L’oro resta in attesa del primo verdetto Fed targato Warsh

L’oro spot scambia mercoledì intorno ai 4.346 dollari, con un leggero progresso di seduta ma con acquisti improntati alla prudenza. Il metallo prezioso ha recuperato quasi l’8% dal minimo a sei mesi della scorsa settimana, ma nessuno sembra disposto a spingerlo più in alto prima di ascoltare le parole di Kevin Warsh nel pomeriggio.

Si tratta della sua prima riunione di politica monetaria nel ruolo di Presidente della Federal Reserve, e gli operatori del mercato dell’oro stanno trattando questa conferenza stampa come l’evento più rilevante dall’inizio dell’attuale ciclo dei tassi.

Tassi fermi, ma è il dot plot a contare

I tassi restano nell’intervallo 3,50%-3,75%, ma questo dettaglio interessa a pochi. La vera incognita è il dot plot, ovvero il grafico delle proiezioni dei membri del comitato. Se Warsh dovesse svuotarlo di significato o rinunciare a presentare le proprie stime, l’oro potrebbe reagire ancor prima che la conferenza stampa giunga a metà.

Il rimbalzo dell’8% dai minimi della scorsa settimana è partito quando l’accordo con l’Iran ha fatto crollare il petrolio greggio. La sua prosecuzione dipenderà ora da ciò che Warsh dirà sull’inflazione.

La conferenza stampa di Warsh è il vero catalizzatore

Come ha osservato James Demmert di Main Street Research, la riunione del FOMC di mercoledì è probabilmente la più importante degli ultimi tempi, poiché gli investitori dovranno ora abituarsi allo stile comunicativo del nuovo Presidente della Fed: un vero e proprio periodo di adattamento per i mercati.

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Warsh non è Powell. Il mercato ha impiegato un decennio per imparare a interpretare le parole di un Presidente della Fed e ora deve ricominciare da zero. È proprio questo processo di assestamento a tenere l’oro confinato in un range stretto, anziché lasciarlo correre.

Un tono che potrebbe restare ambiguo

Lo strateghista di ING Michiel Tukker ha scritto che, sebbene il comunicato ufficiale dovrebbe assumere toni più restrittivi, Warsh potrebbe voler comunicare la propria visione più accomodante, pur senza renderla esplicita.

Questo scenario appare il più probabile. Il comunicato del comitato tenderà verso posizioni hawkish perché l’inflazione resta sopra il 2%. Poi, al podio, Warsh comincerà a parlare di produttività trainata dall’intelligenza artificiale e dell’importanza di lasciar parlare i dati.

Gli operatori sull’oro interpreterebbero queste parole come uno spiraglio per futuri tagli dei tassi, anche senza che il termine venga mai pronunciato esplicitamente. In tal caso, la media mobile a 200 giorni a 4.457,94 dollari diventerebbe l’obiettivo immediato. Il rovescio della medaglia sarebbe un Warsh inaspettatamente restrittivo, capace di far evaporare rapidamente il rimbalzo.

I Treasury attendono la stessa risposta

Il rendimento del Treasury decennale oscilla intorno al 4,435%, mentre quello a due anni si attesta poco sopra il 4,06%. Entrambi appaiono piatti: anche il mercato obbligazionario non mostra convinzioni prima dell’intervento di Warsh, e l’oro segue la direzione dei rendimenti.

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Rendimenti stabili stanno mantenendo il metallo in equilibrio all’interno di questo range compresso, ma tale equilibrio si romperà nel momento in cui Warsh propenderà per una direzione. L’oro ha scambiato in correlazione inversa con le aspettative sui tassi reali per tutto l’anno, e il pomeriggio di mercoledì sarà il momento in cui tali aspettative verranno riprezzate.

L’accordo con l’Iran passa dal petrolio e il petrolio passa dall’oro

Il quadro di pace tra Stati Uniti e Iran è la ragione per cui l’oro si trova oggi l’8% sopra il proprio minimo. L’intesa ha fatto crollare il greggio nell’arco di due sedute, allentando la pressione inflazionistica che aveva spinto al rialzo le aspettative sui tassi.

Per l’oro, la catena logica è chiara: petrolio più basso significa minori aspettative di inflazione, che a loro volta riducono i motivi per cui la Fed dovrebbe mantenere una politica restrittiva.

Un rischio geopolitico ancora aperto

Il Presidente Trump ha però chiarito questa settimana che l’accordo non è ancora definitivo e che un’azione militare resta possibile qualora i negoziati non andassero a buon fine. Il mercato sta scambiando come se l’intesa reggesse, ma se il dialogo dovesse incrinarsi, il greggio risalirebbe, le aspettative di inflazione si reimposterebbero e l’oro restituirebbe il proprio rimbalzo.

Si tratta di un rischio concreto, ma al momento gli operatori non si stanno posizionando per affrontarlo: scommettono sulla chiusura dell’accordo e su un Warsh disposto a lasciar guidare i dati.

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Analisi tecnica dell’oro spot (XAUUSD)

L’oro spot avanza con cautela mercoledì, mentre i trader cercano di consolidare il gap rialzista di lunedì, che si è arrestato a 4.369,66 dollari. Il superamento di questo livello non invertirebbe il trend, ma segnalerebbe la disponibilità degli operatori attivi ad assorbire le offerte e acquistare sulla forza, anche in un mercato già quasi l’8% più alto rispetto a una settimana fa.

Trend ancora ribassista, ma la 200 giorni nel mirino

Il trend resta ribassista secondo due parametri: le medie mobili e il grafico swing. Il rally attuale mostra che i trader puntano alla media mobile a 200 giorni a 4.457,94 dollari. L’esperienza insegna che l’oro non deve necessariamente sfondare con forza tale livello per spostare il momentum al rialzo: è sufficiente recuperarlo e costruire una base di supporto stabile. Il resto lo farà il tempo.

I livelli chiave verso l’alto

Superare in modo deciso la media mobile a 50 giorni a 4.565,35 dollari è tutt’altra storia: una mossa simile genererebbe probabilmente quel momentum rialzista che gli speculatori desiderano, attirando capitali ingenti e veloci. Tuttavia, lo stesso movimento potrebbe esaurirsi rapidamente, dati i forti ostacoli rappresentati dalla zona di ritracciamento di lungo periodo tra 4.541,88 e 4.744,34 dollari e dal massimo swing principale a 4.891,54 dollari.

Lo scenario di un ritracciamento

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Se l’attuale ricopertura di posizioni short dovesse esaurirsi, è plausibile un ritracciamento almeno verso 4.196,76 dollari. Il primo rimbalzo da un minimo importante è tipicamente solo short-covering: in altre parole, nulla viene realmente aggiunto, ma qualcosa viene tolto. Un ritracciamento verso 4.196,76 dollari offrirebbe ai rialzisti l’opportunità di acquistare al proprio prezzo: un autentico dip buying.

In sostanza, il mercato sta chiedendo ai trader di scegliere: inseguire i prezzi oltre 4.369,66 dollari oppure attendere passivamente di posizionarsi a un livello più favorevole.

Cosa monitorare nelle prossime ore

La conferenza stampa di Warsh deciderà la prossima mossa dell’oro. Il rally dell’8% dal minimo a sei mesi è frutto di short-covering e necessita di un motivo per trasformarsi in qualcosa di più strutturale.

Un Warsh paziente, che parli di produttività e dipendenza dai dati, darebbe agli acquirenti la fiducia per superare 4.369,66 dollari e puntare alla 200 giorni a 4.457,94 dollari. Un Warsh restrittivo, focalizzato su un’inflazione persistente, riporterebbe il rally verso 4.196,76 dollari, dove attendono i veri compratori sui ribassi.

L’accordo con l’Iran resta il driver di fondo: finché il greggio rimarrà basso e l’intesa reggerà, l’argomento inflazionistico che ha penalizzato l’oro la scorsa settimana continuerà a perdere forza. Se l’accordo dovesse saltare, lo scenario cambierebbe da un giorno all’altro. Per ora, però, il mercato scambia come se l’intesa fosse cosa fatta, e Warsh è il catalizzatore di breve termine. L’oro è compresso e il breakout inizia questo pomeriggio.