Con i tassi destinati a rimanere invariati questa settimana su entrambe le sponde dell’Atlantico, gli investitori si interrogano su quale sarà il vero motore della prossima mossa: un’inflazione persistente, mercati del lavoro più deboli oppure un cambio radicale nelle strategie delle banche centrali.
Federal Reserve: conta più il messaggio che la decisione
La Federal Reserve dovrebbe lasciare i tassi di interesse invariati nella riunione che si conclude oggi, 17 giugno – la prima presieduta da Kevin Warsh. Tuttavia, per i mercati lo sviluppo più rilevante potrebbe non riguardare ciò che i policymaker decideranno di fare, ma piuttosto ciò che potrebbero scegliere di smettere di dire.
Per mesi, il Federal Open Market Committee ha mantenuto un linguaggio che lasciava implicitamente intendere come la prossima mossa sui tassi sarebbe stata al ribasso. Come ho commentato per Bloomberg, questo orientamento accomodante appare oggi sempre più difficile da giustificare. L’inflazione ha accelerato, le condizioni del mercato del lavoro restano solide e gli investitori hanno progressivamente rivisto le proprie aspettative. Rimuovere quel bias significherebbe semplicemente formalizzare ciò che i mercati hanno già accettato: la prossima mossa, secondo l’analisi attuale, non è più chiaramente un taglio dei tassi.
Le proiezioni economiche aggiornate
Il nuovo Summary of Economic Projections dovrebbe rafforzare questo cambiamento. I policymaker potrebbero spostare i tagli previsti più avanti nel tempo, potenzialmente verso il 2027, riflettendo un consenso crescente sul fatto che i rischi inflazionistici restino su livelli scomodamente elevati. Alcuni membri del board potrebbero persino segnalare la possibilità di rialzi.
Tuttavia, gli investitori che si aspettano una svolta apertamente hawkish potrebbero comunque restare delusi. I mercati hanno oscillato drasticamente: dal prezzare un allentamento aggressivo fino a scontare un possibile rialzo già tra settembre e ottobre. I mercati dei futures e delle opzioni sui federal funds suggeriscono che gli investitori attribuiscano ancora una probabilità significativa a tassi più alti entro fine anno. Ma con i prezzi dell’energia in calo e le elezioni di midterm in avvicinamento, la soglia per un rialzo pre-elettorale rimane eccezionalmente elevata.
La sfida della Federal Reserve è che inflazione e politica spingono in direzioni opposte. I prezzi al consumo sono cresciuti bruscamente, generando pressioni verso una linea più rigida. Allo stesso tempo, i policymaker sono ben consapevoli dell’attenzione che qualsiasi rialzo attirerebbe da parte della Casa Bianca. Per ora, mantenere i tassi fermi consente a Warsh di guadagnare tempo.
Inizia l’era Warsh
Guardando oltre questa riunione, una caratteristica distintiva della Fed targata Warsh potrebbe essere la sua politica di comunicazione.
Warsh ha ripetutamente manifestato la volontà di riformare il modo in cui la banca centrale trasmette i propri messaggi, riducendo il ricorso alla forward guidance esplicita e rivedendo il formato del Summary of Economic Projections. Gli investitori potrebbero doversi preparare a una Federal Reserve meno prevedibile nella comunicazione, ma con maggiore flessibilità nelle scelte di politica monetaria.
Questo cambiamento potrebbe rivelarsi tutt’altro che marginale. Da gennaio, diversi policymaker hanno spinto per eliminare il linguaggio che lasciava presagire futuri tagli, e i disaccordi sulla comunicazione sono diventati sempre più evidenti. Sotto Warsh, i mercati potrebbero ricevere meno segnali sulla direzione dei tassi e una maggiore enfasi sui dati in arrivo e sulla discrezionalità della politica monetaria.
L’attenzione del mercato obbligazionario
Il mercato dei bond osserverà con grande attenzione. Le preoccupazioni circa l’impegno di Warsh verso il mandato sull’inflazione della Federal Reserve potrebbero essersi attenuate dalla sua nomina, ma certamente non sono scomparse (Figura 1). Mantenere la fiducia degli investitori sarà fondamentale.
Qualsiasi percezione di un indebolimento della credibilità anti-inflazione della banca centrale potrebbe rapidamente tradursi in premi al rischio più elevati e condizioni finanziarie più restrittive – con la domanda aperta se il Warsh “falco” del suo precedente mandato alla Fed riemergerà. Allo stesso tempo, qualora Warsh deludesse sulle aspettative dovish e adottasse oggi un tono più centrista o restrittivo, i mercati potrebbero reagire prezzando condizioni finanziarie più rigide.
Figura 1. Crede che il Presidente Kevin Warsh sarà impegnato a raggiungere l’obiettivo di inflazione del 2% della Fed?
% di intervistati nel sondaggio Bloomberg, marzo e giugno 2026
Fonte: sondaggio Bloomberg News condotto tra il 5 e il 10 giugno 2026.
Inflazione oggi, politica più accomodante domani?
Le prospettive di medio termine restano più sfumate di quanto i dati attuali sull’inflazione possano suggerire.
Mentre l’inflazione statunitense ha accelerato – raggiungendo il 4,2% per il CPI headline e il 2,9% per il core lo scorso mese – il contesto geopolitico è diventato disinflazionistico. L’accordo di pace provvisorio tra Stati Uniti e Iran e la graduale riapertura dello Stretto di Hormuz dovrebbero contribuire a invertire parte del recente shock sui prezzi energetici.
I policymaker affrontano quindi un dilemma: i rischi inflazionistici attuali superano quelli per il mercato del lavoro e sconsigliano riduzioni dei tassi, ma il miglioramento delle condizioni energetiche globali invita a non reagire in modo eccessivo a pressioni sui prezzi temporanee. Il risultato è una Federal Reserve che, nel breve periodo, potrebbe restare in attesa più a lungo.
In ultima analisi, la domanda chiave per gli investitori potrebbe non essere se la prossima mossa sarà un rialzo o un taglio, bensì se una Fed guidata da Warsh definirà la stabilità dei prezzi in modo diverso rispetto ai suoi predecessori. Con il Presidente Donald Trump che continua a chiedere pubblicamente tassi più bassi, i mercati passeranno i prossimi mesi a capire se a cambiare sia il framework – oppure soltanto la retorica.
Bank of England: occhi puntati sulla spaccatura del voto
Anche la Bank of England dovrebbe lasciare i tassi invariati nella riunione di giovedì, ma gli investitori potrebbero trovare la ripartizione dei voti più significativa della decisione stessa.
L’inflazione nel Regno Unito è rimasta sorprendentemente stabile a maggio, al 2,8% su base annua, sebbene l’inflazione dei servizi e dei prezzi alla produzione sia ulteriormente salita da livelli già elevati. Questa combinazione costringe i policymaker a bilanciare pressioni persistenti sui prezzi con un’economia britannica che ha perso slancio. Le condizioni del mercato del lavoro restano deboli, la crescita salariale si è attenuata e gli indicatori di attività più ampi rimangono fiacchi.
Il voto che fa la differenza
La domanda cruciale è se altri membri del Monetary Policy Committee si uniranno al capo economista Huw Pill nel votare per un rialzo. La membro esterna Megan Greene ha recentemente suggerito che potrebbero esserci ragioni per una politica più restrittiva, rendendo il suo voto particolarmente indicativo.
Se Pill dovesse raccogliere consensi, i mercati potrebbero interpretarlo come un segnale di crescente preoccupazione della Banca per la persistenza dell’inflazione. Se invece restasse isolato, ciò suggerirebbe che la Banca non è convinta della necessità di alcun inasprimento in risposta al conflitto iraniano.
Una soglia più alta per futuri inasprimenti
Guardando oltre questa settimana, un eventuale rialzo dei tassi non può essere escluso. Tuttavia, gli investitori potrebbero ancora sopravvalutare quanto la Banca sarebbe disposta a spingersi qualora decidesse di agire.
L’economia del Regno Unito resta fragile e diverse forze disinflazionistiche stanno emergendo. Prezzi energetici più bassi, pressioni salariali in calo e intenzioni di prezzo più moderate da parte delle imprese indicano prospettive inflazionistiche più favorevoli di quanto si temesse mesi fa. I prezzi del gas hanno evitato i movimenti esplosivi visti nelle crisi precedenti, riducendo il rischio di un nuovo penalizzante aumento del price cap energetico.
I prezzi del petrolio si attestano oggi al di sotto delle ipotesi incorporate nei tre scenari delineati dalla Banca ad aprile, e l’inflazione dovrebbe raggiungere il picco persino sotto il livello del 3,6% stimato dalla Banca nel suo scenario più ottimistico.
Anche le considerazioni politiche potrebbero incoraggiare la prudenza. Qualsiasi nuova instabilità all’interno del governo laburista potrebbe inasprire le condizioni finanziarie attraverso i mercati dei gilt, senza alcun intervento della Banca stessa.
Cosa guardare davvero questa settimana
Per ora, sia la Federal Reserve sia la Bank of England appaiono soddisfatte di mantenere invariata la propria politica monetaria. La differenza è che la Fed sta entrando in un nuovo regime di comunicazione, mentre la Banca resta concentrata sul bilanciamento tra rischi inflazionistici e debolezza economica.
In entrambi i casi, gli investitori dovrebbero prestare meno attenzione alla decisione sui tassi in sé questa settimana e più attenzione ai segnali che la accompagnano.
Dennis Y. Shen è un macroeconomista ed ex Presidente del Macroeconomic Council di un’agenzia di rating europea. È docente presso l’International School of Management (Germania) e membro del Consiglio di Sorveglianza di Visioneers gGmbH. Collabora regolarmente con la London School of Economics.


