Chi si avvicina al trading è costretto ad affrontare un contesto molto complesso, reso ancora più complicato dalla diffusione di un approccio che punta quasi esclusivamente sulla tecnica, che si basa sulle pretese di scientificità e che premia la quantità piuttosto che la qualità. Un approccio che complica ancora di più, che rischia pertanto di confondere i meno esperti e fargli perdere il vero senso delle cose. Il segreto, nella vita come nel trading online è semplificare il più possibile. Il miglior modo per semplificare è riconoscere e tenere bene a mente i 3 pilastri che dovrebbero reggere la sua attività di investimenti. Questi tre pilastri sono analisi, tecnica, psicologia. In questo articoli li analizzeremo uno per uno, descrivendo l’approccio più adatto a ciascuno di essi e presentando gli atteggiamenti che sarebbe meglio evitare.

L’analisi nel trading online

I principianti, o per meglio dire coloro che si improvvisano trader, magari perché attratti da un messaggio pubblicitario spinto o peggio falso, credono spesso che il trading online sia lo strumento per fare soldi facili e in fretta. Una convinzione, questa, che rivela un accostamento – nemmeno tanto implicito – tra gioco d’azzardo e trading online. Una convinzione, a scanso di equivoci, falsa. Il trading online è quanto più di diverso possa esserci dal gioco d’azzardo. O meglio, è possibile approcciarsi al trading come se si giocasse una schedina, ma in questo caso la sconfitta sarebbe assicurata. E la sconfitta, nella fattispecie, vuol dire la perdita del capitale.

Immagine Trading Online, i 3 Elementi Cardine: Analisi, Tecnica, Psicologia

Una delle discriminanti tra gioco d’azzardo e trading online risiede nella necessità di analisi. Nel trading online, a differenza del gioco d’azzardo, è una necessità impellente, conclamata, inevitabile. Si studia il mercato e, a partire dalle evidenze raccolte, si investe. Il meccanismo è questo e non ce ne possono essere altri, se si intende guadagnare e non fare la fine dei kamikaze (magari per arricchire inconsapevolmente un broker disonesto).

L’analisi, e nello specifico l’analisi di mercato, è importante perché consente di raggiungere l’obiettivo intermedio di ogni attività di trading. Obiettivo che non è solo intermedio ma propedeutico al successo: la previsione dei movimenti di mercato. Ora, sarebbe meglio per tutti prevedere i prezzi ma la preveggenza una dote che va oltre le capacità umane, sicché, molto banalmente, occorre “ripiegare” sullo studio. L’analisi nel trading online, come nel mondo degli investimenti in generale, consente di utilizzare il presente e il passato per scoprire, parzialmente ma quanto basta, il futuro.

Esistono tre tipologie di analisi: tecnica, fondamentale, del sentiment.

L’analisi tecnica è lo studio dei dati che provengono direttamente dal grafico e la loro rielaborazione attraverso modelli statistici al fine di ricavare segnali. I modelli statistici agiscono per mezzo degli indicatori. L’assioma principale è che il mercato tende a ripetersi, quindi a un medesimo evento seguono medesime conseguenze, o comunque molto simile. Se il prezzo oggi si comporta in una maniera simile a come si è comportato un anno, due anni, dieci anni fa; allora nel futuro prossimo si muoverà come si è mosso – a parità di evento – come un anno, due anni, dieci anni fa.

Gli indicatori, che sono strumenti di elaborazione dei dati grezzi, sono numerosissimi e coinvolgo elementi quali il prezzo, i volumi, i minimi e i massimi e via discorrendo. Ciascuno ha le sue regole e il suo grado di affidabilità, che però varia da sistema a sistema.

E’ facile approcciarsi male all’analisi tecnica. Il consiglio è quello di utilizzare pochi indicatori, e in modo che i risultati di uno possano essere confermati o confutati di un altro. Se più indicatori danno lo stesso segnale, quel segnale è giusto. Non bisogna eccedere, più indicatori non vuol dire più chance di successo, anzi. Il rischio è generare rumore di fondo e confondere falsi segnali con veri segnali.

Il secondo tipo di analisi è quella fondamentale. Qui si cambia completamente registro. I dati non vengono forniti dal grafico ma da tutto ciò che vi al di fuori. Nello specifico, le notizie economiche, politiche e finanche sociali che, in qualche modo, possono influenzare gli investitori e quindi i prezzi. L’analisi fondamentale è difficile da praticare perché, a differenza dell’analisi tecnica, non si poggia sull’utilizzo su indicatori che, in automatico, restituiscono segnali, bensì sulle capacità di interpretazione del singolo trader. Un evento può fornire un segnale ma può anche non darlo, poiché sono molti i fattori che influenzano i prezzi. Per esempio, se una banca centrale rialza i tassi, la moneta si apprezza, ma se contemporaneamente viene pubblicato il dato sul PIL, e questo si rivela deludente, si verifica una spinta ribassista. Chi vince? I trader esperti hanno la risposta, ma solo se sono in grado di valutare in maniera organica ogni singolo elemento, di calarlo nel contesto. Insomma, di interpretarlo.

Il consiglio principale, se volete cimentarvi nell’analisi fondamentale, è non fare di testa propria. Come già anticipato, sono necessarie capacità di interpretazione e queste non si maturano in qualche mese di trading. Il segreto è affidarsi a chi ne sa più di noi, agli esperti e agli analisti che sanno leggere il mercato, l’economia reale e la politica, e che pubblicamente dicono la loro. Le difficoltà ci sono anche in questo caso, dal momento che spesso sono rappresentati di un interesse, perché magari lavorano per un istituto di investimento o per una banca. La buona notizia è che tutti i paper dichiarano la paternità, quindi è più facile filtrare i contenuti sotto la lente dell’obiettività.

Un altro consiglio è studiare bene i market mover, ossia gli eventi che influenzano i prezzi, specifici dell’asset con il quale si sta tradando, in modo da ottimizzare le energie. Se lavoriamo sull’euro-dollaro, è superfluo passare al setaccio le decisioni della Reserve Bank of Australia, ma è meglio focalizzarsi su quelle della BCE e della Fed. Poi, è essenziale comprendere i rapporti di forza tra gli eventi, capire quanto uno è in grado di prevalere sull’altro. Nel breve periodo, l’inflazione, per esempio, influenza la decisione sui tassi di interesse; di contro, la decisione sui tassi di interesse influenza il PIL.

Infine, c’è l’analisi del Sentiment. Il Sentiment è il clima, emotivo piuttosto che razionale, che avviluppa il mercato. E’ l’insieme dei sentimenti di fiducia e di sfiducia che muovono gli investitori. L’assioma della razionalità è falso, o per meglio dire non è sempre vero. Gli investitori possono essere motivati non solo da motivazioni razionali ma semplicemente da sentimenti quali la paura, la speranza, l’euforia. Questi sentimenti generano azioni, e le azioni influenzano i prezzi. Per questo motivo vanno analizzati. Ora, il cuore di ciascuno è territorio inesplorato per il resto del mondo, ma ci sono canali in cui questi sentimenti vengono espressi a parole o con i fatti. Gli investitori parlano, gli investitori comunicano, persino le loro azioni rivelano cosa provano. Il problema è il dove e il come. La diffusione dei social media ha reso più semplici le cose, dal momento che ha donato a ciascun investitore un megafono. In linea di massima non è nemmeno molto difficile intuire, da un tweet piuttosto che da un post su Facebook, il sentiment che c’è dietro. Ma, di nuovo, vi è la necessita di aggregare i dati e rielaborarli.

Il consiglio è lo stesso di quello dato riguardo l’analisi fondamentale. Fatevi guidare da chi ne sa più di voi, o è in possesso di strumenti migliori. Se invece avete a disposizione software di Data Intelligence, allora potete analizzare il Sentiment in prima persona.

La psicologia

Il senso comune, soprattutto quello che appartiene alle persone che non hanno mai approcciato al trading online, assegna al trader di successo precise caratteristiche: intelligenza, freddezza, competenza, coraggio. Insomma, se non è un automa poco ci manca. D’altronde l’immagine è quella prodotta dai tanti film a tema finanza. Peccato che questa è un’immagine falsa, che non corrisponde per nulla alla realtà. Il trader è sempre un uomo, e in quanto un uomo ha un acerrimo nemico: se stesso. Nello specifico, la sua psiche. Per essere ancora più precisi, le sue emozioni.

Per questo motivo la psicologia ricopre un ruolo di grande rilievo nel trading online (come in qualsiasi altra forma di investimento, specie se speculativo). D’altronde, la posta in gioco è sempre alta. Si tratta di denaro, dopotutto. E denaro vuol dire progettualità, serenità, felicità (in barba ai proverbi). Si evince, da questo semplice ragionamento, che il sentimento che più di ogni altro attanaglia il trader è la paura. Quando si parla di psicologia del trading si parla soprattutto di paura. Ora, la paura, questo è risaputo e pacifico, salva la vita a un uomo. In qualsiasi situazione e in ogni tempo. E’ la paura che consente di individuare un pericolo ed evitarlo. La paura è sana, fino a un certo punto. Diventa patologica quando genera, al posto di un fisiologico e utile stress acuto, uno stress cronico, che paralizza e compromette la lucidità.

Quando la paura è paralizzante nuove al trader, e questi deve correre ai ripari. Ci sono varie tecniche, tutte chiaramente difficile da mettere in pratica (ma doverose) per neutralizzare la paura o renderla inoffensiva.

Money Management. Una sapiente gestione del capitale riduce la paura. Per sapiente gestione intendiamo un insieme di tecniche che determina il volume di investimento al fine di raggiungere un obiettivo: evitare che il trader spenda più di quanto si possa permettere, in caso di sconfitta. La certezza di non poter finire sul lastrico è un toccasana, questo è pacifico per tutti.

Non aumentare la propria esposizione, a meno che non sia necessario. Se siete abituati a un certo ritmo, mantenetelo. A un dato ritmo, infatti, corrisponde una data quantità di pressione psicologica. Se aumentate il ritmo aumentate le pressioni e potreste non sostenerle.

Pianificate. Le insidie si nascondono suprattutto nella fase operativa, ossia quando siete fisicamente sul mercato e l’investimento si realizza. Insomma, quando la posizione è aperta. Ora, il segreto è pianificare molto, il più possibile, persino le risposte agli imprevisti. Se si pianifica e si segue pedissequamente il proprio piano, potrete vivere la fase operativa quasi come un osservatore. In breve, non dovrete decidere nulla nel mezzo della tempesta, quando la lucidità è giocoforza compromessa dal senso di pericolo, dallo stress, dalla paura appunto.

Se parliamo di piano di trading e di operatività, però, stiamo già parlando del terzo pilastro, quello della tecnica.

La tecnica

Il trader deve avere un piano di trading. Avere un piano di trading vuol dire stabilire un insieme di azioni che lo orientano in maniera netta nell’attività di trading. Azioni che riguardano l’analisi, la dimensione della posizione, il momento di entrata e di uscita dal mercato, il tutto finalizzato al raggiungimento di obiettivi, meglio se quantificati dal punto di vista monetaria. Detta così è molto facile, ma purtroppo non lo è per niente, per almeno tre motivi.

Non esiste un piano di trading buono per tutti e per tutte le stagioni. Gli obiettivi cambiano da trader a trader, ogni fase del mercato ha caratteristiche tutte sue, ciascun trader ha una sua propensione al rischio. Ciò vuol dire che, per quanto il piano possa essere ben congegnato, per essere utilizzato da altri che non siano il suo creatore, deve essere personalizzato. A meno che, questo è chiaro, non si tratti di un piano basilare. I piani complessi devono essere flessibili, devono piegarsi alla personalità del trader e alle contingenze.

Il piano di trading si scontra spesso con la realtà. Il piano di trading viene redatto sulla scorta delle condizioni che, in quel preciso momento, il mercato offre. Quelle condizioni, purtroppo, possono venire meno ed essere in parte sostituite da altre. Il trader deve quindi redigere il piano prendendo in considerazione, quasi anticipato, il maggior numero di eventi – e imprevisti – possibili, ma inevitabilmente lascerà sempre qualcosa fuori.

Il piano di trading si scontra spesso con la sfera psicologica. Il piano di trading va seguito. Serve a questo: per non improvvisare, soprattutto per non improvvisare durante la fase operativa, quando la pressione psicologica compromette la lucidità. Eppure le pressioni emotive sono così preponderanti da spingere il trader, per paura più che altro, a tradire il suo stesso piano, a non fidarsi più. Fermo restando che, se il piano non funziona, va cambiato. A questa constatazione, però, non si arriva certo dopo uno, due, tre trade. Il trader quindi è letteralmente costretto a maturare un senso di disciplina, ad abituarsi a forzare se stesso.

Ora, non possiamo in questa sede proporre una guida per redigere un piano adatte alle proprie esigenze. Possiamo però presentare un piano molto basilare, che può essere preso a modello per crearne uno più complesso.

Il piano è semplice. Prima di aprire una qualsiasi posizione, anzi prima di fare qualsiasi altra cosa, individuate i minimi e i massimi, sia giornalieri che settimanali. Il minimo giornaliero fungerà da primo supporto, il minimo settimanale fungerà da secondo supporto; il massimo giornaliero fungerà da prima resistenza; il massimo settimanale fungerà da seconda resistenza. Se il trend è ascendente entrare long, ponete gli stop loss sui supporti e il take profit sulle resistenza; se il trend è discendente entrate short, ponete lo stop loss sulle resistenze e il take profit sui supporti.