoli di come Donald Trump sia riuscito a diventare quello che oggi è: un imprenditore multimiliardario. 

Donald Trump: gli inizi

Trump non è nato povero, anzi. Viene da una famiglia benestante. Suo padre era il titolare di un piccolo impero immobiliare. Certo, non ha raggiunto mai i livelli del figlio, quindi si può affermare che quest’ultimo, nonostante il boost iniziale, si sia “fatto da solo”, magari solo in parte.

Ad ogni modo, l’azienda di famiglia vendeva e acquistava immobili, anche lussuosi e di grandi dimensioni, nella periferia newyorkese: Brooklyn, Queens e Staten Island. Il “piccolo Donald”, già mentre studiava all’Università (con profitto, alla Wharton School of the University of Pennsylvania), fu cooptato negli affari del padre, che riusciva a gestire nonostante la giovane età in maniera egregia.

Una volta terminati gli studi, però, Donald Trump decise dimettersi in proprio, di cambiare business. Sempre nel settore immobiliare, certo, ma nel segmento degli immobili di fascia altissima. Per questo motivo decise di focalizzarsi su Manhattan, dove a suo dire risiedevano le opportunità per diventare davvero grandi. Il suo primo successo, che gli guadagnò una certa fama anche oltre i confini del mondo immobiliare, fu l’operazione Commodore Hotel. Prese in carico la gestione del famoso albergo, ormai sulla via del fallimento, e lo trasformò nel Gran Hatty Hotel, il punto di riferimento per i miliardi americani e non che vengono in visita nella Grande Mela.

Grazie a questo successo, che gli fruttò una fortuna finanziaria, compì il salto di qualità e fondò la Trump Organization.

Donal Trump: la svolta degli anni Novanta

La vera svolta, non solo economica, avvenne nei primi anni Novanta. In quegli anni Donald Trump affrontò la crisi degli Stati Uniti, che per poco non lo portò al fallimento. Il business del magnate però non solo sopravvisse ma acquisì nuovo slancio. In breve, la Trump Organtization riuscì a espandersi anche oltre gli Stati Uniti, consacrando Donald come uno degli uomini più ricchi del pianeta.

Nei primi anni del nuovo millennio Trump, inoltre, salì alla ribalta televisiva. Il programma The Apprentice lo scelse come conduttore. Il format è noto, dal momento che ha reso ulteriormente famoso Briatore, che condusse la versione italiana. Donald Trump, diventata una star televisiva, si gettò nel mondo della popolarità. Accumulò popolarità, che si sarebbe tornata utile qualche anno dopo.

La fortuna di Trump, come si è visto, deriva principalmente dalla sua capacità imprenditoriale. E’ riuscito, nel momento giusto al posto giusto, a penetrare in un segmento poco sviluppato e ad acquisire quote ingenti, sbaragliando la concorrenza. Come uomo economico, niente da dire: certo si contano fallimenti ma i suoi risultati sono sotto gli occhi di tutti. Come uomo politico, deve dimostrare ancora molto.

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