Il doppio minimo è un’opportunità per i trader. E tutto parte da un’esigenza pressante, ovvero l’individuazione del corretto punto di entrata nel mercato. E’ una questione di tempismo, certo, ma anche di analisi e comprensione del reale andamento nel mercato.

Per esempio, non è mai semplice individuare il momento giusto per comprare, ovvero quando il prezzo ha toccato un minimo ed è pronto a invertire la tendenza. Tuttavia, la questione può diventare più semplice se l’asset si comporta in un certo modo, se disegna nel grafico una determinata figura.

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Proprio di una figura del genere vogliamo parlare in questo articolo. Nello specifico, ci focalizzeremo sul doppio minimo. Daremo una definizione chiara e concisa, offriremo consigli per riconoscerlo e sfruttarlo a dovere.

Una definizione di doppio minimo

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Insomma, cos’è il doppio minimo? Chi fa trading da un po’ di tempo, e chi pur principiante ha effettuato un percorso di formazione completo e avanzato, conosce già la risposta. Ad ogni modo, la definizione non pone ostacoli alla comprensione, anzi per certi versi è persino intuibile.

Il doppio minimo è una figura che si forma nel grafico. Una figura che prevede un massimo a stretto giro, un minimo, un ritracciamento, un minimo meno profondo, una inversione di tendenza. Sotto il profilo meramente visivo, il doppio minimo assomiglia a una “W” sghemba, con una punta più corta dell’altra.

Perché il doppio minimo è importante? In un certo senso, abbiamo già risposto a questa domanda. Il doppio minimo è importante perché “annuncia” una inversione di tendenza e, allo stesso tempo, rivela il punto più basso prima della risalita, che altro non è che il secondo minimo.

In virtù di queste informazioni, il doppio minimo rappresenta uno strumento allo stesso tempo analitico e operativo. Analitico in quanto informa sul momento che sta vivendo il mercato, ovvero dell’imminenza di un breakout. Operativo in quanto tali informazioni circoscrivono il punto di ingresso ideale.

Grazie al doppio minimo, quindi, il trader può raggiungere l’obiettivo più prezioso e difficile: comprare basso e vendere alto. Insomma, può acquisire un surplus più o meno sostanzioso.

Questo, sia chiaro, non sempre. “In genere”, “di solito” sono le espressioni più adatte. Va ricordato che l’analisi tecnica, come anche l’analisi grafica (che è una branca, una sottocategoria) non sono scienze “dure”, non offrono certezze. Probabilità, però, quello sì. I falsi segnali sono sempre in agguato, pronti a invalidare e a cagionare il fallimento di un trade.

Certo, dipende anche dalle caratteristiche del doppio minimo. Esiste infatti doppio minimo e doppio minimo, e alcuni sono più affidabili di altri. Vale la pena, quindi, descrivere il doppio minimo “perfetto”, quello che, in genere, produce il margine di errore più esiguo.

Ebbene, il doppio minimo ideale si presenta con:

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  • I due minimi che sono molto lontani.
  • Un ritracciamento tra i due minimi nell’ordine del 15-20%
  • Il secondo minimo un po’ meno profondo del primo minimo

Anzi, il doppio minimo veramente “perfetto” ma, c’è da dire, piuttosto raro, vede i due minimi posti a un mese di distanza l’uno dall’altro.

C’è da specificare che di per sé il doppio minimo non è una figura così frequente. In genere la linea di prezzo è o più lineare o più caotica. Questa figura rappresenta un raro punto di equilibrio tra i due estremi. Proprio in virtù della sua rarità è considerata alla stregua della manna dal cielo, quando sembra disegnarsi sul grafico.

Perché i doppi minimi sono importanti e come utilizzarli

La risposta a questa domanda, giunti qui, è facilmente intuibile. Il doppio minimo è importante in quanto offre la possibilità di entrare nel punto più basso, ovvero prima di una inversione di tendenza.

Entrare nel mercato prima di in una inversione di tendenza dal negativo al positivo, ovvero quando il trend discendente diventa ascendente significa garantirsi un certo surplus e quindi un guadagno (la cui entità dipende dall’individuazione del corretto punto di uscita, che è a sua volta complicata).

Dunque, il consiglio è di cogliere l’occasione, quando essa si profila all’orizzonte.

Nel dettaglio, come si utilizzano i doppi minimi. Le alternative sono due.

  • Entrare long nel secondo doppio minimo. In linea teorica, è l’alternativa più redditizia, in quanto permette di incamerare più pips possibili, e di accedere realmente alla prima occasione utile. Sfruttare il doppio minimo, però, significa non aspettare che la figura sia completata, e dunque rischiare che non si completi affatto.
  • Entrare nel pullback, ovvero alla fine dell’ultima correzione, poco prima che il trend si sia stabilizzato. Intercorrendo alla fine della figura, è il momento più “equilibrato”, ovvero quando il margine di errore è minimo. Certo, si perde qualche pips per strada.

Come evitare i falsi segnali

Rimane comunque il problema dei falsi segnali. Ciò che sembra un doppio minimo potrebbe non esserlo. Persino un doppio minimo vero potrebbe portare a un nulla di fatto.

Ebbene, evitare del tutto i falsi segnali (doppio minimo o meno) è praticamente impossibile. Ridurre la loro incidenza, fino a fare in modo che non nuocciano più di tanto è un obiettivo raggiungibile.

Come fare? Nel caso del doppio minimo, già verificare che graficamente la figura rispetti i canoni sarebbe utile. Come regolamento di massima, è bene prendere un accorgimento specifico. Ovvero, utilizzare più indicatori, in modo che uno confermi l’altro. Se un segnale è restituiti da due o più indicatori, ecco che il rischio di fallimento si riduce.

In genere, si dovrebbe utilizzare un indicatore di prezzo e uno di volume. A tal proposito, è bene ricordare che alla fine di un trend i volumi si riducono sempre (o quasi). Per esempio, alla fine di un trend discendente, gli investitori smettono di vendere.

E’ bene ripeterlo: l’analisi tecnica non è una scienza, bensì una disciplina di derivazione statistica. Non ci sono certezze, ma solo probabilità.