Una nuova fase per la Federal Reserve: Kevin Warsh alla guida
I mercati dei capitali si muovono oggi con scambi contenuti, in attesa dell’evento clou della giornata: l’esito della riunione del FOMC che Kevin Warsh presiederà per la prima volta. Considerate le sue critiche passate alla banca centrale e le sue dichiarazioni, non è da escludere che il nuovo presidente decida di non partecipare al Summary of Economic Projections, lo schema di proiezioni economiche che ha più volte messo in discussione.
Nel corso della conferenza stampa, Warsh potrebbe anticipare alcune iniziative allo studio. Tra gli operatori si fa strada la convinzione che, dopo un lungo periodo di continuità sotto le presidenze di Bernanke, Yellen e Powell, stia per aprirsi un nuovo capitolo nella storia della Federal Reserve. L’attenzione del mercato sarà tutta concentrata sul tono e sui segnali del neopresidente.
Il quadro valutario: dollaro in rafforzamento, ma con eccezioni
Il dollaro mostra oggi una generale solidità, con due eccezioni rilevanti: il franco svizzero e lo yen giapponese, che si muovono controtendenza. Tra le valute del G10, solo il dollaro neozelandese risulta più debole del biglietto verde.
Euro
Pur essendo rimasto confinato nel range del giorno precedente, l’euro ha registrato la chiusura più alta da inizio giugno, leggermente sopra 1,1605 dollari. Il livello di 1,1615, sfiorato negli ultimi due giorni in fase intraday, corrisponde al ritracciamento del 61,8% del calo iniziato dal massimo di fine maggio (~1,1685). Oggi la moneta unica scambia con tono più debole, scivolando sotto quota 1,16 in Europa. Il primo supporto si individua a 1,1590, mentre la resistenza resta nell’area 1,1640-1,1650.
Yen giapponese
Poiché il rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan era ampiamente scontato, non ci si attendeva un impatto significativo sulla valuta. In una seduta di scambi contenuti, lo yen resta all’interno del range della giornata precedente. Il dollaro si è mantenuto sopra quota 160 yen, chiudendo poco sotto JPY160,50, con un massimo settimanale vicino a JPY160,60.
Sterlina
La sterlina ha tenuto sopra 1,3390 dollari nella sessione asiatica, fissando poi un massimo vicino a 1,3445 a metà giornata a New York. Per ottenere un segnale rilevante, dovrà superare la resistenza intorno a 1,3485, ma per la prima volta in tre settimane ha chiuso sopra la media mobile a 20 giorni. Oggi gli scambi restano in un range stretto (1,3410-1,3435). Il CPI britannico più debole del previsto (+0,2% contro +0,4% atteso) ha alimentato un rally dei Gilt che non ha però convinto gli operatori sulla sterlina.
Dollaro canadese
Il dollaro USA ha tentato un nuovo attacco al massimo annuale contro la valuta canadese (~CAD1,4025), restando però poco sotto. Ha comunque registrato la chiusura più alta da inizio dicembre, muovendosi in un range ridotto intorno a CAD1,40. L’avanzata del 3,5% dal minimo di inizio maggio (~CAD1,3550) appare ormai distesa: si cerca un segnale di formazione di un top.
Dollaro australiano
Il dollaro australiano ha scambiato con calma, restando entro il range precedente. È in monitoraggio una possibile figura di testa e spalle ribassista: nonostante il momentum al ribasso si sia fermato la scorsa settimana, l’Aussie non è tornato sopra la neckline collocata nell’area 0,7080-0,7100.
Le valute dei mercati emergenti
Peso messicano
Il peso messicano ha guadagnato terreno contro il dollaro per la settima seduta consecutiva, il rally più lungo dallo scorso settembre, con un apprezzamento complessivo di circa l’1,5%. Tuttavia il momentum ribassista sembra essersi fermato nell’area MXN17,15-16. Un movimento sopra MXN17,2750 potrebbe segnalare la formazione di un minimo di breve periodo.
Yuan cinese
Lo yuan offshore ha toccato oggi un nuovo massimo triennale, con il dollaro venduto fino a CNH6,7540. Da inizio anno lo yuan offshore è salito di circa il 3,25% e quello onshore di poco più del 3,4%, la migliore performance dell’area: a parte il dollaro di Singapore, le altre valute asiatiche hanno perso terreno. La PBOC ha fissato il tasso di riferimento a CNY6,8096.
Rupia indiana
Il dollaro ha aperto in gap ribassista contro la rupia indiana, consolidando poi nel range. La tenuta del livello chiave attorno a INR94,9475 sarà determinante: una chiusura superiore avrebbe valenza rialzista, mentre ulteriori vendite potrebbero portare a un test del minimo del mese precedente vicino a INR94,07. Oggi il dollaro è stato venduto fino a un minimo di sei settimane (~INR94,29), per poi chiudere vicino a INR94,5325.
Azioni, obbligazioni e materie prime
Mercati azionari
Le prese di profitto sui titoli tecnologici statunitensi hanno spinto il Nasdaq in calo di poco più dell’1,1%, interrompendo un rally vicino al 6%. L’S&P 500 ha perso circa lo 0,60%. La maggior parte delle borse asiatiche ha però ignorato il movimento, con il CSI 300 cinese in rialzo di quasi l’1%. Lo Stoxx 600 europeo prolunga l’avanzata per la quinta seduta consecutiva, mentre nei futures il Nasdaq guadagna circa lo 0,5%.
Obbligazioni
Il calo dei prezzi del petrolio ha sostenuto i bond europei e nordamericani, con i rendimenti decennali in flessione di 2-4 punti base. Il rendimento del Treasury decennale USA è sceso vicino al 4,44%, di fatto stabile da fine aprile, favorendo una solida accoglienza all’asta di titoli ventennali da 13 miliardi di dollari. I mercati asiatici hanno recuperato terreno con cali di 4-7 punti base.
Oro e argento
L’oro ha recuperato dal test dei 4.000 dollari, avvicinandosi a 4.370 dollari prima di consolidare. La resistenza vicina è nella fascia 4.375-4.405 dollari. L’argento ha toccato un minimo vicino a 61,60 dollari la scorsa settimana, raggiungendo poi circa 71,30 dollari.
Petrolio
Il WTI ha subito un brusco calo in Nord America sulla scia delle notizie relative a un memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran che eliminerebbe le sanzioni sul greggio iraniano. Il contratto è stato venduto fino a un nuovo minimo trimestrale vicino a 75,50 dollari, per poi recuperare. L’area dei 74,35 dollari corrisponde al ritracciamento del 61,8% del rally annuale, mentre la media mobile a 200 giorni si colloca vicino a 71,20.
I dati macroeconomici in evidenza
Stati Uniti: consumi resilienti
Nonostante l’elevato stress sul debito delle famiglie e il calo del risparmio, gli americani continuano a spendere. La previsione mediana di Bloomberg indica vendite al dettaglio in crescita dello 0,5% a maggio, in linea con aprile. Nei primi quattro mesi dell’anno, le vendite sono cresciute in media dello 0,8% al mese. Il dato è gonfiato dall’aumento dei prezzi, ma i consumi reali sono comunque saliti in media dello 0,2% mensile fino ad aprile.
Tutta l’attenzione resta però sull’esito della riunione del FOMC — la prima per Warsh come presidente — e sul Summary of Economic Projections, strumento di cui è notoriamente critico. Difficilmente la Fed modificherà la politica monetaria, e il comunicato potrebbe essere formulato per evitare i tre dissensi emersi sul bias nella riunione di aprile.
Regno Unito: inflazione sotto le attese
In vista della riunione della Bank of England, dalla quale ci si attende un nulla di fatto, il CPI di maggio ha mostrato un aumento dello 0,2%, pari alla metà della previsione mediana, mantenendo il tasso annuo stabile al 2,8%. I prezzi core sono saliti del 2,6% su base annua, mentre i prezzi dei servizi hanno accelerato al 3,7% dal 3,2%. La divergenza tra prezzi alla produzione in input (+8,7% annuo) e output (+4,0%) segnala rischi sui margini aziendali.
Giappone: bilancia commerciale in deterioramento
Come di consueto, la bilancia commerciale giapponese si è deteriorata a maggio (come avvenuto in 18 degli ultimi 20 anni), con un deficit di circa 379 miliardi di yen, il primo dato negativo da gennaio. Da inizio anno il disavanzo si attesta intorno ai 577 miliardi di yen, contro un deficit di quasi 2.000 miliardi nei primi cinque mesi dell’anno precedente. Positivo invece il dato sugli ordini di macchinari core, balzati dell’8,7% ad aprile dopo il crollo del 9,4% di marzo.

