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Quanti sono i trader vincenti? Secondo alcuni recenti studi, ovviamente non ufficiali ma comunque affidabili, solo il 5% dei trader guadagna “abbastanza”. In questa percentuale, sia chiaro, non sono compresi i ricchi, ma semplicemente chi fa abbastanza soldi da potersi dire autosufficiente. La porzione di chi con il trading si è arricchito per davvero è ancora più bassa.

Questo dato, solo all’apparenza drammatico, fa il paio con uno in grado realmente di fare scalpore: l’85% dei trader, concluso l’anno solare, si ritrova in rosso, ovvero con la sua attività di investimento ci ha solo rimesso.

Come già accennato, il dato del 5% è drammatico solo da un punto di vista superficiale. Prima di tutto, il 5% non può essere considerata come una percentuale bassa, se si considera il tipo di attività. Giusto per fare un esempio, la probabilità di essere ricontattati dopo la candidatura a una offerta di lavoro è mediamente inferiore. Nell’immaginario collettivo, però, il guadagno nel trading è considerato una chimera, o almeno una eventualità molto meno probabile della conquista di un posto di lavoro. Il motivo è semplice: il senso comune sa come superare il collo di bottiglia nella ricerca del lavoro, ma non sa come fare successo nel trading. Eppure, da un certo punto di vista, la risposta è la stessa. Il “come” è presto detto: giungendo preparati al momento cruciale. Chi cerca un lavoro ed è preparato, sa che le sue probabilità sono ben più alte della media. Allo stesso modo, le probabilità di vittoria si alzano per i trader preparati.

Il problema, dunque, non sta tanto nella percentuale, quanto nella questione della preparazione. Infatti, il concetto di preparazione assume nel trading una dimensione particolare. Essere trader preparati, o almeno sufficientemente preparati per guadagnare denaro e conquistare in questo modo l’autosufficienza, vuol dire adottare un certo stile di trading, persino una diversa mentalità. Di seguito, elenchiamo esattamente le azioni da mettere in pratica per dirsi veramente trader preparati e, quindi, avere una probabilità più alta di diventare trader vincenti.

Studiare, studiare e ancora studiare

Lo studio è importante per un trader. Lo sanno tutti, o almeno coloro che stanno per intraprendere o hanno già intrapreso questa strada. D’altronde è impensabile arrivare all’appuntamento con il mercato senza una reale conoscenza dello stesso, delle dinamiche che muovono il prezzo, delle tecniche per prevederlo, delle strategie per proteggere il capitale. Dunque, studio prima  di iniziare a fare trading, possibilmente matto e disperatissimo. Sui libri, sugli ebook, sui forum, sui blog, sulle riviste specializzate… Tutto fa brodo e tutto va preso in considerazione. Tuttavia, non basta.

L’altro tassello del puzzle ha a che vedere con i periodi di studio. Quello pre-trading, infatti, non deve essere l’unico. Occorre studiare anche dopo aver iniziato. Anzi, è fondamentale. Soprattutto, occorre studiare quando si è a un passo dal guadagnare molto, proprio per compiere il salto di qualità. Studiare sempre, per aggiornarsi e per farsi trovare sempre pronti.

D’altronde è una regola che vale nel mondo professionale. Va avanti solo chi impara, chi migliora il suo bagaglio di competenze. Perché non dovrebbe valere anche per il trading?

Fare analisi ma… In un certo modo

Anche qui, all’apparenza, niente di rivoluzionario o che non appartenga al comune sentire. Tutti i trader sanno che bisogna cimentarsi nell’analisi per fare strada nel trading. Quale analisi? Tecnica, fondamentale e del sentiment… E’ ovvio! E’ proprio così: l’analisi tecnica è utile per individuare i movimenti futuri del prezzo attraverso la leva della statistica; l’analisi fondamentale tiene conto dell’influenza del mondo esterno; l’analisi del sentiment è utile per anticipare le mosse del mercato. Anche qui, però, manca un tassello. Infatti, ne manca un quarto, che solo di recente sta salendo alla ribalta: l’analisi istituzionale.

L’analisi istituzionale è quel tipo di analisi che non fa riferimento alla statistica, allo studio dell’ambiente esterno e delle notizie, al sentimento della comunità del trading. E’ quel tipo di analisi che sfrutta una leva molto particolare: ovvero le mosse di grandi trader, delle banche commerciali, dei grandi fondi di investimento etc. Il meccanismo che sta alla base è semplice: gli investitori “grossi” posseggono più informazione dei pesci piccoli, quindi di loro ci si può fidare. Se si stanno muovendo in una direzione, vuol dire che quella direzione è giusta. Come fare a capire il comportamento dei grandi? Ebbene, le informazioni sono riservate fino a un certo punto. Questa categoria di trader, almeno negli Stati Uniti, deve rilasciare settimanalmente un report (COT) che descriva le posizione aperte e chiuse in quel dato periodo. Un documento semi pubblico che può essere utilizzato come fonte di ispirazione anche dal trading più piccoli. Ovviamente, questo tipo di analisi non è facile da fare. Guarda caso, occorre studiare.

Fare money management e risk management

Questo è un consiglio “normale”, ovvero che non offre reali spunti per stupirsi. Anche la necessità di intraprendere azioni di protezione del capitale e controllo del rischio è di patrimonio comunque. Tuttavia, vista l’importanza che ricoprono sia il money management che il risk management, è bene farne menzione in questo articolo.

Il money management è fondamentale perché la prima regola per guadagnare denaro è… Non perdere denaro. Questo è ovvio, ma spesso – soprattutto se si è principianti – il focus è sulla performance del singolo trader. Le tecniche di money management sono abbastanza consolidate e sfociano spesso nella determinazione esatta della migliore posizione possibile (dal punto di vista quantitativo).

Il risk management è altrettanto importante (e correlato con il money) perché consente di mettere “una pezza” a uno dei problemi strutturali del trading: l’incertezza. Grazie al risk management, il trading può stabilire esattamente quanto denaro mettere a repentaglio. L’azione di risk management più frequente, nonché efficace, è il posizionamento dello stop loss. Anche qui siamo di fronte a una tecnica complessa, che richiede tempo e fatica per essere padroneggiata al meglio.

Dare tempo al tempo

Il tempo, appunto. Essa è una variabile fondamentale. Se gestita in maniera intelligente, soprattutto da un punto di vista emotivo e mentale, può rappresentare una risorsa di crescita. Molti trader chiudono la loro carriera semplicemente perché hanno una cognizione del tempo non adeguata. Perdere è normale, quasi fisiologico, nei primi mesi. Persino nei primi anni. Se dopo molti mesi un trader non vede i risultati sperati, ciò non significa che la situazione sia destinata a rimanere sempre la stessa. Anche perché, per quanto l’immaginario collettivo associ al trading concetti quali la frenesia e la rapidità, in vero è una attività che esprime il suo potenziale nel medio lungo periodo.

Ciò spiega, in parte, il perché di quell’85%. Quasi quattro quinti dei trader si ritrovano in perdita alla fine dell’anno perché il numero di trader è aumentato, soprattutto tra i non profani, e per loro perdere è normale, almeno per i primi mesi. Inoltre, molti di quelli che potrebbero svoltare nel giro di poco tempo, sconfortati dalle perdite, si ritirano.

La questione è complessa, anche perché il percorso che porta dalla sconfitta alla vittoria è molto variegato. Quanto tempo serve per diventare trader vincenti, se si intraprende una reale strada di crescita? Oggettivamente, non è possibile fornire numeri uguali per tutti.

Il consiglio è quello di non mollare, rischi patrimoniali a parte. Ovviamente, se avete perso più di quanto possiate sostenere, dateci un taglio.

Dedicare parecchie ore al trading

Il trading part time è realmente una possibilità. Sia chiaro, non preclude le possibilità di successo, anzi. Solo che per mettere in piedi una proficua attività di trading part time sono necessari alcuni accorgimenti controintuitivi, per giunta difficili da mettere in pratica. Occorre, per esempio, organizzare il tempo in modo maniacale. Questo perché il trading richiede costanza, applicazione e… Tempo.

Dunque è più semplice, se il proprio stato patrimoniale lo permette, dedicare il maggior numero possibile di ore al trading. Anche perché è un’attività così complessa da richiedere, solo per una analisi “mattutina”, qualche ora sui grafici, sui siti di notizie etc. A meno che non abbiate intrapreso in maniera scientifica la via del part time, con tutte le “precauzioni” del caso, non potrete fare a meno di dedicare parecchie ore al trading.

Quante ore? In realtà, anche qui non c’è una cifra esatta, oggettiva e valida per tutti. I trader vincenti, però, al netto dell’approccio automatico, fanno praticamente un orario lavorativo. Buona parte del quale, in realtà, trascorso sulle analisi e sui processi di pianificazione.

Adottare la giusta mentalità

Questo punto è davvero complesso e per giunta mastodontico. Si sono sprecati fiumi di inchiostro sul rapporto tra personalità e trading, tra psicologia e trader, tra emozioni e trading. Il rischio, quindi, è di dire cose trite e ritrite. Per esempio, che occorre mantenere assoluta fedeltà rispetto al proprio piano di trading, che occorre approcciarsi all’operatività con le decisioni già prese, in modo da evitare che le emozioni compromettano la lucidità. Si potrebbe menzionare anche l’annosa questione dell’ansia, da “curare” attraverso strumenti concreti, come un money management ancora più rigoroso.

Cosa si può aggiungere di disruptive? Quello che tutti i grandi trader sanno: che è meglio non pensare al denaro. Ciò potrebbe sembrare un paradosso, ma non lo è. Occorre trattare il denaro come una variabile qualsiasi, una variabile da gestire in maniera scientifica con il money management. Il denaro non deve essere una ossessione. Inoltre, non deve essere considerato come l’obiettivo totalizzate. Quello da guardare più vicino, e quindi intermedio, dovrebbe essere semplicemente il miglioramento delle proprie prestazioni. Guardare troppo al denaro è pericoloso perché stimola le emozioni, soprattutto quelle negative: ansa, paura, o peggio euforia ed esaltazione (se per caso si vince). Questa è una tecnica, ovvero quella di guardare all’obiettivo intermedio e non a quello finale, stra-utilizzata in molti contesti, specie se competitivi.

Conclusioni

Dunque, in conclusione, qual è il segreto? A questo punto, non è difficile da individuare. C’è un filo conduttore che lega tutti i punti che abbiamo elencato: la diversità. L’unico modo per sperare di entrare nel club del 5% è comportarsi in  maniera diversa rispetto alla massa. D’altronde, se la massa non guadagna un motivo ci sarà.

Infine, una precisazione. Tutti i consigli che abbiamo dato in questo articolo sono orientativi. Non è detto che, una volta seguiti tutti, il vostro conto lieviterà e sarete diventati trader vincenti. Più che lo spartito, quando si parla di trading, conta l’interprete. Certamente, quanto abbiamo detto finora può essere utile per sapere in che direzione muoversi, a quale modello ispirarsi. Una cosa è certa: faticherete per raggiungere l’obiettivo dell’autosufficienza. Una volta raggiunto, però, sarà bellissimo guardarvi indietro e vedere la strada che avete percorso.

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