Il dato CPI di luglio raffredda le attese di un rialzo dei tassi

L’ultima rilevazione sull’inflazione statunitense, pubblicata mercoledì dal Bureau of Labor Statistics, ha mostrato una dinamica dei prezzi in moderazione su un’ampia gamma di beni e servizi, riducendo la pressione su una stretta monetaria imminente da parte della Federal Reserve.

L’indice dei prezzi al consumo (CPI), uno dei parametri chiave osservati dalla banca centrale americana, è salito dello 0,1% a luglio su base mensile destagionalizzata. Al netto delle componenti più volatili — alimentari ed energia — il cosiddetto core CPI ha registrato un incremento dello 0,2%.

Su base annua, i tassi si sono attestati rispettivamente al 3,4% per l’indice headline e al 2,5% per la componente core. Tutti i valori sono risultati perfettamente allineati alle stime del consensus Dow Jones.

Ancora sopra il target del 2%, ma la traiettoria migliora

Nonostante i livelli restino sensibilmente al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla Fed, la lettura mensile contenuta — in continuità con quella altrettanto moderata di giugno — segnala che l’accelerazione trainata dai prezzi energetici registrata nella prima parte dell’anno si sta progressivamente esaurendo.

Resta tuttavia elevata la volatilità: l’andamento dei prezzi continua a dipendere dall’evoluzione dello scenario geopolitico in Medio Oriente, una variabile che negli ultimi mesi ha condizionato in modo rilevante le materie prime energetiche e, di riflesso, l’intero paniere.

La reazione dei mercati: futures in rialzo, rendimenti in calo

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Immediata la risposta degli operatori. I futures sugli indici azionari statunitensi hanno virato al rialzo subito dopo la pubblicazione, mentre i rendimenti dei Treasury sono scesi lungo tutta la curva.

Sul fronte delle aspettative di politica monetaria, i trader hanno ulteriormente ridimensionato le probabilità di un rialzo dei tassi a settembre, portandole al 42% secondo il FedWatch Tool del CME Group, strumento che elabora le probabilità implicite nei prezzi dei futures sui Fed funds.

Per l’investitore europeo il dato non è neutrale: un allentamento delle attese di stretta monetaria negli Stati Uniti tende a indebolire il dollaro sul mercato forex, con effetti diretti sul cambio EUR/USD e sui flussi verso gli asset denominati in valuta americana.

Le componenti del paniere: dove i prezzi salgono e dove scendono

Energia in ritirata dopo mesi di corsa

I prezzi dei prodotti energetici hanno segnato un ulteriore calo dell’1,5% nel mese, dopo il -5,7% di giugno. Il confronto annuo resta però pesante, con un incremento del 14,7% che riflette i forti rialzi accumulati nei mesi precedenti, compreso il balzo del 10,9% registrato a marzo, subito dopo l’avvio delle ostilità contro l’Iran.

Affitti e alimentari: aumenti contenuti

Sia la componente alimentare sia quella abitativa hanno segnato un incremento dello 0,1% a luglio. I costi dell’abitazione (shelter) sono stati a lungo la voce più rigida del paniere e il principale fattore che ha mantenuto l’inflazione sopra il 2%. Anche con un aumento così modesto, il BLS sottolinea che lo shelter ha spiegato circa due terzi dell’incremento complessivo dell’indice.

Trasporti, auto e sanità

  • Auto nuove: +0,1%
  • Auto e veicoli usati: +0,4%
  • Spesa sanitaria: +0,4%
  • Tariffe aeree: +2,2%, la variazione più marcata del mese

Cosa farà la Federal Reserve

Il FOMC, l’organismo della banca centrale che decide sui tassi, non tornerà a riunirsi prima di settembre: avrà quindi a disposizione un’ulteriore rilevazione sull’inflazione prima di dover assumere una decisione.

«Un’inflazione in linea con le attese mantiene intatta la narrativa del “nessuna necessità di alzare i tassi” che si è affermata dopo il report sull’occupazione della scorsa settimana», ha commentato Ellen Zentner, chief economic strategist di Morgan Stanley Wealth Management. «Ci sarà un altro round di dati prima del FOMC di settembre, quindi il quadro potrebbe ancora cambiare. Ma se quei numeri non racconteranno una storia molto diversa, la Fed sarà probabilmente nelle condizioni di lasciare i tassi invariati il mese prossimo».

Il cambio di scenario nelle ultime settimane

Fino a circa una settimana fa i mercati scontavano un’elevata probabilità di rialzo già nella riunione di settembre. A modificare il quadro sono stati due elementi: le rinnovate preoccupazioni sul mercato del lavoro, dopo la perdita netta di posti di lavoro registrata a luglio, e le oscillazioni del comparto energetico.

Nella riunione di luglio il FOMC aveva votato 9 a 3 per lasciare invariato il tasso di riferimento, con i tre dissenzienti favorevoli a un inasprimento. Oggi i prezzi di mercato indicano una probabilità più consistente di un intervento a ottobre o dicembre.

Perché questo dato conta per gli investitori italiani

Il CPI statunitense rappresenta uno dei market mover più rilevanti del calendario macroeconomico globale. Un’inflazione che rallenta senza sorprese al rialzo riduce il rischio di una stretta aggiuntiva, sostenendo l’equity e le obbligazioni a lunga scadenza.

Per chi opera sul forex o detiene portafogli diversificati, i punti di attenzione nelle prossime settimane restano tre: l’evoluzione del mercato del lavoro USA, il prezzo del petrolio legato alle tensioni mediorientali e il differenziale di politica monetaria tra Federal Reserve e Banca Centrale Europea, che continuerà a guidare la direzione del cambio euro-dollaro.